Oggi "Giornata Mondiale" contro la "Fame"

RITAGLI     La prima "riforma globale":     DOCUMENTI
garantire il "cibo" a tutti

Si vuole far credere che esista "scarsità" di "materie prime alimentari".
Invece, vi sono ingiustizie" nella "distribuzione".

Giulio Albanese
("Avvenire", 16/10/’10)

Uno dei grandi inganni della globalizzazione è quello di voler far credere che la Fame nel Mondo sia causata dalla scarsità di materie prime alimentari! In effetti, coloro che siedono nella "stanza dei bottoni" – vale a dire Governi, Istituzioni Finanziarie e Compagnie di "Agro-Business" – , sanno bene che se vi fosse equità su scala planetaria vi sarebbe doppia razione per tutti.
La verità è che il sistema di distribuzione è tale per cui meno di un quinto della popolazione umana si appropria, per così dire, di tre quarti della torta.
Questo in concreto significa che finora, nonostante gli altisonanti proclami lanciati dai Grandi della Terra, la politica ha abdicato rispetto alle prepotenti istanze del commercio più sfrenato. Qualcuno obietta dicendo che in questi tempi di recessione la produzione "agro-alimentare" aumenta all’incirca dell’1,3% all’anno, mentre l’aumento della popolazione procede al 2,2% all’anno. Si omette però di ricordare che l’agricoltura mondiale, unitamente al settore alimentare, rappresenta il secondo comparto in termini di redditività per coloro che operano nelle "piazze finanziarie". Il risultato è un’enorme speculazione che comporta spesso il rincaro dei prodotti alimentari. Ecco che allora il cibo viene considerato solo e unicamente una "merce di scambio" e non un "diritto di tutti". Con troppa noncuranza dimentichiamo che l’alimentazione è il diritto umano fondamentale per garantire la vita. Per rendersene conto, basta leggere il "Compendio" della "Dottrina Sociale della Chiesa", come anche la "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani", per non parlare degli
"Obiettivi del Millennio" fissati dalle "Nazioni Unite", che pongono al primo posto la riduzione del 50% del numero di persone che soffrono la fame entro il 2015. Certo, qualcosa di positivo è avvenuto se si considera che il numero degli affamati è diminuito – da 1,02 miliardi nel 2009 a 925 milioni – , ma questo non vuol dire affatto che le cause strutturali di questo dramma siano state affrontate con sufficiente determinazione. Anche perché la filosofia di fondo che regola l’economia mondiale rimane sempre la stessa: mangia chi paga, o meglio, chi viene messo nelle condizioni di farlo. Non desta dunque meraviglia se gli interventi per contrastare l’inedia risultano essere prevalentemente all’insegna dell’emergenza e dunque dell’assistenzialismo, senza che vi sia la determinazione di creare condizioni di effettivo sviluppo e benessere nei Paesi del Sud del Mondo. A parte le Guerre e i cambiamenti climatici causati dall’egoismo umano, vi sono dei meccanismi subdoli che andrebbero stigmatizzati a chiare lettere.
Pensiamo ad esempio a certe regole del commercio per cui nei
Mercati Africani i pomodori Europei, godendo del sostegno dei Sussidi Governativi, costano meno di quelli prodotti localmente. E cosa dire del cibo che viene usato come mangime per animali anziché per nutrire direttamente le persone che ne hanno bisogno? In questa prospettiva, urge davvero la necessità di una riforma in grado di riprogettare il sistema del cibo in chiave locale. Non solo si eviterebbero sprechi che gridano vendetta – basti pensare alle giacenze sugli scaffali della grande distribuzione che finiscono poi tra i rifiuti – , ma si potrebbero riequilibrare certe drammatiche disuguaglianze create da un atteggiamento "predatorio" e "post-colonialista" da parte dei Paesi ricchi nei confronti di quelli poveri. È dunque necessario cambiare le regole del gioco facendo tesoro dell’appello contenuto nel "Messaggio" rivolto da Benedetto XVI al Direttore Generale della "Fao", Jacques Diouf, in occasione dell’odierna "Giornata Mondiale dell’Alimentazione": promuovendo cioè «tutte le risorse e le "infra-strutture" necessarie per sostenere la produzione e distribuzione in modo tale da garantire pienamente il diritto al cibo».