Parola di Febbraio

Parola di vita
marzo 2018

Parola di Aprile

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«Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri!»
(Sal 25,4)

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Il Re, e Profeta, Davide, autore di questo “Salmo”, è oppresso dall’angoscia, e dalla povertà, e si sente in pericolo, di fronte ai suoi nemici! Vorrebbe trovare una strada, per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza... Allora, alza gli occhi, verso il Dio di Israele, che, da sempre, custodisce il suo popolo, e lo invoca, con speranza, perché venga in suo aiuto! La “Parola di Vita”, di questo mese, sottolinea, in particolare, la sua richiesta, di conoscere le vie, e i sentieri, del Signore, come luce, per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili!

“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri!”.

Anche a noi, capita di dover fare scelte decisive, per la nostra vita, che impegnano la coscienza, e tutta la nostra persona; a volte, abbiamo tante possibili strade, davanti a noi, e siamo incerti, su quale sia la migliore: altre volte, ci sembra di non averne nessuna... Cercare una via, per andare avanti, è profondamente umano e, a volte, abbiamo bisogno di chiedere aiuto, a chi consideriamo amico! La Fede Cristiana ci fa entrare, nell’amicizia, con Dio: Egli è il Padre, che ci conosce, intimamente, e ama accompagnarci, nel nostro cammino... Egli, ogni giorno, invita ciascuno di noi, ad entrare, liberamente, in un’avventura, avendo come bussola l’amore disinteressato, verso Lui, e tutti i suoi figli! Le strade, i sentieri, sono anche occasioni di incontro, con altri viaggiatori: di scoperta, di nuove mete, da condividere... Il Cristiano non è mai una persona isolata, ma fa parte di un popolo in cammino, verso il disegno di Dio Padre, sull’umanità, che Gesù ci ha rivelato, con le sue parole, e tutta la sua vita: la fraternità universale, la civiltà dell’amore!

“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri!”.

E, le vie del Signore, sono audaci: a volte, sembrano al limite, delle nostre possibilità, come i ponti di corda, gettati tra le pareti delle rocce! Esse sfidano abitudini egoistiche, pregiudizi, falsa umiltà, e ci aprono orizzonti di dialogo, incontro, impegno, per il bene comune... Soprattutto, ci richiedono un amore sempre nuovo, stabilito sulla roccia dell’amore, e della fedeltà, di Dio, per noi, capace di arrivare, fino al perdono! Esso è la condizione irrinunciabile, per costruire relazioni di giustizia, e di pace, tra le persone, e tra i popoli... Anche la testimonianza, di un gesto d’amore semplice, ma autentico, può illuminare la strada, nel cuore degli altri! In Nigeria, durante un incontro, in cui giovani, e adulti, potevano condividere le esperienze personali di amore evangelico, Maya, una bambina, ha raccontato: “Ieri, mentre stavamo giocando, un bambino mi ha spinta, e sono caduta... Mi ha detto: «Scusa!» (“Sal 25,4”), e l’ho perdonato!”. Queste parole hanno aperto il cuore di un uomo, il cui padre era stato ucciso da “Boko Haram”: “Ho guardato Maya! Se lei, che è una bambina, può perdonare, significa che, anche io, posso fare altrettanto!”.

“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri!”.

Se vogliamo affidarci ad una guida sicura, nel nostro cammino, ricordiamo che, proprio Gesù, ha detto, di sé: “Io sono la Via...” (“Gv 14,6”). Rivolgendosi ai giovani, riuniti a Santiago di Compostela, per la “Giornata Mondiale della Gioventù”, del 1989, Chiara Lubich li ha incoraggiati, con queste parole: “[...] Definendo se stesso. come “la Via”, ha voluto dire che dobbiamo camminare, come ha camminato lui [...]... Si può dire, che la via, percorsa da Gesù, ha un nome: amore! [...] L’amore, che Gesù ha vissuto, ed ha portato, è un amore speciale, ed unico... [...] È l’amore stesso, che arde, in Dio! [...] Ma, amare, chi? Amare Dio, certamente, è il primo nostro dovere! Poi: amare, ogni prossimo... [...] Dal mattino, alla sera, ogni rapporto, con gli altri, va vissuto, con quest’amore! In casa, all’università, al lavoro, nei campi sportivi, in vacanza, in Chiesa, per strada, dobbiamo cogliere le varie occasioni, per amare gli altri, come noi stessi, vedendo Gesù, in loro, non trascurando nessuno: anzi, amando, tutti, per primi... [...] Entrare, più profondamente possibile, nell’animo, dell’altro; capire, veramente, i suoi problemi, le sue esigenze, i suoi guai, e anche le sue gioie, per poter condividere, con lui, ogni cosa! [...] Farsi, in certo modo, l’altro! Come Gesù che, Dio, si è fatto, per amore, uomo, come noi... Così, il prossimo si sente compreso, e sollevato, perché c’è chi porta, con lui, i suoi pesi, le sue pene, e condivide le sue piccole felicità... “Vivere l’altro”, “vivere gli altri”: questo è un grande ideale, questo è superlativo [...]!».

Letizia Magri