"Italia-Africa", un "destino" comune nel "Villaggio Globale"

RITAGLI     Più "aiuti", ma usati meglio     MISSIONE AMICIZIA

Il "contributo Cattolico" al prossimo "Summit"
sugli "Obiettivi del Millennio".

Giulio Albanese
("Avvenire", 17/9/’10)

Dando un’occhiata al "Barometro della Solidarietà", una ricerca demoscopica condotta da Doxa e promossa dalla Focsiv (la Federazione delle Ong Cristiane di Servizio Internazionale Volontario), risulta che per gli Italiani uno dei più importanti punti da inserire nell’Agenda della Politica Internazionale è il Primo Obiettivo della Dichiarazione per lo Sviluppo del Millennio: dimezzare entro il 2015 la fame e la povertà estrema. E proprio per questo motivo, fa davvero piacere sapere che Lunedì scorso si è svolto a Roma un incontro tra la Segreteria Generale della Cei (la Conferenza Episcopale Italiana) e una Delegazione del Secam (Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar).
In vista del
Summit sugli Obiettivi del Millennio, che si terrà a New York tra il 20 ed il 22 Settembre, Monsignor Francisco Joâo Silota, Vescovo di Chimono (Mozambico) e primo Vice-Presidente del Secam, ha illustrato le richieste che l’Episcopato Africano intende portare nei prossimi giorni al Palazzo di Vetro. Il concetto di fondo, espresso a chiare lettere dal Presule Mozambicano, è che la Comunità Internazionale è in ritardo nella tabella di marcia per il conseguimento degli Otto Obiettivi che i 191 Stati membri dell’Onu si sono impegnati a raggiungere per il 2015.
La Dichiarazione del Millennio, firmata nel Settembre del 2000, rischia dunque di rimanere, almeno in parte, un sogno nel cassetto, soprattutto per quanto concerne la situazione generale in cui versa il
Continente Africano. La Delegazione del Secam, che era accompagnata dalla Presidenza della Focsiv, ha espresso l’esigenza di una condivisione fattiva, in particolare riferimento ai temi della giustizia sociale e della pace, soprattutto con quelle Chiese, come la nostra, che offrono un contributo notevole nell’evangelizzazione in Africa. Non v’è dubbio infatti che si afferma l’esigenza, su scala planetaria, di una sinergia tra le varie Comunità Cristiane, soprattutto nell’attuale congiuntura economica che penalizza i Paesi in via di sviluppo.
Basti pensare al consistente ricavato delle estrazioni minerarie, che finisce nelle tasche delle Multinazionali del settore e in quelle di una piccola "élite" Africana, lasciando la maggioranza della popolazione, che pure vive in zone ricche di risorse, nella povertà estrema. Come peraltro emerso nel secondo
Sinodo Africano svoltosi un anno fa a Roma, la Chiesa è spesso l’unico attore sociale capace d’essere presente capillarmente sul vastissimo territorio Africano, fornendo i propri servizi là dove spesso le amministrazioni locali sono latitanti.
Trasformare queste esperienze in valori, e in azione politica, è cruciale per superare le difficoltà che attualmente impediscono lo sviluppo del Continente Africano, andando decisamente al di là dei soliti pietismi che a volte caratterizzato un certo agire solidale. È indubbio che gli aiuti debbano aumentare, ma è anche imprescindibile spendere meglio, evitando il dispendio di risorse per l’acquisto di armamenti e altre "congerie". Di converso, occorre creare le condizioni affinché i
Paesi Africani ce la facciano con le proprie gambe. Nella fattispecie s’impone l’urgenza della cancellazione di quei sussidi che – distorcendo il commercio dei prodotti "agro-alimentari" – riducono le esportazioni del Continente Africano. Ma la sfida nelle relazioni "Italia-Africa" ha innanzitutto una valenza culturale, nella consapevolezza che "noi" e "loro" abbiamo un destino comune nel Villaggio Globale. Si tratta, in sostanza, di superare ogni forma di reciproco pregiudizio. Un’istanza pienamente condivisa sia dal Segretario Generale della Cei, Monsignor Mariano Crociata, come dal Presidente della Fondazione Missio, Monsignor Ambrogio Spreafico, che hanno confermato alla Delegazione del Secam la loro più sentita Comunione Ecclesiale e l’impegno a sostenere la Cooperazione "ad Gentes". La testimonianza dei nostri Missionari e Volontari, come anche l’impegno della Chiesa Italiana in tutte le sue molteplici componenti, sono una garanzia, guardando al futuro.