Il "dramma" dello Zimbabwe assediato dalla "miseria"

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Mezzo mondo guarda e tace

Giulio Albanese
("Avvenire", 6/11/’09)

Lo Zimbabwe di Robert Mugabe è la dimostrazione di quanto sia veritiera e sferzante la "saggezza popolare" secondo cui "al peggio non c’è mai fine".
Parliamo di un "personaggio" affamato di denaro e potere, afflitto da una "smania" incontenibile di grandezza. Nonostante abbia ormai varcato l’età "pensionabile", Mugabe non perde occasione di tuonare contro i suoi "detrattori", in patria e all’estero, considerandosi, dopo quasi trent’anni di "Governo" ininterrotto, il "padrone assoluto" del "Paese" alla guida del suo "Partito", la "Zanu-Pf", l’
"Unione Nazionale Africana" dello "Zimbabwe-Fronte Patriottico". Comunque sia, è sempre più oscuro e foriero di "sciagure" l’orizzonte politico dell’"ex Rhodesia", un tempo tra i più fiorenti "Stati" del "Continente" ma ridotto ormai al collasso "economico-sociale" da decenni di scriteriata gestione "ideologico-razziale" da parte del "regime" di Mugabe. Un "regime" che tra le sue peculiarità ha il "demerito" di aver attuato una sorta di "apartheid" alla rovescia: espropriando cioè illecitamente dei loro beni i cosiddetti "white farmers", gli ultimi "coloni bianchi" rimasti, e attuando una "redistribuzione" forzata delle terre che non rispondeva ad alcun criterio diverso dal "colore della pelle".
L’esigenza di una "riforma fondiaria" era certo impellente, ma non andava attuata secondo i criteri "coercitivi" imposti dal vecchio "satrapo".
Intanto il "premier"
Morgan Tsvangirai – che riveste l’insolito "doppio ruolo" di "Capo del Governo’ e "leader" dell’"opposizione", frutto di un tormentato "accordo" con Mugabe – è stato costretto a sospendere i lavori dell’"esecutivo" di "unità nazionale", fino a che non saranno interrotti gli "abusi" commessi nei confronti dei "militanti" del suo "Partito".
Esercito, polizia e "giudici" rimangono infatti saldamente ancora nelle mani di Mugabe, mentre sono sempre più numerosi i "processi" imbastiti contro i "deputati" del "Movimento per il Cambiamento Democratico" ("Mdc"). La strategia dello "Zanu-Pf" appare chiara: erodere il potere del "premier", tentando di far decadere dalla carica i pochi "parlamentari" di vantaggio che assicurano al "Mdc" la maggioranza. Con una condanna a sei mesi di carcere, un "deputato" è costretto, infatti, a dimettersi dal proprio incarico. Le accuse spaziano dallo "stupro" al furto, dal "terrorismo" al disturbo della "quiete pubblica".
Come se non bastasse, Mugabe ostenta atteggiamenti "provocatori" nei confronti di "personaggi" del calibro di Manfred Novak, "inviato speciale" dell’
"Onu" contro le "torture", il quale è stato respinto all’"aeroporto" di Harare. Novak avrebbe dovuto incontrare Tsvangirai, ma è stato costretto a tornare in Sudafrica con grande disappunto.
In questo inferno di dolore, a pagare il prezzo più alto è la povera gente. La "disoccupazione" è alle stelle, la "miseria" cresce a dismisura, mentre il "fantomatico" "Dollaro" dello Zimbabwe, letteralmente bruciato dall’"inflazione", è l’emblema del "tracollo nazionale" di cui Mugabe è il grande artefice. Ogni tanto qualche "mediatore internazionale", ultimo nella lista il "Presidente"
"congolese" Joseph Kabila, tenta affannosamente di ricucire lo strappo tra i due "contendenti". Il problema di fondo è che Tsvangirai ha le mani legate, essendo ostaggio di un’"oligarchia" che esige la revoca delle "sanzioni" imposte dagli "Stati Uniti" e dall’"Unione Europea" nei confronti di "dirigenti" e "manager" dello Zimbabwe, ritenuti vicini al "Presidente" Mugabe.
A questo punto la strada per giungere a un cambiamento "politico" indolore, e così ridare speranza di "ripresa", rischia di allontanarsi inesorabilmente. Ecco perché sarebbe auspicabile che il consesso delle nazioni, soprattutto "Africane", levasse alta la propria indignazione. Il "Continente" non può permettersi simili "défaillance", come peraltro auspicato dal recente
"Sinodo Africano". Servono davvero "politici" moralmente "sani" e possibilmente "santi". E non solo in Africa.