Rischi "interni" e il problema del "controllo" sul "Nilo"

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adesso si deve fare lo "Stato"

Giulio Albanese
("Avvenire", 19/1/’11)

Il "Referendum" per sancire l’"Auto-Determinazione" del "Sud-Sudan" è stato un successo, soprattutto se si considerano i timori della vigilia. Anzitutto, va riconosciuto il funzionamento della macchina Elettorale, sia per quanto concerne la logistica, sia per la sicurezza. Non è un caso se la Responsabile della Missione di Monitoraggio dell’"Unione Europea", Veronique de Keyser, ha definito il "Referendum" con due aggettivi emblematici: «credibile e pacifico». Per non parlare della partecipazione degli aventi diritto, che è andata ben oltre il "Quorum" richiesto del 60%, attestandosi attorno all’80% dei votanti. A questo punto non resta che attendere la Pubblicazione Ufficiale dei Risultati, prevista tra meno di un mese, anche se è evidente che il Risultato è ormai scontato. Infatti, la stragrande maggioranza della Popolazione "Sud-Sudanese", che ha sperimentato per lunghi anni le conseguenze della sanguinosa Guerra Civile, ha deciso di voltare pagina, optando per l’Indipendenza dal "Nord". Ma non è oro tutto quello che luccica perché, nel momento in cui verrà sancita la Secessione, si tratterà di creare uno nuovo "Stato". Non solo in termini Amministrativi e Infrastrutturali, ma anche e soprattutto Politicamente. Il rischio, sempre in agguato, è che le Formazioni Partitiche del "Sud", col tempo, assumano sempre più una connotazione Etnica. Al momento, il vero collante è costituito dagli "Ex-Ribelli" dell’"Esercito di Liberazione Popolare del Sudan" ("Spla") che per sei anni, durante la fase di transizione prevista dagli Accordi di Pace, hanno amministrato le "Regioni Meridionali" attraverso il braccio Politico del loro "Movimento", il "Mpla". Una realtà estremamente complessa e articolata, caratterizzata comunque da una gerarchia piramidale, al cui interno sono rappresentate, forse con qualche discrimine, piccole e grandi Etnie, dai "Denka" ai "Nuer", dagli "Shilluk" ai "Toposa". E la pacifica convivenza di queste componenti dipenderà dalla capacità di gestire equamente gli Aiuti che la "Comunità Internazionale" si è impegnata ad elargire e gli investimenti delle "Compagnie Straniere". Il pericolo è che si metta a repentaglio la credibilità della nascente Nazione "Sud-Sudanese", la quale dovrà pesto misurarsi con Khartoum per risolvere la situazione nella Regione Petrolifera di "Abyei", dove si continua a morire. Vi è poi un’altra scottante questione che riguarda non solo il Sudan, ma l’intero scacchiere "Geo-Politico" del "Fiume Nilo": per citare i più importanti, dall’Egitto all’Etiopia, dall’Uganda all’"Ex-Zaire". La separazione dei Territori "Sud-Sudanesi" dal "Nord", infatti, riaccenderà il confronto Politico e Militare sulla gestione delle acque del grande "Fiume", ormai insufficienti per le richieste di tutti i Paesi bagnati dal suo corso. Il che significa, in sostanza, non solo un nuovo fronte di "Lotta per il Pane", ma anche una competizione per il controllo del "Bacino Idrografico" a fini energetici. A questo proposito, la nascente "Repubblica Sud-Sudanese" potrebbe subire gli effetti delle proteste, avvenute in questi giorni, dei ceti meno abbienti del "Nord", ma anche l’intensificarsi del flusso migratorio, verso "Meridione", delle Popolazioni "Nilotiche", "Animiste" e "Cristiane", che saranno considerate, a questo punto, "Straniere" dal Governo di Khartoum. Vi è infine il timore che il nuovo corso "Sud-Sudanese" possa, prima o poi, penalizzare le "Chiese Cristiane" nel "Nord". Fonti riservate vicine al Presidente El Bashir non escludono l’intenzione, da parte del Regime, di espellere i membri "Stranieri" delle "Chiese Cristiane", come è già avvenuto nella vicina Eritrea. Si tratta di una voce, ma la "Diplomazia Internazionale" deve vigilare, perché il pretesto della Nascita di uno Stato nel "Sud" non diventi ignobile "arma di ricatto" nelle mani dell’Oligarchia Fondamentalista di Khartoum!