PRECEDENTE     «Giovanni Paolo II,     SEGUENTE
una "luce" per la mia "vocazione"»

Nel quinto "Anniversario" della "Morte" di Wojtyla,
il "ricordo" dell’"attentato" che subì nel 1981.
«Un fatto che diede uno "scossone" alla mia coscienza di "cristiano"!».

PAPA GIOVANNI PAOLO II, KAROL WOJTYLA (1920-2005): un saluto sorridente, che ci illumina il cammino...

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Giovedì 25 Marzo e Domenica 28 Marzo ho vissuto due momenti di "preghiera" assieme al "Santo Padre": in "Piazza San Pietro", il ricordo della prima "Gmg" del 1985, e il decimo "Anniversario" della "Gmg" del "Giubileo" del 2000, ambedue celebrate a Roma. Il 2 Aprile, inoltre, era il quinto "Anniversario" della "Morte" di Giovanni Paolo II. Mi sono sentito molto coinvolto, e ho ricordato quanto la persona del Papa sia stata "determinante" nella mia vita...
Il 13 Maggio 1981 ero un giovane "cristiano", "capo scout", studente di "ingegneria". Quando ho sentito la notizia che avevano tentato di uccidere Giovanni Paolo II, dentro di me avvenne qualcosa di "indimenticabile"; l’"attentato" diede uno "scossone" alla mia coscienza di "cristiano"; ho sentito che la "Chiesa", il Papa, Gesù avevano bisogno di me. Non avevo ancora avvertito una "chiamata" al "Sacerdozio", e nemmeno in quell’occasione sentii nulla; avvertii una "chiamata" a una "vita cristiana" più consapevole, ad una appartenenza alla "Chiesa" più decisa, ad abbandonare una certa "mollezza" di impegno e la "mediocrità" nella conoscenza del "messaggio cristiano".
Decisi di andare a Roma, all’"Ospedale" dove era ricoverato il Papa, per consegnargli la mia totale "disponibilità" a fare qualunque cosa per Gesù e per il "Vangelo". Comunicai questa decisione al "Sacerdote" mio "assistente scout", e a due cari amici con cui condividevo il "servizio educativo", e partii. In auto, pregavo. La "radio" ripeteva continuamente notizie circa la "salute" del Papa, diceva che era in pericolo di "morte" e che doveva essere sottoposto a un "intervento". Ero dalle parti di Livorno, quando capii che all’"Ospedale" non mi avrebbero mai fatto incontrare il "Santo Padre", ma che comunque dentro di me potevo "consegnare" la mia vita a lui, a Gesù e alla "Chiesa".
Uscii dall’"auto-strada", e mi recai nel negozio delle "Edizioni San Paolo" di Livorno: acquistai una "foto" del Papa, e un "manifesto" con l’immagine di
San Francesco e la scritta: "Signore, cosa vuoi che io faccia?". Da quel giorno, qualcosa della mia vita cambiò. Cominciai a dedicare più tempo alla "preghiera", alla lettura dei "Documenti" della "Chiesa", e chiesi a un "Sacerdote" di essere la mia "guida spirituale". Con alti e bassi, sentivo crescere la percezione dell’"amore" di Gesù per me; la "Chiesa" mi appariva come una grande "famiglia", che non potevo stare a guardare o criticare, quasi fossi all’"esterno"; una "famiglia" con tanti "difetti", tanta sofferenza, ma anche tanto "amore" e tanta gioia: come le nostre "famiglie", che non sono mai "perfette", ma che è tanto bello avere e viverci dentro!

("Avvenire", 6/4/’10)