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settembre 2017

Parola di Ottobre

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«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua!»
(Mt 16,24)

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Gesù è nel mezzo della sua vita pubblica, nel pieno del suo annuncio, che il Regno di Dio è vicino, e si prepara ad andare a Gerusalemme... I suoi discepoli, che hanno intuito la grandezza della sua missione, ed hanno riconosciuto, in lui, l’Inviato di Dio, atteso da tutto il Popolo di Israele, si aspettano, finalmente, la liberazione dalla potenza Romana, e l’alba di un mondo migliore, portatore di pace, e prosperità!

Ma, Gesù, non vuole alimentare queste illusioni; dice, chiaramente, che il suo viaggio verso Gerusalemme non lo porterà al trionfo, ma, piuttosto, al rifiuto, alla sofferenza, ed alla morte; rivela anche, che il terzo giorno risorgerà... Parole difficili, da comprendere, ed accettare, tanto che Pietro reagisce, e mostra di rifiutare un progetto tanto assurdo; cerca, anzi, di dissuadere Gesù!

Dopo un secco rimprovero, a Pietro, Gesù si rivolge a tutti i discepoli, con un invito sconvolgente:

“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua!”.

Ma cosa chiede, Gesù, ai suoi discepoli, di ieri, e di oggi, con queste parole? Vuole, che disprezziamo noi stessi? Che ci votiamo, tutti, ad una vita ascetica? Ci chiede di cercare la sofferenza, per essere più graditi a Dio?

Questa Parola ci esorta, piuttosto, ad incamminarci sui passi di Gesù, accogliendo i valori, e le esigenze, del “Vangelo”, per assomigliare a Lui, sempre di più... E questo significa vivere, con pienezza, la vita, tutta intera, come ha fatto Lui, anche quando, sul cammino, appare l’ombra della croce!

“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua!”.

Non possiamo negarlo: ognuno ha la sua croce: il dolore, nelle sue varie forme, fa parte della vita umana, ma ci appare incomprensibile, contrario al nostro desiderio di felicità! Eppure, è proprio lì, che Gesù ci insegna a scoprire una luce inaspettata... Come avviene quando, entrando, talvolta, in alcune Chiese, scopriamo quanto meravigliose, e luminose, siano le loro vetrate, che, dall’esterno, apparivano buie, e senza bellezza!

Se vogliamo seguirlo, Gesù ci chiede di fare un completo capovolgimento di valori, spostando, noi stessi, dal centro del mondo, e rifiutando la logica della ricerca dell’interesse personale! Ci propone di fare più attenzione alle esigenze degli altri, che alle nostre; di spendere le nostre energie, per far felici gli altri, come lui, che non ha perso un’occasione, per confortare, e dare speranza, a quelli che ha incontrato... E ,con questo cammino di liberazione dall’egoismo, può iniziare, per noi, una crescita in umanità, una conquista, della libertà, che realizza, pienamente, la nostra personalità!

“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua!”.

Gesù ci invita ad essere testimoni del “Vangelo”, anche quando questa fedeltà è messa alla prova dalle piccole, o grandi incomprensioni, dell’ambiente sociale, in cui viviamo... Gesù è con noi, e ci vuole con Lui, in questo giocarci la vita, per l’ideale più ardito: la fraternità universale, la civiltà dell’amore!

Questa radicalità, nell’amore, è un’esigenza profonda del cuore umano, come testimoniano anche personalità di tradizioni religiose non Cristiane, che hanno seguito la voce della coscienza, fino in fondo... Scrive Gandhi: “Se qualcuno mi uccidesse, e io morissi, con una preghiera, per il mio assassino. sulle labbra, e il ricordo di Dio, e la consapevolezza della sua viva presenza, nel santuario del mio cuore, allora soltanto si potrà dire, che ho la «non-violenza» dei forti!” (M. K. Gandhi, “Antiche come le montagne”, Ed. di Comunità, Milano 1965, pag. 95-96).

Chiara Lubich ha trovato, nel mistero di Gesù crocifisso, e abbandonato, la medicina per sanare ogni ferita personale, ed ogni disunità tra persone, gruppi, e popoli, ed ha condiviso, con tanti, questa scoperta... Nel 2007, in occasione di una manifestazione, di Movimenti, e Comunità, di varie Chiese, a Stoccarda, ha scritto: “Pure, ciascuno di noi, nella vita, soffre dolori, almeno un po’ simili ai suoi! (...) Quando sentiamo (...) questi dolori, ricordiamoci di lui, che li ha fatti propri: sono quasi una sua presenza, una partecipazione, al suo dolore... Facciamo come Gesù, che non è rimasto impietrito, ma, aggiungendo, a quel grido, le parole: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito!” (“Lc 23,46”), si è “riabbandonato” al Padre!

Come lui, anche noi possiamo andare al di là del dolore, e superare la prova, dicendogli: “Amo, in essa, te, Gesù abbandonato; amo te, mi ricorda te, è una tua espressione, un tuo volto!”. E se, nel momento seguente, ci buttiamo ad amare il fratello, e la sorella, e ad attuare ciò che Dio vuole, sperimentiamo, il più delle volte, che il dolore si trasforma in gioia (...)! I piccoli gruppi, in cui viviamo, (...) possono conoscere piccole, o grandi, divisioni... Anche in quel dolore, possiamo vedere il Suo volto, superare quel dolore, in noi, e far di tutto, per ricomporre la fraternità, con gli altri! (...) La cultura della comunione ha, come via, e modello, Gesù crocifisso, e abbandonato!” (C. Lubich, “Per una cultura di comunione” – Incontro Internazionale “Insieme per l’Europa” – Stoccarda, 12 Maggio 2007 – “sito web”: http://www.together4europe.org/).

 Letizia Magri