Si celebra oggi la "Giornata Missionaria Mondiale"

RITAGLI     Fede "robusta" e "generosa"     DOCUMENTI
per un «mondo capovolto»

Giulio Albanese
("Avvenire", 24/10/’10)

La "Giornata Missionaria Mondiale" è un’occasione da non perdere. Sono duemila anni che esiste la Chiesa.
E questo non solo perché possiede una
Missione universale nei confronti dell’intera umanità, ma anche per quanto iscritto nella sua stessa anima, quel dinamismo proteso alla diffusione della fede per la causa del Regno. Ecco perché oggi non possiamo fare a meno di dire "Grazie" ai nostri Missionari, uomini e donne, che hanno fatto la scelta di testimoniare la Parola di Dio ovunque nel mondo.
Qualcuno ha scritto che rappresentano il "valore aggiunto" del
Cattolicesimo. In effetti, in questi tempi di crisi – non solo economica ma anche dei valori – la loro testimonianza nei cinque Continenti ci fa comprendere, col cuore e con la mente, che nella vita c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Vivono lontano dai riflettori, testimoniando il Vangelo della pace senza reticenze, spesso in contesti sociali di aperta conflittualità, a fianco delle loro Comunità. Occorre d’altronde fede robusta e generosa per accettare di rimanere laddove nessuno vorrebbe mettere piede, poco importa che si tratti di certe "baraccopoli" o delle savane. E a proposito delle persecuzioni che avvengono in non pochi Paesi dove libertà e Democrazia sono negate, i Missionari hanno una percezione davvero disarmante rispetto al sentire comune, basata essenzialmente sulla consapevolezza dell’impronta Divina presente nell’animo umano. Una conoscenza della Croce di Cristo che li spinge a vivere lo "Spirito delle Beatitudini", per l’edificazione di una società rispettosa dei diritti fondamentali della persona, contro nessuno. Un indirizzo che stride con certi fondamentalismi diffusi ovunque a macchia d’olio, tra Oriente ed Occidente.
Queste vocazioni appaiono istintivamente aperte all’alterità, al bene comune dei Popoli, e dunque alla cooperazione intesa come scambio tra Nord e Sud del Mondo, tra giovani Comunità e Chiese d’antica Tradizione. Da questo punto di vista, i Missionari sono portatori di un "mondo capovolto", alternativo, profetico, rispettoso delle necessità di tanta umanità dolente. Basti pensare alla povertà di quelle Nazioni dove svolgono il loro Apostolato e a cui è stato chiesto dai Grandi della Terra di pagare esosi interessi sugli aiuti ricevuti, fino a impoverirli ulteriormente in maniera esponenziale.
Durante la recente
"Settimana Sociale" di Reggio Calabria, si è parlato molto dell’urgenza di combattere le ingiustizie e le sopraffazioni in atto nel nostro povero Mondo, educando le nuove generazioni alla "mondialità", intesa soprattutto come riconoscimento della cittadinanza dei Popoli. Ebbene, questa apertura Missionaria, contro ogni forma di pregiudizio economico, razziale o ideologico, rappresenta un’istanza irrinunciabile nel tempo della globalizzazione. «In una società "multi-etnica" – scrive Benedetto XVI, nel tradizionale "Messaggio" per l’odierna "Giornata" – , che sempre più sperimenta forme di solitudine e di indifferenza preoccupanti, i Cristiani devono imparare ad offrire segni di speranza e a divenire fratelli universali, coltivando i grandi ideali che trasformano la storia e, senza false illusioni o inutili paure, impegnarsi a rendere il Pianeta la casa di tutti i Popoli».
Una cosa è certa: questa Domenica rappresenta il momento focale dell’"Ottobre Missionario" ed è pertanto necessario fare insieme "memoria" di un impegno Spirituale inteso come congiunzione dello spirito Cristiano con la vita di tutti i Popoli. Ogni Battezzato deve quindi assumersi le proprie responsabilità rispetto alle esigenze del Mandato Missionario, che richiede l’assunzione di nuovi stili di vita e dunque di un Cristianesimo profondamente vissuto.
Insomma occorre imparare a "fare sistema", "nella comunione", secondo i dettami Evangelici di cui, per primi, i nostri Missionari sono latori. Il Tema scelto quest’anno per l’occasione – «Spezzare pane per tutti i Popoli» – è molto più che una metafora, affermando l’impellente necessità esistenziale di fattiva condivisione, in un Mondo che ha sempre più fame e sete di Dio!