Parola di Ottobre

Parola di vita
novembre 2015

Parola di Dicembre

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«Perché tutti siano una sola cosa!»
(Gv 17,21)

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È l’ultima, accorata, preghiera, che Gesù rivolge, al Padre! Sa, di chiedere la cosa, che più gli sta a cuore... Dio, infatti, ha creato l’umanità, come la sua famiglia, con la quale condividere ogni bene: la sua stessa Vita Divina!

Cosa sognano, i genitori, per i figli, se non che si vogliano bene, si aiutino: vivano uniti, tra loro? E qual è, il loro più grande dispiacere, se non quello di vederli divisi, per gelosie, interessi economici, fino al punto da arrivare, a non parlarsi più?

Anche Dio ha sognato, da tutta l’eternità, la propria famiglia, unita, nella comunione d’amore dei figli, con lui, e tra di loro! Il drammatico racconto delle origini ci parla del peccato, e della progressiva frantumazione, della famiglia umana: come leggiamo, nel “Libro della Genesi”, l’uomo accusa la donna, Caino uccide il proprio fratello, Lamec si vanta della sua spropositata vendetta: Babele genera l’incomprensione, e la dispersione, dei Popoli... Il progetto, di Dio, sembra fallito! Egli, tuttavia, non si dà per vinto e, con tenacia, persegue la riunificazione, della propria famiglia! La storia riparte con Noè, con la scelta di Abramo, con la nascita del Popolo eletto; e, avanti, fino a quando decide di mandare suo figlio, sulla terra, affidandogli la grande Missione: radunare, in una sola famiglia, i figli dispersi; raccogliere le pecore smarrite, in un solo gregge; abbattere i muri di separazione, e le inimicizie, tra i Popoli, per creare un unico Popolo nuovo (cfr. “Ef 2,14-16”)!

Dio non smette, di sognare l’unità; per questo, Gesù gliela chiede, come il dono più grande, che egli può implorare, per tutti noi: “Ti prego, Padre...”.

«Perché tutti siano una sola cosa!».

Ogni famiglia porta l’impronta, dei genitori! Così, quella creata da Dio... Dio è Amore, non soltanto perché ama la sua creatura, ma è Amore in se stesso, nella reciprocità del dono, e della comunione, da parte di ognuna delle tre divine Persone, verso le altre! Quando, dunque, ha creato l’umanità, egli l’ha plasmata, a sua immagine e somiglianza, e vi ha impresso la sua stessa capacità di relazione, in modo che ogni persona viva nel dono scambievole di sé!

L’intera frase, della preghiera di Gesù, che vogliamo vivere, questo mese, dice, infatti...
«Perché tutti siano una sola cosa! Come tu, Padre, sei in me, e io in te, siano, anch’essi, in noi!».

Il modello della nostra unità è, niente meno, che l’unità esistente tra il Padre, e Gesù! Sembra impossibile, tanto essa è profonda... Essa è, tuttavia, resa possibile, da quel “come”, che significa anche “perché”: possiamo essere uniti, come sono uniti il Padre, e Gesù, proprio perché ci coinvolgono, nella loro stessa unità, ce ne fanno dono!

«Perché tutti siano una sola cosa!».

È proprio questa, l’opera di Gesù: fare, di tutti noi, una cosa sola, come lui lo è, con il Padre: una sola famiglia, un solo Popolo... Per questo, si è fatto uno di noi: si è caricato delle nostre divisioni, e dei nostri peccati, inchiodandoli, sulla Croce!

Egli stesso ha indicato la strada, che avrebbe percorso, per portarci all’unità: «Quando sarò elevato, da terra, attirerò tutti, a me!» (“Gv 12,32”). Come profetizzato, dal Sommo Sacerdote, «doveva morire (...), per riunire, insieme, i figli di Dio, che erano dispersi!» (“Gv 11,52”). Nel suo mistero di morte, e Risurrezione, ha riassunto, tutto, in sé (cfr. “Ef 1,10”): ha ricreato l’unità, spezzata dal peccato, ha rifatto la famiglia attorno al Padre, e ci ha resi, nuovamente, fratelli, e sorelle, tra di noi! La sua Missione, Gesù, l’ha compiuta... Adesso, rimane la nostra parte, la nostra adesione: il nostro “Sì”, alla sua preghiera!

«Perché tutti siano una sola cosa!».

Qual è il nostro contributo, all’adempimento di questa preghiera? Innanzitutto, farla nostra! Possiamo prestare labbra, e cuore, a Gesù, perché continui a rivolgere queste parole al Padre, e ripetere, ogni giorno, con fiducia, la sua preghiera... L’unità è un dono dall’alto, da chiedere con fede, senza stancarci mai! Essa, inoltre, deve rimanere, costantemente, in cima, ai nostri pensieri, e desideri! Se questo è il sogno di Dio, vogliamo che sia anche il nostro sogno! Di tanto, in tanto, prima di ogni decisione, di ogni scelta, di ogni azione, potremmo domandarci: “Serve, per costruire l’unità? È il meglio, in vista dell’unità?”. Dovremmo, infine, correre, là, dove le disunità sono più evidenti, e prenderle su di noi, come ha fatto Gesù! Possono essere attriti, in famiglia, o tra persone, che conosciamo; tensioni, che si vivono, nel quartiere: disaccordi, nell’ambiente di lavoro, in Parrocchia, tra le Chiese... Non sfuggire i dissidi, e le incomprensioni, non restare indifferenti, ma portarvi il proprio amore, fatto di ascolto, di attenzione all’altro, di condivisione del dolore, che nasce, da quella lacerazione! E, soprattutto, vivere in unità, con quanti sono disponibili a condividere l’ideale di Gesù, e la sua preghiera, senza dare peso a malintesi, o a divergenze di idee: contenti, del “meno perfetto, in unità, che del più perfetto, in disunità”; accettando, con gioia, le differenze: anzi, considerandole una ricchezza, per un’unità, che non è mai riduzione, a uniformità! Sì, questo, a volte, ci metterà in Croce, ma è proprio la strada, che Gesù ha scelto, per rifare l’unità della famiglia umana: la strada che, anche noi, vogliamo percorrere, con lui!

Fabio Ciardi