Le "cancellerie" non hanno "alibi"

PRECEDENTE    Occhi chiusi sulla più "disperata" terra d’Africa    SEGUENTE

Giulio Albanese
("Avvenire", 4/12/’09)

A Mogadiscio ieri è avvenuta l’ennesima "strage" per colpa di un "folle" che s’è fatto saltare in aria squassando l’"Hotel Shamo". Un fatto di "cronaca" agghiacciante che ha riscosso l’attenzione dei "media internazionali" non solo per l’elevato numero di vittime, ma anche per la morte di alcuni "Ministri" del "Governo di transizione". Il micidiale "ordigno" ha investito in pieno la "cerimonia di laurea" della facoltà di "Medicina" dell’"Università del Benadit", in corso nell’"Albergo", uno dei pochi ancora in funzione in una "città fantasma" che ha ormai le sembianze di una "Stalingrado Africana". In quella che doveva essere una festa, una sorta di pallido bagliore nel buio della disperazione in cui versa l’intera Somalia, è sopraggiunta la "mannaia" di un odio feroce.
"Mattanze" di questo genere sono all’ordine del giorno a Mogadiscio e dintorni. La Somalia ha ormai raggiunto il "punto di non ritorno" e rappresenta l’emblema del "fallimento", non solo per i vari "Governi" che si sono succeduti dalla caduta del "regime" di Siad Barre nel 1991, ma per l’intero "consesso delle nazioni" che attraverso la "diplomazia internazionale" ha collezionato un’interminabile sfilza d’inenarrabili "fiaschi". Ecco che allora questa terra, esposta a "Oriente" quasi fosse parte del "puzzle geografico" che lega a incastro la "costa africana" alla "sponda yemenita", s’è trasformata nel tempo in una landa desolata dove oltre tre milioni e seicentomila persone sono costrette a vivere all’"addiaccio", senza "fissa dimora", dipendenti esclusivamente dall’"aiuto umanitario".
Un’umanità dolente sferzata anche dagli "eventi naturali". Basti pensare che sarebbero almeno 16mila i "disperati" che hanno perso anche il poco che avevano a causa delle piogge torrenziali che in questi giorni si sono abbattute sulla "Somalia meridionale". Un "ciclone" che si è abbattuto su una situazione già "endemicamente" grave. Le
"Nazioni Unite" hanno lanciato il solito "appello", lamentando la scarsità dei fondi a disposizione per gli "interventi umanitari" in questa parte del "Corno d’Africa" che rappresenta – è bene rammentarlo – la prima tra le nazioni più "disastrate" al mondo. Intanto, l’informazione "nostrana", con poche e lodevoli eccezioni, continua a tacere le vicende somale, di una terra cioè legata a noi, prima, per le vicende "coloniali" e, poi, negli "Anni ’50", per un’amministrazione "fiduciaria" in vista dell’"indipendenza". Ormai è una consuetudine: per parlarne occorre la notizia del "sequestro" di qualche nostro connazionale, poco importa se per mano dei "pirati" o dei "ribelli" di questa o quella "fazione", oppure serve l’uccisione di qualche esponente di spicco del "Governo". Altrimenti i morti ammazzati come quelli di ieri, gente "innocente", finiscono inevitabilmente nel "dimenticatoio".
Ma bisogna pur tornare a riflettere sulla Somalia, linea di faglia tra "Oriente" e "Occidente", che galleggia sul petrolio e dispone di giacimenti di "uranio" e "gas" che fanno gola a molti "potentati stranieri". Organizzazioni "malavitose", d’ispirazione "jihadista" e non solo, combattono per "procura", puntando al controllo di queste immense "risorse minerarie". Dietro le quinte ci sono "potentati" occulti, che intrallazzano nei commerci illeciti più "spregiudicati". Qualcuno penserà che certe cose non si possono scrivere, in quanto la situazione in quel "lembo" d’
Africa interessa a pochi ed è maledettamente complicata. Un "alibi" davvero misero. Ma le "cancellerie internazionali", che continuano a ignorare il "lamento" che sale dai popoli di questa "periferia del mondo", non hanno neppure questa fragile "scusa". Continua, così, a generarsi un incessante "esodo" di "profughi", molti dei quali sognano il raggiungimento della sponda "europea" del "Mediterraneo", quasi fosse la "metafora" di una libertà mai avuta.
E questa è un’altra "storia".