Parola di Febbraio

Parola di vita
marzo 2015

Parola di Aprile

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«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce, e mi segua!
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(Mc 8,34)

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Durante il suo viaggio, a nord della Galilea, nei villaggi attorno alla città di Cesarea di Filippo, Gesù domanda ai suoi Discepoli cosa pensano di lui! Pietro, a nome di tutti, confessa che egli è il Cristo, il Messia, atteso da secoli... A scanso di equivoci, Gesù spiega, chiaramente, come intende attuare la propria Missione! Libererà, sì, il suo Popolo, ma in maniera inaspettata, pagando di persona: dovrà molto soffrire, essere riprovato, venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare! Pietro non accetta questa visione del Messia – se lo immaginava, come tanti altri, al suo tempo, come una persona, che avrebbe agito, con potenza, e forza, sconfiggendo i Romani, e mettendo la nazione di Israele al suo posto giusto, nel mondo – , e rimprovera Gesù, che lo ammonisce, a sua volta: «Tu non pensi, secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (cfr. “Mc 8,31-33”).

Gesù si rimette in cammino, questa volta verso Gerusalemme, dove si compirà il suo destino, di morte, e Risurrezione... Ora, che i suoi Discepoli sanno che andrà a morire, vorranno ancora seguirlo? Le condizioni, che Gesù richiede, sono chiare, ed esigenti! Convoca la folla, e i suoi Discepoli, attorno a sé, e dice loro...

“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua!”.

Erano rimasti affascinati, da lui, il Maestro, quando era passato sulle rive del lago, mentre gettavano le reti per la pesca, o al banco delle imposte... Senza esitazione, avevano abbandonato barche, reti, banco, padre, casa, famiglia, per corrergli dietro! Lo avevano visto compiere miracoli, e ne avevano ascoltato le parole di sapienza... Fino a quel momento, lo avevano seguito, animati da gioia, ed entusiasmo!

Seguire Gesù, era, tuttavia, qualcosa di ancor più impegnativo... Adesso, appariva chiaro che significava condividerne appieno la vita, e il destino: l’insuccesso, e l’ostilità, perfino la morte, e quale morte! La più dolorosa, la più infamante, quella riservata agli assassini, e ai più spietati delinquenti... Una morte, che le Sacre Scritture definivano “maledetta” (cfr. “Dt 21,23”)! Il solo nome di “Croce”, metteva terrore: era, quasi, impronunciabile... È la prima volta, che questa parola appare, nel Vangelo! Chissà che impressione ha lasciato, in quanti lo ascoltavano!

Adesso, che Gesù ha affermato, chiaramente, la propria identità, può mostrare, con altrettanta chiarezza, quella del suo Discepolo! Se il Maestro è colui che ama il suo Popolo, fino a morire per esso, prendendo su di sé la Croce, anche il Discepolo, per essere tale, dovrà mettere da parte il proprio modo di pensare, per condividere, in tutto, la via del Maestro, a cominciare dalla Croce...

“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua!”.

Essere Cristiani, significa essere altri “Cristo”: avere «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù», il quale «umiliò se stesso, facendosi obbediente, fino alla morte, e a una morte di croce» (“Fil 2,5.8”); essere crocifissi con Cristo, al punto da poter dire, con Paolo: «Non sono più io, che vivo, ma è Cristo, che vive, in me!» (“Gal 2,20”); non sapere altro, «se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» (“1 Cor 2,2”). È Gesù, che continua a vivere, a morire, a risorgere, in noi... È il desiderio, e l’ambizione più grande, del Cristiano, quella che ha fatto i grandi Santi: essere, come il Maestro! Ma come seguire Gesù, per diventare tali?

Il primo passo, è “rinnegare se stessi”: prendere le distanze, dal proprio modo di pensare! Era il passo, che Gesù aveva chiesto, a Pietro, quando lo rimproverava di pensare secondo gli uomini, e non secondo Dio... Anche noi, come Pietro, a volte, vogliamo affermare noi stessi, in maniera egoistica o, almeno, secondo i nostri criteri! Cerchiamo il successo facile, e immediato, spianato da ogni difficoltà: guardiamo, con invidia, chi fa carriera, sogniamo di avere una famiglia unita, e di costruire, attorno a noi, una società fraterna, e una Comunità Cristiana, senza doverle pagare a caro prezzo!

Rinnegare se stessi, significa entrare nel modo di pensare di Dio, quello che Gesù ci ha mostrato, nel proprio modo di agire: la logica del chicco di grano, che deve morire, per portare frutto, del trovare più gioia nel dare, che nel ricevere, dell’offrire la vita, per amore: in una parola, del prendere, su di sé, la propria Croce...

“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua!”.

La Croce – quella di “ogni giorno”, come dice il “Vangelo di Luca” (“Lc 9,23”) – può avere mille volti: una malattia, la perdita del lavoro, l’incapacità di gestire i problemi famigliari, o quelli professionali, il senso di fallimento, davanti all’insuccesso, nel creare rapporti autentici, il senso di impotenza, davanti ai grandi conflitti mondiali, l’indignazione, per i ricorrenti scandali, nella nostra società... Non occorre cercarla, la Croce, ci viene incontro da sé, forse proprio quando meno l’aspettiamo, e nei modi che mai avremmo immaginato!

L’invito di Gesù è di “prenderla”, senza subirla, con rassegnazione, come un male inevitabile, senza lasciare che ci cada addosso, e ci schiacci: senza neppure sopportarla, con fare stoico, e distaccato... Accoglierla, invece, come condivisione della sua Croce, come possibilità di essere Discepoli, anche in quella situazione, e di vivere in comunione con lui, anche in quel dolore, perché lui, per primo, ha condiviso la nostra Croce! Quando, infatti, Gesù si è caricato della sua Croce, con essa ha preso, sulle spalle, ogni nostra Croce... In ogni dolore, qualunque volto esso abbia, possiamo, dunque, trovare Gesù, che già lo ha fatto suo!

Igino Giordani, vede, in proposito, l’inversione del ruolo di Simone di Cirene, che porta la Croce di Gesù: la Croce «pesa di meno, se Gesù ci fa da Cireneo»! E pesa ancora di meno, continua, se la portiamo insieme: «Una Croce, portata da una creatura, alla fine, schiaccia; portata insieme, da più creature, con in mezzo Gesù, ovvero prendendo, come Cireneo, Gesù, si fa leggera: giogo soave... La scalata, fatta in cordata da molti, concordi, diviene una festa, mentre procura un’ascesa!» (“La divina avventura”, Città Nuova, Roma 1966, pag. 149ss.”).

Prendere la Croce, dunque, per portarla con lui, sapendo che non siamo soli, a portarla, perché lui la porta con noi, è relazione, è appartenenza a Gesù, fino alla piena comunione con lui: fino a diventare altri lui... È così, che si segue Gesù, e si diventa veri Discepoli! La Croce sarà, allora, davvero, per noi, come per Cristo, «potenza di Dio» (“1 Cor 1,18”), via di Risurrezione... In ogni debolezza, troveremo la forza, in ogni buio, la luce, in ogni morte, la vita, perché troveremo Gesù! 

Fabio Ciardi