P. QUIRICO MARTINELLI DA MIRPUR

lettera precedente     Mirpur, 5 Ottobre 2014     lettera seguente

In ricordo
di
P. Gregorio Schiavi, Missionario
in Bangladesh...

"LA PERFETTA LETIZIA DI PADRE GREGORIO..."

Carissimo Gregorio,

e così, ce l'hai fatta... a morire in Bangladesh! Tre anni fa, ti avevamo comprato, a tua insaputa, prendendo l'occasione della venuta di tuo fratello Virgilio, il biglietto aereo, per andare in Italia, insieme a lui, a fare un controllo medico, necessario dopo l'operazione, che avevi avuto, anni prima, alle valvole del cuore... Ma avevi detto, ancora, di no: avevi paura, anche se non lo dicevi apertamente, che non saresti più potuto tornare in Bangladesh... Il Bangladesh, e la sua gente, era la tua vita, e la tua felicità...

Cinquantuno anni, di Bangladesh, non sono pochi, e non sono stati facili, neanche per te, ma li hai vissuti con serenità, gustandoli, giorno per giorno... Dopo i primi anni, passati nelle Missioni tradizionali, hai fatto la scelta di vivere nel villaggio, per essere ancora più vicino alla gente: anzi, per diventare come loro... I "Santal", nel cui villaggio sei andato a vivere, ti hanno accolto, e ti hanno dato un nuovo nome, "Chondon", e uno dei loro cognomi, "Mardi"... Loro ti chiamavano "Naikè" che, in lingua "Santal", significa "uomo della Religione"...

E, così, hai vissuto trent'anni, nel villaggio di Mohespur, lontano, dal centro della Missione di Suihari, quaranta chilometri! Ti sei fatto uno di loro in tutto, nei loro pregi, e anche prendendo qualche loro difetto... A molti di noi, tutto questo sembrava anche un po' esagerato! Ma come si può misurare, se c'è una misura, questo: "Farsi tutto, a tutti...", come diceva San Paolo? ("1 Cor 9,19"). Sono stati anni, di grande lavoro: scuole per i bambini, cooperative per i contadini, lavoro per la gente (avevi iniziato anche una tessitura), ed Evangelizzazione! Avevi sempre due Catechisti a tempo pieno, che giravano per i villaggi non Cristiani... E parecchi villaggi non Cristiani, in quegli anni, hanno chiesto, e ricevuto, il Battesimo...

Io ho condiviso con te dieci anni, stando, però, al centro della Missione, a Suihari! Ho visto, i tuoi sacrifici... (Non ti preoccupavi, per niente, di te stesso! Tu dicevi, che la vita di villaggio non era un sacrificio, per te: anzi, ci godevi un mondo...). Ho visto, il tuo amore per la gente e, soprattutto, per i bambini: la tua casa, ne era sempre piena! Quanti ne hai fatti studiare, e quanti hai avviato al lavoro, nella nostra "Scuola Tecnica", di Dinajpur! Venivi a Dinajpur, con la tua moto (che non hai mai voluto cambiare, anche se, spesso, si rompeva, vista l'età...), carica di bambini...

Una sera, sei arrivato molto tardi, sotto l'acqua, spingendo la moto rotta, con i tuoi bambini... Dopo un po', ti ho sentito cantare, mentre facevi la doccia... È questo, che faccio ancora fatica a capire e, in un certo senso, anche, ti invidio: in tutti i guai, e i dolori, che hai avuto, sei sempre stato sereno! Mai, ti ho sentito lamentarti e, tanto meno, criticare, o inveire contro qualcuno. "Cetbon cekaia!", dicevi, in "Santal", che significa: "Che vuoi farci!". E ne hai avuti tanti, di dolori, e fallimenti! (La tua tessitura, è fallita: il "manager", si è mangiato fuori i soldi... E, poi, anche la cooperativa di credito, è andata in crisi: molti, non davano più indietro i prestiti...).

Mi dicevi, un giorno: "Vedi, quando i guai vengono dall'esterno, si sopportano, ma quando vengono da quelli più vicini, quelli che vivono con te, allora, è più difficile, più dura!"... Con questo, ti riferivi ai guai, e alle delusioni, avute nella tua famiglia, da quelli che vivevano con te... Ti dissi, un giorno: "Tutti questi guai, te li vai a cercare tu, o vengono, per conto proprio?". Mi risposi: "Un po', tutte e due, le cose!". Secondo me, tu volevi loro bene, così tanto, da accettarli, così com'erano, nel bene, e nel male...

Il Sindaco di Mohespur (Musulmano), alla fine del tuo Funerale, si è rivolto alla gente, dicendo loro: "Ricordatevi che, se non era per il Padre Gregorio, voi sareste scappati tutti in India, e avreste perso tutto: case, e terreni...". Con questo, si riferiva ai disordini, scoppiati negli Anni Ottanta, per cui molti tribali erano scappati in India, dove si sentivano più al sicuro. Tu avevi faticato, non poco, a convincerli a restare, dicendo loro: "Non abbiate, paura: io rimango, con voi!". Alla fine, sono rimasti, tutti... Anche tu potresti dire, come Don Milani: "Signore, talvolta, forse, è potuto sembrare, che io abbia voluto bene più alla mia gente, che non a Te... Ma Tu, che tutto vedi, e tutto comprendi, sai bene che Tu sei sempre stato nel mio cuore, e tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per Te!".

Riposa in pace, carissimo Gregorio, e prega per noi il Signore, perché, tra le vicende belle, e quelle difficili, della vita, sappiamo anche noi gustare un po' quella "Perfetta Letizia", di cui parla San Francesco, e che tu hai avuto la grazia di godere...

I tuoi ultimi tre anni sono stati molto faticosi, e dolorosi: dentro, e fuori, dall'Ospedale, ma sempre sereno, senza lamentarti, e sempre accogliente, con tutti quelli che venivano a trovarti... Hai terminato il tuo cammino, in mezzo ai fiori... e in mezzo alla tua gente, come tu hai desiderato... Ed ora, puoi dire, come San Paolo ("2 Tm 4,1"): "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede! Ora, mi resta soltanto la corona di giustizia, che il Signore mi darà...". La corona di fiori l'hai già ricevuta dalla tua gente, e questo, penso, sia un buon lasciapassare, per avere la corona del Signore, in Paradiso...

Un grande abbraccio, da tutti noi...

P. QUIRICO MARTINELLI

.

P. GREGORIO SCHIAVI (1935-2014)

P. Gregorio Schiavi è morto il 2 Ottobre, dopo lunga malattia, all’età di settantanove anni, in Bangladesh, dove ha vissuto per cinquantun’anni. Nasce ad Onore, Bergamo, il 19 Ottobre 1935. Entra nel "PIME", a "Villa Grugana", nel 1958, proveniente dal Seminario di Bergamo.

Il 30 Marzo 1963, è ordinato Presbitero, a Milano, dal Card. G. B. Montini e, nell’Ottobre dello stesso anno, parte per la Missione di Dinajpur. P. Gregorio è mancato alle 12.00, ora locale, del 2 Ottobre 2014. Il Funerale si è svolto il 3 Ottobre, alle 15.00, e, secondo le sue volontà, è stato sepolto nel villaggio di Mohespur, dove ha passato gli ultimi trent’anni di Missione, in Bangladesh.

.

"LA PERFETTA LETIZIA"

CAPITOLO OTTAVO DEI FIORETTI DI SAN FRANCESCO

Frate Francesco, e Frate Leone...

COME, ANDANDO PER CAMMINO, SANTO FRANCESCO E FRATE LIONE,
GLI ESPOSE QUELLE COSE, CHE SONO PERFETTA LETIZIA...

Venendo una volta Santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angeli con Frate Leone a tempo di verno, e il freddo grandissimo fortemente il cruciava, chiamò Frate Leone il quale andava un poco innanzi, e disse così: "Frate Leone, avvegnadio ch’e Frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di Santità e buona edificazione, nondimeno scrivi, e nota diligentemente, che non è ivi perfetta letizia".

E andando più oltre, Santo Francesco il chiamò la seconda volta: "O Frate Leone, benché ‘l Frate Minore illumini i ciechi, distenda gli attratti, cacci i demoni, renda l’udire a’ sordi, l’andare a’ zoppi, il parlare a’ mutoli e (maggior cosa è) risusciti il morto di quattro dì, scrivi che non è in ciò perfetta letizia".

E andando un poco, Santo Francesco grida forte: "O Frate Leone, se ‘l Frate Minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienzie e tutte le scritture, sì ch’e sapesse profetare e rivelare non solamente le cose future, ma eziandio i segreti delle coscienzie e degli animi, scrivi che non è in ciò perfetta letizia".

Andando un poco più oltre, Santo Francesco ancora chiamò forte: "O Frate Leone, pecorella di Dio, benché ‘l Frate Minore parli con lingua d’angeli e sappi i corsi delle stelle e le virtù dell’erbe e fossongli rivelati tutti i tesori della terra e cognoscesse le nature degli uccelli e de’ pesci e di tutti gli animali e degli uomini e degli arbori e delle pietre e delle radici e dell’acque, scrivi che non ci è perfetta letizia".

E andando anche un pezzo, Santo Francesco chiama forte: "O Frate Leone, benché ‘l Frate Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo, scrivi che non è ivi perfetta letizia".

E durando questo modo di parlare bene due miglia, Frate Leone con grande ammirazione il domandò, e disse: "Padre, io ti prego dalla parte di Dio, che tu mi dica ove è perfetta letizia".

E Santo Francesco gli rispuose: "Quando noi giugneremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e 'l portinaio verrà adirato e dirà: «Chi siete voi?», e noi diremo: «Noi siamo due de' vostri Frati», e colui dirà: «Voi non dite vero: anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de' poveri; andate via», e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all'acqua, col freddo e colla fame, infino alla notte; allora, se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbazione e sanza mormorazione, e penseremo umilemente e caritativamente che quel portinaio veracemente ci cognosca e che Iddio il faccia parlare contra noi, o Frate Leone, scrivi che ivi è perfetta letizia.

E se noi perseverremo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate, dicendo: «Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, ché qui non mangerete voi, ne albergherete»; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore o Frate Leone, scrivi che qui è perfetta letizia.

E se noi, pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte, più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l'amor di Dio con gran pianto che ci apra e mettaci pur dentro: e quelli più scandalezzato dirà: «Costoro sono gaglioffi importuni; io gli pagherò bene come sono degni», e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali noi dobbiamo sostenere per lo suo amore: o Frate Leone, scrivi che in questo è perfetta letizia.

E però odi la conclusione, Frate Leone. Sopra tutte le cose e grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per l'amor di Cristo sostenere pene, ingiurie, obbrobri, disagi. Però che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri ma di Dio; onde dice l'Apostolo: «Che hai tu, che tu non l'abbi da Dio? E se tu l'hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l'avessi da te?».

Ma nella croce della tribolazione e della afflizione ci possiamo gloriare, però che questo è nostro. E però dice l'Apostolo: «Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro signore Gesù Cristo!». Al quale sempre sia onore e gloria in saecula saeculorum! Amen!".