PRECEDENTE     L’"amicizia"?     SEGUENTE
"Antidoto" al "vuoto" d’affetto e d’ascolto

Di fronte a "legami" appiattiti sulla "corporeità",
e a "fragilità" colmate con "bevande" o "sostanze",
vanno riscoperti il "dono", la "castità" e l’"umiltà".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Alcune settimane fa, un mio carissimo amico ha festeggiato il "25°" della sua "Ordinazione Sacerdotale". Ho avuto la gioia di partecipare alla celebrazione della "Messa" nella sua "Parrocchia", in modo semplice e "caldo": con la preghiera, i doni, i canti, i «grazie», la gente gli ha detto che gli "voleva bene". Anche noi «amici Preti» ci siamo permessi di regalargli un paio di sci; lo sci è una "passione" comune, che diventa occasione di "fraternità". È bello avere "veri" amici; ringrazio il Signore perché fra i miei "Confratelli" sento di averne; l’amicizia "vera" è un dono grande e, purtroppo, è una rarità.
Alcuni anni fa, stavo per partire con un bel numero di giovani per un "campo diocesano", quando mi capitò un "problema famigliare". Istintivamente, pensai di chiedere aiuto al "Vice-Parroco" della mia "Parrocchia" di origine, dove ancora abita mia mamma; mi rivolsi a lui, un Prete molto in gamba, per chiedergli se poteva sostituirmi; immediatamente mi disse di "sì", senza pensarci; non dimenticherò mai questo gesto di "amicizia sacerdotale"!
Nella sua recente "Enciclica",
«Caritas in veritate», il Papa parla di "fraternità" applicandola allo "sviluppo" umano, economico e politico. Essere fratelli è ancora di più che essere amici "veri"; l’espressione «in veritate» è interessante; cosa significa amare davvero, essere amici nella "verità"?
Il mio "Padre Spirituale" è "Parroco" in una grande "Parrocchia" di città. Ultimamente mi raccontava, e anche io raccontavo, delle sofferenze di tante persone, giovani e adulti, collegate a situazioni "affettive" non chiare, appiattite sulla "corporeità", su comportamenti sessuali non "veri", che alla fine lasciano l’amaro in bocca. Tutti abbiamo un "vuoto affettivo" da riempire, che spesso "urla" in modo terribile; talvolta tentiamo di riempirlo con le "cose" da fare; molti lo fanno con il cibo o le bevande, con altre "sostanze", con immagini, con gesti, o con "cose" da toccare o da possedere; capiamo che un "vuoto spirituale" va colmato con "ingredienti spirituali", non "materiali", ma non ci riusciamo.
Più amicizia "vera" renderebbe meno necessari "riempitivi" disordinati, che alla fine lasciano un "retrogusto" triste: come una bevanda inizialmente "dolce", ma alla fine "velenosa". In un recente incontro, una ragazza di 15 anni ha detto con lucidità che «l’amicizia di Gesù riempie il cuore ed è sempre disponibile». Gesù è un amico "vero"; che riempie il cuore…
Il responsabile del "Servizio di Pastorale Giovanile" di una "Diocesi" mi ha detto che inizierà l’"Avvento" con una grande "Liturgia Penitenziale". L’amicizia ha bisogno di tempo, di "fatti", di rispetto, di ascolto, di sofferenza, di dono, di "castità", di attesa, di ricerca, di "umiltà", di "povertà", di preghiera, di "obbedienza" alla "voce" dello "Spirito Santo"!

("Avvenire", 17/11/’09)