"Cristiani" che «sfidano» sé e il "mondo"

RITAGLI    Oltre i "paternalismi" senza darsi "alibi"    DOCUMENTI

I Vescovi dell'Africa riflettono sui temi del Sinodo, in Vaticano!

Giulio Albanese
("Avvenire", 24/10/’09)

Basta con i "luoghi comuni" infarciti di "paternalismi" stucchevoli che fanno dell’Africa la metafora della "disgrazie umane". È davvero pungente e a tratti provocatorio il "Messaggio Finale" del "Sinodo Africano", a significare che non c’è tempo da perdere perché l’Africa deve cambiare e soprattutto non può abbandonarsi alla "disperazione".
Per carità i problemi sono reali, fanno ovviamente intendere i
"Padri Sinodali", ma è giunta l’ora di voltare pagina e questo sarà possibile solo e unicamente attraverso una decisa assunzione di responsabilità. Allora, se si vuole davvero aiutare l’Africa, il punto di partenza deve essere il rinnovamento della "comunità cristiana", rifuggendo da inutili e sterili "pietismi", nella certezza che occorre mettere in discussione una mentalità remissiva di fronte alle "sfide" imposte dalla "globalizzazione". È sintomatico che a pensarla così non siano degli "esperti" stranieri, ma i "Vescovi Africani" che hanno preso parte all’"Assise Sinodale". Ad esempio, il Presidente della "Commissione" incaricata di redigere il testo, Monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), commentando il "Messaggio", ha affermato senza esitazione che non si può trovare alcuna scusante al "deficit" di "democrazia" che attanaglia il "Continente", sostenendo che questa è una «via africana» per reggere i Paesi.
Neanche piangersi addosso può aiutare a superare l’"empasse", asserendo che l’Africa è stata vittima per secoli dello "schiavismo" o del "colonialismo". D’altronde, come recita un detto "anglosassone", "charity begins at home", "la carità comincia in casa propria". Ed è per questo motivo che il "Messaggio" è indirizzato principalmente all’Africa in tutte le sue componenti, sia "ecclesiali" che "socio-politiche", perché possano modificare un sistema che determina una crescente divaricazione tra "ricchi" e "poveri". In questa prospettiva, come si legge nel "Messaggio", «l’Africa ha bisogno di politici "santi" che combattano la "corruzione" e lavorino al "bene comune". Coloro che non sono formati alla fede, si convertano o abbandonino la scena pubblica per non danneggiare la popolazione e la credibilità della "Chiesa Cattolica"».
Molto importanti anche i riferimenti alla "famiglia" che le "classi dirigenti" debbono impegnarsi a salvaguardare, perché una nazione che penalizza questa "istituzione" agisce contro i propri interessi. Un richiamo questo che, lungi dal voler scadere in futili "polemiche", potrebbe essere rivolto anche ai "Governi" del "Primo Mondo".
E ancora, proprio nella consapevolezza che l’Africa è parte integrante del "villaggio globale", il "Messaggio" è anche rivolto alla "comunità internazionale", perché tratti il "Continente Africano" con rispetto e dignità, cambiando le regole del gioco "economico" e affrontando una volta per tutte la questione del "debito estero", come anche il problema dello sfruttamento delle "risorse naturali" perpetrato con scaltrezza da gruppi d’interesse stranieri. Naturalmente, i temi trattati nella "missiva" sono davvero a "360 gradi": dal ruolo della donna, «spina dorsale» delle "Chiese locali", ai giovani che rappresentano a livello "continentale" il 60% della popolazione con meno di 25 anni; dall’importanza del "Sacramento" della
"Riconciliazione", al rafforzamento dei legami con le antiche "Chiese" di Etiopia e di Egitto e tra l’Africa e gli altri "Continenti". Per non parlare dell’importanza che rivestono i "mezzi di comunicazione sociale"; della lotta contro l’"Aids", facendo riferimento soprattutto al valore della "fedeltà coniugale" e della "castità"; o del "dialogo" col "mondo islamico", auspicando il pieno rispetto della "libertà religiosa". Pertinente, poi, il richiamo alla necessità di sostenere i "migranti" e i "rifugiati", perché l’"accoglienza" è un dovere. Un impegno a cui nessun "Governo" può sottrarsi. Toccante infine è il ringraziamento che viene formulato dai "Padri Sinodali" ai "Missionari". In fondo è anche merito loro se oggi in Africa c’è una "Chiesa" "adulta".