P. PIERO PAROLARI: MISSIONARIO E MEDICO

DAL "PIME" DI MONZA...

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I trentasei "giovani", che si preparano a diventare "Missionari",
nel "Seminario Teologico" del "Pime" di Monza,
provengono da ben dodici "Paesi" diversi,
e solo tre di loro sono "Italiani".
Sono "dati" che ci fanno riflettere, sul "chi" e "dove" della "Missione", oggi.

I giovani Seminaristi del Pime, nel Seminario Teologico Internazionale di Monza...

P. FRANCESCO RAPACIOLI
("Missionari del Pime", Marzo-Aprile 2012)

Carissimi amici, vi scrivo dal Seminario di Monza, dove sono arrivato qualche mese fa! Mi fa una certa impressione l’essere tornato qui, dove ho trascorso quattro anni molto intensi, in preparazione alla Missione. Ora ricopro un ruolo diverso, e il Seminario in quanto tale è molto cambiato. Non tanto la struttura (anche quella, in parte), ma le persone, cioè i giovani che oggi si preparano a diventare Missionari. Allora la quasi totale maggioranza dei Seminaristi era Italiana, mentre ora i trentasei giovani che si preparano a diventare Presbiteri provengono da ben dodici Paesi, e solamente tre di loro sono Italiani!
Questo quadro decisamente diverso riflette un cambiamento più profondo, che riguarda la Missione in quanto tale. Il
"Pime", come d’altronde altri Istituti simili, "esclusivamente Missionari", ha impiegato molto tempo prima di decidersi per l’Internazionalità. Nato, infatti, come espressione della Missionarietà della Chiesa Italiana, a tanti l’aprirsi ad accogliere giovani provenienti da Paesi dove esso era impegnato nel compito dell’Evangelizzazione sembrava una specie di "tradimento"! Tale decisione appariva cioè contraddittoria, rispetto all’impegno prioritario e di sempre dell’Istituto, di stabilire e promuovere la Chiesa locale. Per tali ed altre ragioni, soltanto di recente, nel 1989, il "Pime" ha deciso di accogliere giovani provenienti da Paesi dove il Cristianesimo era una minoranza, diventando in questo modo un Istituto Internazionale.
Tale decisione riflette, come già dicevamo, un cambiamento avvenuto nel modo di concepire la Missione stessa! Ora, davvero, come si ama dire, la Missione è ovunque, e i Missionari stranieri provengono da ogni latitudine. Si parla di scambio e di cooperazione tra Chiese "sorelle", siano esse di recente fondazione oppure antiche. La Missione "Ad Gentes" – si afferma – è ovunque, perché chi non crede in Cristo si trova in ogni Paese e Continente!
Questa evoluzione ha fatto sì che il "Pime" decidesse di accogliere candidati provenienti da Paesi dove il Cristianesimo ancora oggi è una minoranza. Ma i cambiamenti profondi nel modo di concepire la Missione hanno anche messo in crisi noi Missionari. Se coloro che non conoscono Cristo si trovano in ogni Continente, ha ancora senso che giovani come quelli del Seminario Teologico Internazionale, dove mi trovo, si preparino per essere inviati a lavorare al servizio dell’Evangelizzazione in altre Chiese e Paesi? L’immigrazione non ha reso urgente il "primo annuncio" anche da noi? Più radicalmente: il fatto che tutti i Battezzati siano Missionari a pieno titolo, non rende superfluo che qualcuno in particolare lasci il proprio Paese, e si rechi altrove ad annunciare il
"Vangelo"? O ancora: l’inculturazione della Chiesa particolare, nel contesto dove essa è inserita, non è forse ostacolata o ritardata dalla presenza al suo interno di Missionari "esteri"? Queste ed altre ancora sono domande che noi Missionari non possiamo eludere, soprattutto ora che la stragrande maggioranza di giovani che si preparano a tale compito provengono, a differenza dal passato, da Paesi del "Sud" e dell’"Est" del mondo.
Personalmente, rimango profondamente convinto che la Vocazione alla Missione fuori dal proprio Paese rimane decisiva, anzi essenziale, per la Chiesa! Certamente non occorre salpare l’Oceano per essere Missionari, ma anche oggi il Missionario "Ad Extra" esprime la Missionarietà, dentro e al di là dei propri confini, della propria Chiesa di appartenenza, amplia gli orizzonti della Chiesa nella quale è destinato, richiamandola alla sua intrinseca "Cattolicità", ed infine, attraverso la decisione di essere "straniero e pellegrino" (cfr. "1 Pt 2,11") per scelta, ricorda alla Chiesa tutta la "natura Escatologica della sua Vocazione" (
"Lumen Gentium", "Capitolo VII"), e cioè che essa "quaggiù non ha una Città stabile" (cfr. "Eb 13,14").
Sì, anche oggi vale la pena che dei giovani si dedichino ad una causa così grande e sublime! Anzi, oggi la nostra Vocazione di Missionari "esteri" appare più urgente e significativa di un tempo, assomigliando sempre più il mondo a un grande "Villaggio", dove però i suoi abitanti risultano spesso spaesati ed estranei gli uni agli altri; risulta forse anche più importante "partire" al fine di stabilire ponti tra Culture, Chiese e Nazioni diverse.
Auguro a ciascuno di voi di poter percepire con più intensità il vostro essere "stranieri e pellegrini" in questo mondo, alla sequela di Colui che è voluto venire a condividere la nostra esistenza, e in solidarietà verso chi appare sempre più "alienato", escluso, ai margini di questo mondo!