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e la "gratitudine" per ciò che abbiamo!

La "tragedia" di Haiti ci spinge ad aprire gli "occhi" ed il "cuore".
Ed a scoprire che le nostre "privazioni" sono "insignificanti".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Dovendo prendere in mano la penna, per tradurre in una "riflessione" scritta alcuni "sentimenti", mi accorgo che non riesco a non pensare a ciò che è successo e sta succedendo ad Haiti; le "immagini" di questi giorni hanno cambiato qualcosa dentro di me. Di fronte ad una "tragedia" di queste proporzioni, ogni altro problema in un certo senso "scolora" e si "dissolve": le "lamentele" per ciò che non abbiamo, ciò che non possediamo, cessano immediatamente e tutto diventa "dono" e "ringraziamento". I bambini, i ragazzi e gli "adolescenti" "orfani" di Port-au-Prince rimarranno per molto tempo nelle mie "preghiere"; contemporaneamente, proverò a risparmiare qualche "soldo", rinunciando a qualcosa di ciò che considero importante e che invece non lo è.
Alcuni anni fa, con un gruppo di giovani, siamo stati nella città di
Santo Domingo, dove la mia "Diocesi", nel 1992, ha fondato una "Missione"; nei pressi della casa dove eravamo accolti, ed in cui vivevano i due "Sacerdoti" e le "Suore", c’era un "quartiere" abitato da "haitiani". I "Missionari" ci raccontavano che gli "haitiani" erano arrivati molti anni prima nella "Repubblica Dominicana", come "braccianti", tagliatori di "canna da zucchero", "emigranti" in cerca di lavoro, disposti a tutto; le famiglie si sono poi stabilizzate a Santo Domingo, ma ancora oggi sono sfruttate per i lavori più "umili", "sotto-pagati" ed "emarginati".
Domenica la "Chiesa Cattolica" ha celebrato la
"Giornata delle Migrazioni". Non riesco nemmeno ad immaginare cosa voglia dire lasciare la propria terra, i propri amici, i propri cari. Nella casa in cui vivo, con altri "Confratelli Sacerdoti", ci sono alcuni "stranieri": due signore "albanesi" ed una "Comunità" di "Suore". Le "Religiose" provengono dalla Nigeria, a parte una di origine "tedesca"; lavorano, si prendono cura di noi; senza di loro, tutto sarebbe più difficile; alcune sono molto giovani, hanno meno di 30 anni. Spesso mi capita, durante la "Messa", di ringraziarle silenziosamente, per la "generosità" con cui hanno risposto alla "chiamata" di Dio: il Signore ha chiesto loro di "consacrarsi" a Lui, disponibili a lasciare l’Africa per "servire"; sono un vero "dono" per noi, come tanti altri "immigrati", che svolgono lavori "umili" nel nostro "Paese" ed accudiscono i nostri "anziani".
Sono convinto che il Signore chieda ad ognuno di noi, soprattutto ai giovani, di aprire gli "occhi" ed il "cuore", di scoprire i "doni" che possediamo, le persone che abbiamo accanto, la capacità di vedere il bicchiere "mezzo pieno", anziché "mezzo vuoto".
"Gratitudine", semplicità, "ottimismo", "positività", gioia, coraggio, fiducia nel "futuro" e nella "Provvidenza", speranza, "fraternità", "resurrezione": di questo abbiamo tutti bisogno, e ne hanno bisogno anche ad Haiti!

("Avvenire", 19/1/’10)