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la "penitenza" che ci costa di più!

«Pagare» di persona, con sacrifici "corporali" o "spirituali".
Per se stessi, gli altri, la "Chiesa".
Una via "esigente", ma che apre la porta di molti "misteri".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Nel suo recente "viaggio" a Fatima, il Papa ha invitato noi "Sacerdoti" a fare "penitenza", per noi stessi e per il bene della "Chiesa"; non è facile parlare di "penitenza", e ancor meno farla. Molte volte ho provato a fare "penitenza" a favore dei giovani, di chi è finito nel "fango" della "droga" o di chi è in situazioni difficili. Devo ammettere che per me non è semplice stare a lungo in ginocchio, o rinunciare al cibo, tanto per citare due ambiti "tradizionali", molto concreti e verificabili; è faticoso anche quel "digiuno" che la "Chiesa" ci chiede solo due volte all’anno, il "Mercoledì delle Ceneri" e il "Venerdì Santo". È difficile oggi comprendere il senso dell’"astinenza", del "digiuno", della "penitenza"; riesco a capire qualcosa del "digiuno" e della "penitenza" solo quando li faccio, e quando vivo una particolare "unione spirituale" con Gesù. Le "penitenze" più pesanti sono quelle che provo quando subisco "ingiustizie", "offese", "maldicenze", aggressioni "verbali" da qualcuno: in quelle situazioni provo a pensare che, in fondo, quella persona si è "sfogata", si è liberata da un "peso". So bene che molte volte sono io stesso che, con il mio comportamento, sono causa di "penitenza" per altre persone...
Una persona a me molto cara, di alcuni anni più piccola di me, nel periodo della sua "giovinezza", ha attraversato un periodo di grande "sofferenza". In quel periodo, ho desiderato e chiesto a Dio con insistenza di soffrire io al posto suo; desideravo portare io una parte del suo "zaino" di "difficoltà", fare "penitenza" per lei!
Molte persone, in questi anni di vita "Sacerdotale", mi hanno chiesto se avevo paura di morire; con grande sincerità, devo rispondere di no: sono assolutamente certo dell’"amore" di Dio, del suo desiderio di prendermi con sé, magari dopo un tempo di giusto e meritato "Purgatorio".
Non ho paura di morire; forse ho paura di soffrire, di morire "soffrendo", come tante persone che ho conosciuto. A dire il vero, in particolari momenti, ho anche desiderato soffrire, sicuro che la "penitenza" avrebbe sostituito quella di qualcun altro, di qualche giovane.
I "mistici" dicono che la forza di fare "penitenza", di essere uniti a Gesù e alla sua "Croce", è un dono di Dio; solo così riesco a capire le "stimmate" di
San Francesco, di Santa Rita, di San Pio da Pietrelcina...
La "sofferenza" non viene da Dio, lo sappiamo bene; nessun padre desidera il male dei suoi figli; anche Lui soffre nel vederci soffrire, anche Lui subisce il "male"; ha mandato il suo "Figlio" a soffrire con noi e per noi. L’"amore", qui in terra, va a braccetto con la "sofferenza", ma nell’"Eternità" non sarà così: sarà solo "gioia" e "festa", per chi si lascerà amare da Dio!

("Avvenire", 18/5/’10)