La «sfida» della "Giornata Missionaria Mondiale"

RITAGLI     Alle "frontiere" dell’umanità     DOCUMENTI
perché conosca l’"Amore"

Giulio Albanese
("Avvenire", 18/10/’09)

Lungi da ogni retorica, l’"apostolato" svolto dai nostri Missionari è un aspetto della "vita ecclesiale" che più di altri fa breccia nel cuore della gente. Basta riflettere sull’impatto che ha suscitato nell’intera "Diocesi" di Padova la recente scomparsa di Don Ruggero Ruvoletto, Sacerdote "fidei donum" in Brasile. I suoi "funerali" hanno generato profonda commozione nella terra che gli aveva dato i natali e in quella alla quale si era donato. Come ha ricordato Don Gianni Cesena, Direttore dalla "Fondazione Missio", la vicenda porta alla ribalta una figura esemplare, quella di un uomo che con il dono estremo della vita ha saputo rendere onore al nostro Paese, essendosi sacrificato eroicamente nella "Parrocchia" di Manaus dove svolgeva il proprio "ministero" a servizio dei poveri, per la causa del "Vangelo", come altri che lo hanno preceduto nella millenaria storia della "Chiesa". Ed è proprio per questa ragione che oggi siamo chiamati a fare memoria del servizio che uomini e donne del calibro di Don Ruggero svolgono in giro per il mondo, annunciando e testimoniando la "Buona Novella".
Un’iniziativa davvero illuminata quella della
"Giornata Missionaria Mondiale" ("Gmm"), che venne suggerita in una riunione del "Circolo Missionario" del "Seminario Provinciale" di Sassari negli "Anni Venti", allora retto dai "Vincenziani", tra i quali spiccava per grande zelo il Padre Giovanni Battista Manzella.
Facendo tesoro di questa intuizione, la "Pontificia Opera della Propagazione della Fede" propose a
Papa Pio XI di indire una "Giornata" annuale in favore dell’attività "missionaria" della "Chiesa". Un compito assunto fattivamente nel 1926 dall’intero consesso delle "Pontificie Opere Missionarie" rappresentate attualmente in Italia dalla "Fondazione Missio". Una "vocazione" espressa a chiare lettere dal "tema" che è stato scelto per animare l’odierna "Giornata", «Vangelo senza confini». Uno "slogan" che sprigiona un impegno costante per ogni "battezzato", dalla forte valenza "universale", nella consapevolezza, come scriveva Giovanni Paolo II, che «la fede si rafforza donandola».
La diminuzione di "vocazioni missionarie" "ad vitam", in Italia, è un dato preoccupante sul quale occorre interrogarsi, rappresentando una sfida in cui è in gioco l’identità stessa del nostro "cristianesimo". In effetti se si considera che nel 1990 i Missionari italiani erano 24mila, mentre attualmente la cifra è attestata attorno alle 10mila unità, non v’è dubbio che l’Italia non può più continuare a essere considerata una semplice "retrovia" geografica della
"Missione". Come peraltro indicato da una recente "Lettera" della "Conferenza" che riunisce gli "Istituti Missionari", indirizzata all’"Episcopato Italiano", si avverte sempre più l’esigenza di valorizzare la presenza "missionaria" nel contesto delle nostre stesse "Diocesi" perché «ogni "cristiano" possa riconoscere e assimilare l’amore di Dio per il mondo, in particolare i piccoli, gli ultimi, gli "immigrati"». Pertanto, nel "villaggio globale", la "vocazione" "ad gentes" s’impone come profezia nell’ambito delle relazioni tra «vecchie» e «giovani» "Chiese", tra "Nord" e "Sud" del mondo, nella certezza che proprio a partire dal "Vangelo" si afferma il paradigma di quel destino comune verso cui tende l’umanità nell’economia della "salvezza". «Scopo della "Missione" della "Chiesa" infatti è di illuminare con la luce del "Vangelo" tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio», ci ricorda Benedetto XVI nel suo "Messaggio" per la "Giornata Missionaria Mondiale". Un "mandato" che trova la sua "metafora" nel secondo "Sinodo per l’Africa", riunito in questi giorni a Roma per volere del Santo Padre. A riprova che oggi, più che mai in passato, la "Missione" viene a noi da terre lontane, interpellandoci sulle nostre responsabilità rispetto alle sfide del "Vangelo".