Verso la "Giornata Missionaria"

RITAGLI     Qui, ora e fino ai "confini" del mondo     DOCUMENTI

Giulio Albanese
("Avvenire", 6/9/’09)

In un mondo dove le "brutte notizie" sembrano scandire l’esistenza umana, la Chiesa è chiamata a farsi interprete di uno straordinario "messaggio" di salvezza, decisamente in controtendenza rispetto a una visione rovinosa della storia. È questo l’impegno a cui chiama il tradizionale "Messaggio" del Papa per la "Giornata Missionaria Mondiale", che quest’anno si celebra Domenica 18 Ottobre sul tema: "Le nazioni cammineranno alla sua luce". La "Buona Notizia" rappresenta in effetti l’unico "antidoto" a ogni forma di dispersione, contrapposizione, o inimicizia nel nostro povero e ricchissimo mondo in quanto tutto, ma davvero tutto, verrà rappacificato, riconciliato «mediante il sangue della "Croce"», e ricondotto all’unità. Una visione "teologica", quella del Papa, decisamente aperta alla fraternità universale e alla speranza di fronte agli oscuri presagi del nostro tempo.
In una società fortemente segnata dalla "globalizzazione", dove l’umanità appare proiettata verso un futuro smisurato eppure effimero e vive in un presente macchiato da ingiustizie e sopraffazioni, la riflessione di
Benedetto XVI coglie e amplifica un’attesa di redenzione, di una vita davvero autentica, secondo il disegno salvifico «perché tutte le nazioni diventino "Popolo di Dio"». È per questo che la missione universale, proprio perché riguarda da vicino ogni credente, «deve divenire una costante fondamentale della vita della Chiesa». E non v’è dubbio che si tratta di un impegno tanto decisivo quanto arduo se si considera, scrive il Papa, che «la Chiesa mira a trasformare il mondo con la proclamazione del "Vangelo" dell’amore».
È ancora e sempre la prospettiva di un cristianesimo di "frontiera", nelle nostre società "avanzate" e fino agli estremi "confini" del mondo, capace di rispondere ovunque e sempre alle istanze integrali della persona umana. Capace di affermare i valori del "Regno": la libertà, la pace, la giustizia.
È proprio in questa prospettiva che si colloca la chiamata alla "cooperazione" tra le Chiese. Ed è naturale ripensare, a distanza di dieci anni (era l’Aprile 1999) dalla pubblicazione, alle pagine de "L’amore di Cristo ci sospinge", la "Lettera" del "Consiglio Episcopale Permanente" della
"Cei" alle comunità cristiane per un rinnovato impegno missionario. Quel testo, nella sua intensa brevità, invitava ad «aprire il libro delle missioni» in modo da favorire uno scambio con le giovani Chiese dette, appunto, «di missione», considerando non solo il pur dovuto aiuto materiale, ma anche l’effettiva comunicazione reciproca di esperienze, di stimoli, di modelli di "evangelizzazione". La "Giornata Mondiale Missionaria", ricorda ora il Santo Padre, è anche un’occasione privilegiata per ricordare le Chiese "locali" e i Missionari e le Missionarie «che si trovano a testimoniare e diffondere il "Regno di Dio" in situazioni di persecuzione, con forme di oppressione che vanno dalla discriminazione sociale fino al carcere, alla tortura e alla morte». La loro testimonianza è certamente motivo di riflessione per tutti, "credenti" e "non credenti", nella certezza che l’annuncio del "Vangelo" non è contro nessuno e promuove il "bene comune" dei popoli al di là di ogni chiusura e grettezza umana.
La riscoperta della natura "missionaria" di tutta la Chiesa è oggi una realtà. Ed è una realtà complessa. Ha prodotto, infatti, una fioritura di "vocazioni laicali", ma sembra paradossalmente aver indebolito nelle "vecchie" Chiese la proposta e il fascino di una scelta di "consacrazione" a vita per la tradizionale missione "Ad Gentes". È un punto nodale che anche in una recente "Lettera" della
"Cimi" (la "Conferenza degli Istituti Missionari in Italia") all’"Episcopato Italiano" ha trovato forte evidenza. È più che mai necessario rafforzare i vincoli che legano i Missionari alle loro Chiese di origine. La "comunione" e la prima forma di missione.