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così si «scopre» l’altro!

"Muoversi" è garanzia di "novità". Ed ogni "incontro" con chi è diverso da noi ci arricchisce.
Ecco cosa significa essere "missionari"…

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

La settimana scorsa la "comunità" delle Suore che abita vicino alla nostra casa mi ha invitato a celebrare l'"Eucaristia" insieme a loro e a dodici giovani, che in questi giorni stanno partendo per un anno di "servizio all'estero"; alcuni giovani provenivano dagli "Usa", alcuni erano italiani, "caschi bianchi" del "Servizio Civile Internazionale", tutti legati ad un "organismo missionario" connesso con l'"Istituto Religioso" delle Suore. Le destinazioni erano Timor Est, il Congo, il Togo; i ragazzi opereranno in strutture e progetti presso "case religiose". Alla "Messa" erano presenti alcuni genitori dei giovani; una ragazza era in "crisi", e mi ha confidato che i suoi genitori erano contrari alla sua decisione di partire per un anno.
La "liturgia" e la "festa" successiva, ambedue finemente preparate dalle Suore, la commozione dei ragazzi, gli abbracci e i ringraziamenti, mi hanno emozionato. Partire non è mai facile; lasciare le nostre sicurezze non è mai "banale"; spesso fa paura…
Muoversi, tuttavia, è garanzia di "novità"; lo "Spirito Santo" è il motore di ogni "partenza" e il creatore di ogni cosa nuova. La mia esperienza è quella che, ogni volta che ho vinto la "pigrizia" e la paura, e mi sono messo in cammino, ho ricevuto sempre in cambio "luce", ricchezza, gioia.
Gesù per primo ha scelto di "partire"; è partito dal cuore della "Trinità" ed è venuto in mezzo a noi; lo ha fatto "rischiando", per amore. Lo stile della "Chiesa" e di ogni "cristiano" dovrebbe essere lo stesso di Gesù: "partire", "andare", "rischiare". Ogni incontro con chi è diverso da noi ci arricchisce. È necessario «andare» noi, per primi, per poi dire a chi incontriamo: «Venite e vedrete!».
Un anno, in prossimità del "Natale", con una mia "classe scolastica", siamo andati a trovare una "comunità di anziani"; la "residenza" era in un quartiere diverso da quello in cui abitava la gran parte dei ragazzi, "dignitoso" ma molto più "popolare"; camminando, ci siamo accorti che i rumori e le parole erano differenti da quelle ascoltate normalmente; anche il comportamento della gente sull'"autobus", le case, le vetrine erano diverse; i ragazzi sono rimasti colpiti; ne abbiamo parlato a scuola; erano contenti ed arricchiti.
Avere uno "spirito missionario" non vuol dire fare grandi cose o preparare grandi "strategie"; si tratta di andare, da soli, a coppie, in gruppo, e incontrare le persone; uscire di casa, dall'ufficio, dalla propria stanza, dal proprio quartiere, per andare in un'altra casa, in un altro ufficio, in un'altra stanza, in un altro quartiere; si tratta di organizzare una festa, una cena o un "incontro culturale" in meno, e di partecipare a una festa, una cena o un "incontro culturale" organizzati da altri; là incontreremo fratelli e sorelle che non frequentiamo abitualmente, ma che hanno un enorme "desiderio" di Dio e attendono l'«avvento», la "venuta" di qualcuno che parli loro di Gesù!

("Avvenire", 1/12/’09)