UN "DONO" DI DIO...

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Soltanto Dio può "convertire" i cuori.
Quello che possiamo e siamo chiamati a fare, in quanto "Missionari",
è testimoniare il "Vangelo".

P. FRANCESCO RAPACIOLI, Missionario del Pime in Bangladesh!

P. FRANCESCO RAPACIOLI
("Missionari del Pime", Ottobre 2010)

Una delle autentiche scoperte di questi mesi è riassunta nelle parole di Giovanni Paolo II, il quale, solo due anni dopo essere diventato Vescovo di Roma e Papa, scriveva: «Il "rimpatrio" delle Missioni nella Missione della Chiesa, il confluire della Missiologia nell’Ecclesiologia e l’inserimento di entrambe nel disegno Trinitario di salvezza, hanno dato un respiro nuovo alla stessa attività Missionaria, concepita non già come un compito ai margini della Chiesa, ma inserito nel cuore della sua vita, quale impegno fondamentale di tutto il Popolo di Dio» ("Redemptoris Missio, 32").
In queste poche righe è descritta un’autentica rivoluzione avvenuta nel modo di concepire la Missione. La Missione infatti è normalmente associata ai
Missionari – generalmente Europei o Americani – , che lasciano il proprio Paese per andare a evangelizzare uomini e donne di terre lontane e sconosciute.
Ricordo un Architetto Americano, che conobbi durante un viaggio in
Myanmar. Mi chiese quanti Musulmani e Indù avessi convertito in Bangladesh. Gli risposi che il Missionario non si reca in un altro Paese primariamente per convertire gli altri alla propria fede (anche se è contento di accogliere e accompagnare persone che scelgono di diventare Cristiani): egli cerca ogni giorno di convertire se stesso!
Soltanto Dio, infatti, può convertire i cuori. Mentre quello che possiamo e siamo chiamati a fare in quanto Missionari è testimoniare il
Vangelo. Il che, sia ben chiaro, non è meno impegnativo, anzi! La valutazione dell’efficacia della nostra azione non può avvenire in base ai risultati o alle conversioni, cioè ultimamente secondo un criterio mondano, ma in base alla qualità della nostra vita, del nostro annuncio e delle nostre opere.
Secondo la logica paradossale del Vangelo, il massimo della testimonianza Cristiana è il Martirio, il quale, almeno da un punto di vista strettamente umano, significa fallimento! No, noi non siamo chiamati al successo ma alla fecondità, non siamo chiamati a raccogliere necessariamente risultati tangibili, ma a una testimonianza credibile che nasce dalla conversione a Dio!
Tale testimonianza poi è una dimensione essenziale dell’essere credenti, ovunque ci si trovi e qualunque sia la forma di vita alla quale siamo stati chiamati. Il Cristiano per sua natura è Missionario e la ragione profonda dell’esistenza della Chiesa è l’Evangelizzazione. Chi vive la propria fede è un testimone, e la Chiesa è chiamata a comunicare il Vangelo attraverso tutto ciò che fa. La Missione dunque non appartiene soltanto a chi parte, ma a tutti, e l’Evangelizzazione non significa soltanto annunciare il Vangelo a chi non è Cristiano, ma anche a chi è già Battezzato: essendo la vocazione comune quella di diventare come Dio, di diventare Santi!
La Chiesa, inoltre, ha compreso che il primo Missionario e il Missionario per eccellenza rimane Dio stesso, che ha mandato il proprio Figlio nel mondo e continua a inviarci il suo Spirito: la Chiesa è Missionaria nella misura in cui partecipa dell’opera di Dio. È infatti Dio che, per primo, vuole raggiungere tutti gli esseri umani per condividere con loro la sua vita: la Chiesa non fa che partecipare, nello Spirito, a tale Missione. Non solo il Missionario, ma neppure la Chiesa è "padrona" della Missione, essendo questa ultimamente dono e opera di Dio!