Nuove "violenze" nel "Sud" del Paese

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sulle "ferite" del Sudan

Messo a rischio lo svolgimento della "tornata elettorale" del prossimo anno.

Giulio Albanese
("Avvenire", 3/9/’09)

Il "Sudan Meridionale" continua ad essere una "polveriera" che potrebbe esplodere da un momento all’altro, causando ulteriori disastri nel "Corno d’Africa". Il rischio concreto di queste ore è la ripresa della "guerriglia" (la "Anya Nya") che in passato scese in campo due volte – dal 1955 al 1972 e dal 1983 al 2005 – contro il Governo centrale di Khartoum. Se da una parte va riconosciuto l’impegno profuso in questi mesi dall’"inviato speciale" degli Stati Uniti in Sudan, Scott Gration, il quale, è riuscito a strappare, il 20 Agosto scorso, l’ennesimo "accordo" di "buon vicinato" tra il "Congresso Nazionale" ("Ncp"), "partito" del Presidente sudanese Omar Hassan El Bashir, e il "Movimento di Liberazione Popolare del Sud Sudan" ("Splm"); dall’altra si ha la sensazione che il precipitare della situazione sociale e l’acutizzarsi della violenza renda il processo di pace evanescente. In effetti, i due contendenti, sotto la spinta di Washington, hanno sì rinnovato il loro impegno rispetto all’"accordo" che firmarono a Nairobi il 9 Gennaio del 2005, ma senza vera convinzione.
D’altronde gli ingredienti per un nuovo conflitto sembrano esserci tutti, se si pensa ai problemi concreti di sempre, mai risolti, come le croniche "carestie", la "siccità", le contese territoriali per i pascoli e le sorgenti d’acqua.
Dal Gennaio scorso, secondo autorevoli fonti delle
"Nazioni Unite", almeno 1.200 persone hanno perso la vita durante scontri "etnici" tra gruppi rivali. Una cifra, questa, inferiore alle stime fornite dall’"Arcidiocesi" di Juba che, per il solo controllo dell’acqua, ritiene che da Giugno siano morte oltre 2.000 persone. La scarsità di "risorse idriche", come anche le difficoltà di procurarsi il cibo, acuisce infatti di giorno in giorno la conflittualità, causando un numero ingente di "sfollati", che negli ultimi otto mesi ha raggiunto le 250mila unità. Sono circa un milione e 200mila i "sud-sudanesi" che oggi dipendono dagli aiuti del "Programma Alimentare Mondiale" dell’Onu, a riprova che non sussistono ancora le condizioni di sicurezza che i politici si sono ripetutamente impegnati a garantire. Se è vero dunque che, almeno per salvare le apparenze, "Nord" e "Sud" Sudan hanno cessato formalmente le ostilità, collaborando per l’organizzazione delle "elezioni presidenziali" nel 2010 e del "referendum" per l’autonomia delle regioni meridionali nel 2011, la diffidenza tra le parti rimane altissima. Ne è testimonianza la recente pubblicazione dei risultati del "censimento" della popolazione, duramente contestati dal fronte "autonomista".
Da rilevare anche che lo scorso 14 Agosto una deputata dello schieramento "governativo", Miriam Biringi, è stata uccisa da un gruppo di miliziani "sudisti". La vittima era appena stata eletta Segretario della sezione femminile del suo "partito" nello Stato meridionale della "Western Equatoria". A detta della maggioranza degli osservatori, Khartoum farà di tutto per evitare la "secessione" del "Sud", godendo dell’appoggio incondizionato del
"Governo Cinese", interessato allo sfruttamento dell’immenso bacino petrolifero lungo il corso del Nilo. Ed è altrettanto vero che il "Movimento di Liberazione" trova non poche difficoltà a coagulare gli interessi dei vari gruppi "etnici" delle regioni meridionali, come i "denka", i "nuer" e gli "scilluk". Si tratta di rivalità per alcuni versi "ancestrali", che però potrebbero compromettere lo svolgimento della "tornata elettorale" in programma nel "Sud" il prossimo anno. E se così fosse il Governo di Khartoum, nonostante il divieto "islamico" di bere alcolici, sarebbe certo pronto a brindare.