Parola di Ottobre

Parola di vita
novembre 2013

Parola di Dicembre

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«Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda,
come Dio ha perdonato a voi, in Cristo!»
(Ef 4,32)

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Concreto ed essenziale, questo programma di vita! Basterebbe, da solo, a creare una società diversa, più fraterna, più solidale... Esso è tratto da un ampio progetto, proposto ai Cristiani dell’Asia Minore!

In quelle Comunità, si è raggiunta la “pace” tra Giudei e Gentili, i due Popoli rappresentanti dell’umanità, fino ad allora divisi.

L’unità, donata da Cristo, va sempre ravvivata e tradotta in concreti comportamenti sociali, interamente ispirati dall’amore reciproco. Da qui, le indicazioni su come impostare i nostri rapporti...

«Siate benevoli, gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi, in Cristo!».

Benevolenza: volere il bene dell’altro! È “farsi uno” con lui, accostarlo, essendo vuoti completamente di noi stessi, dei nostri interessi, delle nostre idee, dei tanti preconcetti che ci annebbiano lo sguardo, per addossarci i suoi pesi, le sue necessità, le sue sofferenze, per condividere le sue gioie...

È entrare nel cuore di quanti accostiamo, per capire la loro mentalità, la loro cultura, le loro tradizioni, e farle, in certo modo, nostre; per capire veramente quello di cui hanno bisogno, e saper cogliere quei valori, che Dio ha disseminato, nel cuore di ogni persona. In una parola: vivere, per chi ci sta accanto!

Misericordia: accogliere l’altro così come è, non come vorremmo che fosse, con un carattere diverso, con le nostre stesse idee Politiche, le nostre convinzioni Religiose, e senza quei difetti, o quei modi di fare, che tanto ci urtano... No, occorre dilatare il cuore, e renderlo capace di accogliere tutti, nella loro diversità, nei loro limiti e miserie!

Perdono: vedere l’altro sempre nuovo! Anche nelle convivenze più belle e serene, in famiglia, a scuola, sul lavoro, non mancano mai momenti di attrito, divergenze, scontri... Si arriva a togliersi la parola, ad evitare di incontrarsi, per non parlare di quando si radica in cuore l’odio vero e proprio, verso chi non la pensa come noi! L’impegno, forte ed esigente, è cercare di vedere, ogni giorno, il fratello e la sorella, come fossero nuovi, nuovissimi, non ricordandoci affatto delle offese ricevute, ma tutto coprendo con l’amore, con un’amnistia completa del nostro cuore, ad imitazione di Dio, che perdona e dimentica.

La pace vera, poi, e l’unità, giungono, quando benevolenza, misericordia e perdono vengono vissuti, non solo da singole persone, ma insieme, nella reciprocità!

E, come in un caminetto acceso, occorre, di tanto in tanto, scuotere la brace, perché la cenere non la copra, così è necessario, di tempo in tempo, ravvivare di proposito l’amore reciproco: ravvivare i rapporti con tutti, perché non siano ricoperti dalla cenere dell’indifferenza, dell’apatia, dell’egoismo...

«Siate benevoli, gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi, in Cristo!».

Questi atteggiamenti, domandano di essere tradotti in fatti, in azioni concrete!

Gesù stesso ha dimostrato cos’è l’amore, quando ha sanato gli ammalati, quando ha sfamato le folle, quando ha risuscitato i morti, quando ha lavato i piedi ai Discepoli... Fatti, fatti: questo, è amare!

Ricordo, una madre di famiglia Africana: aveva dovuto subire la perdita d’un occhio della propria bambina, Rosangela, vittima di un ragazzino aggressivo, che l’aveva ferita con una canna, e continuava a farsi burla di lei! Nessuno, dei genitori del ragazzo, aveva chiesto scusa! Silenzio, mancanza di rapporto con quella famiglia, la amareggiavano... “Consolati – diceva Rosangela, che aveva perdonato – : sono fortunata, posso vedere con l’altro occhio!”.

“Una mattina – la madre di Rosangela, racconta – , la mamma di quel ragazzino mi manda a chiamare, perché si sente male... La mia prima reazione è: «Guarda, ora viene a chiedere aiuto a me: con tanti altri vicini di casa, proprio a me, dopo quello che suo figlio ci ha fatto!». Ma subito ricordo, che l’amore non ha barriere... Corro a casa sua! Lei mi apre la porta, e mi sviene tra le braccia. L’accompagno in Ospedale, e le sto vicino, fino a quando i medici non se ne prendono cura. Dopo una settimana, uscita dall’Ospedale, viene a casa mia, per ringraziarmi... L’accolgo con tutto il cuore! Sono riuscita a perdonarla! Ora il rapporto è tornato, anzi è iniziato, tutto nuovo!”.

Anche la nostra giornata, può riempirsi di servizi concreti, umili e intelligenti, espressione del nostro amore... Vedremo crescere, attorno a noi, la fraternità e la pace!

Chiara Lubich

Pubblicata in “Città Nuova”, 2006/14, p. 9.