"Conferenza" fallita, i "poveri" aspettano

RITAGLI     Il "nulla" della "Fao",     MISSIONE AMICIZIA
l’"indifferenza" dei "Grandi"

Giulio Albanese
("Avvenire", 19/11/’09)

Rammarico e delusione di fronte ad un’altra occasione mancata. Sono questi i sentimenti che meglio esprimono il disagio degli uomini di "buona volontà", su scala "planetaria", rispetto alle conclusioni del "Vertice" della "Fao" sulla "sicurezza alimentare" svoltosi da Lunedì a ieri.
Un evento inconcludente, forse il peggiore nella storia di questa benemerita organizzazione
"Onu", caratterizzato dall’indifferenza dei "Grandi della Terra" e soprattutto dall’assenza di obiettivi concreti e modalità attuative in campo economico. Se da una parte è vero che i "principi chiave" del "Documento" acclamato dai "Capi di Stato" e di "Governo" in "Assemblea Plenaria" formulano gli orientamenti della strategia futura nella lotta contro la "fame", dall’altra rimangono pur sempre semplici "enunciazioni", mancando ad esempio le cifre reali degli "stanziamenti". Insomma, quei famosi 44 miliardi di dollari annui, che lo stesso "Direttore Generale" della "Fao", Jacques Diouf, si era preoccupato di inserire nel "testo preparatorio", sono stati depennati nella versione finale per assicurare il "voto" del Canada, dell’Australia e dei Paesi del "G8". Inoltre, è davvero sconcertante il fatto che nel testo sia mancato un preciso riferimento "temporale": entro quando, cioè, raggiungere l’obiettivo di sradicare la piaga della "fame", che oggi affligge oltre un miliardo di persone. E cosa dire poi di quel fantomatico coordinamento di controllo sulla "sicurezza alimentare", dato che nessuno s’è preoccupato di definirne i meccanismi nel "testo finale"? Per non parlare della questione "climatica" o della cosiddetta "agricoltura sostenibile" che, sebbene siano state enunciate, mancano di quelle indicazioni operative per cui sia possibile realizzare "progetti" a breve, medio e lungo termine.
Per chi si sforza di riconoscere nella storia contemporanea l’orizzonte "cristiano" della "speranza", il
"Messaggio" di Benedetto XVI ha presentato davvero l’unica nota positiva delle intere "assise", un indirizzo che se fosse stato accolto da chi di dovere, proprio per la sua concretezza, avrebbe potuto segnare la svolta. Ed invece questo "summit" ha rilevato palesemente la debolezza di un "sistema istituzionale internazionale" di cui la "Fao", forse più di altri organismi, rappresenta la "cartina al tornasole". Ma sarebbe fuorviante prendersela con le "Nazioni Unite" che, da molto tempo a questa parte, hanno dimostrato d’essere un organismo frenato dal pesante fardello della "burocrazia". La verità è che l’"Onu", attraverso le sue molteplici "diramazioni", è l’espressione eclatante di quello che i Paesi membri del "Consiglio di Sicurezza" intendono che sia: un’istituzione debole, a cui però viene affidata l’ardua "missione" di rappresentare il "consesso delle nazioni" come unico organismo "super partes" a livello "planetario". E allora sarebbe più onesto che il "Presidente" "Usa" Barack Obama o il "premier" britannico Gordon Brown (tanto per citare alcuni tra gli illustri "assenti"), che in altri tempi sembravano fossero i "porta-bandiera" della "solidarietà globale", ammettessero la mancanza di volontà "politica" dei rispettivi "Governi". La posta in gioco è alta, essendo l’"inedia" una questione "morale", che ancora una volta viene "premeditatamente" lasciata nel cassetto, con conseguenze devastanti per una moltitudine smisurata di uomini e di donne, mentre si preferisce investire, con grande disinvoltura e "spregiudicatezza", per salvare l’"alta finanza" e sostenere le "spese militari". Sta di fatto che nella suggestiva cornice dell’"Urbe" a farla da padroni sull’"Aventino" sono stati personaggi alquanto controversi, come il "Colonnello" "libico" Muammar Gheddafi o il "Presidente" dello Zimbabwe Robert Mugabe, i quali, a modo loro, hanno cercato di travestirsi da "paladini" del "Sud del Mondo". Sarebbe comunque un errore pensare che il "Ricco Epulone" possa continuare a fare il bello e il cattivo tempo. Perché la salvezza di "Lazzaro" è oggi più che mai un precetto per tanta "società civile", "voce di chi non ha voce".