Parola di Settembre

Parola di vita
ottobre 2016

Parola di Novembre

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«Perdona l’offesa al tuo prossimo,
e allora, per la tua preghiera, ti saranno rimessi i peccati!
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(Sir 28,2)

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In una società violenta come quella nella quale viviamo, il perdono è un argomento difficile da affrontare! Come si può perdonare chi ha distrutto una famiglia, chi ha commesso crimini inenarrabili o chi, più semplicemente, ci ha toccato sul vivo in questioni personali, rovinando la nostra carriera, tradendo la nostra fiducia?

Il primo moto istintivo è la vendetta, rendere male per male, scatenando una spirale di odio e aggressività che imbarbarisce la società... Oppure interrompere ogni relazione, serbare rancore e astio, in un atteggiamento che amareggia la vita e avvelena i rapporti!

La Parola di Dio irrompe con forza nelle più varie situazioni di conflitto e propone, senza mezzi termini, la soluzione più difficile e coraggiosa: perdonare...

L’invito, questa volta, ci giunge da un saggio dell’antico Popolo di Israele, Ben Sira, che mostra l’assurdità della domanda di perdono rivolta a Dio da una persona che a sua volta non sa perdonare. «A chi [Dio] perdona i peccati? – leggiamo in un antico testo della tradizione Ebraica – . A chi sa perdonare a sua volta!» (cfr. “Talmud Babilonese”, “Megillah 28a”). È quanto Gesù stesso ci ha insegnato nella preghiera che rivolgiamo al Padre: «Padre... rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori!» (“Mt 6,12”).

Anche noi sbagliamo, e ogni volta vorremmo essere perdonati! Supplichiamo e speriamo che ci sia data nuovamente la possibilità di ricominciare, che si abbia ancora fiducia nei nostri confronti... Se è così per noi, non lo sarà anche per gli altri? Non dobbiamo amare il prossimo come noi stessi?

Chiara Lubich, che continua a ispirare la nostra comprensione della “Parola”, così commenta l’invito al perdono: esso «non è dimenticanza, che spesso significa non voler guardare in faccia la realtà... Il perdono non è debolezza, e cioè non tener conto di un torto per paura del più forte che l’ha commesso! Il perdono non consiste nell’affermare senza importanza ciò che è grave, o bene ciò che è male... Il perdono non è indifferenza! Il perdono è un atto di volontà e di lucidità, quindi di libertà, che consiste nell’accogliere il fratello così com’è, nonostante il male che ci ha fatto, come Dio accoglie noi peccatori, nonostante i nostri difetti... Il perdono consiste nel non rispondere all’offesa con l’offesa, ma nel fare quanto Paolo dice: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male!” (“Rm 12,21”). Il perdono consiste nell’aprire a chi ti fa del torto la possibilità d’un nuovo rapporto con te, la possibilità quindi per lui e per te di ricominciare la vita, d’aver un avvenire in cui il male non abbia l’ultima parola!».

La “Parola di Vita” ci aiuterà a resistere alla tentazione di rispondere a tono, di ricambiare il male subìto! Ci aiuterà a vedere chi ci è “nemico” con occhi nuovi, riconoscendo in lui un fratello, anche se cattivo, che ha bisogno di qualcuno che lo ami e lo aiuti a cambiare... Sarà la nostra “vendetta d’amore”!

«Dirai: “Ma ciò è difficile!” – continua Chiara, nel suo commento – . Si capisce! Ma qui è il bello del Cristianesimo... Non per nulla sei alla sequela di un Dio che, spegnendosi in Croce, ha chiesto il perdono a suo Padre per chi gli aveva dato la morte! Coraggio... Inizia una vita così! Ti assicuro una pace mai provata, e tanta gioia sconosciuta!» (“Costruire sulla roccia”, “Città Nuova”, Roma 1983, pag. 46-58).

Fabio Ciardi