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mostrare la "bellezza" di vivere!

«La "testimonianza" di una vita "buona" e "felice", o almeno della "possibilità" di viverla,
è il primo "dovere" che abbiamo nei confronti dei "giovani"»...

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Domenica scorsa, ho vissuto un momento molto bello, ho ricevuto un grande dono! Alcuni miei carissimi amici dell’adolescenza e della giovinezza hanno deciso di festeggiare insieme i loro «primi 50 anni»... Eravamo in undici, e tanti di loro non li vedevo da più di vent’anni.
Siamo cresciuti insieme: tra gli 8 e i 21 anni, abbiamo fatto il percorso "Scout", da "Lupetti" a "Rover" e "Scolte", e con qualcuno abbiamo continuato, svolgendo un servizio come "Capi".
Con alcuni, tra i 14 e i 21 anni, abbiamo vissuto un’amicizia fortissima, fatta di frequentazioni quotidiane, di passioni comuni, di gite in moto, di giornate intere trascorse a pescare, di «zingarate» in Riviera, di servizio con i poveri e i disabili...
È stato un pomeriggio esplosivo, di gioia e di affetto!
All’Incontro erano presenti alcuni mariti, mogli e figli, di età compresa tra i 10 e i 17 anni. Credo che, per i ragazzi, l’aver visto i propri genitori immersi in un’atmosfera così bella, gioiosa, rilassata, fatta di ricordi e di racconti semplici e puliti, sia stato un bagno tonificante di speranza...
La testimonianza di una vita buona e felice, o almeno della possibilità di viverla, da parte di noi adulti, è il primo dovere che abbiamo nei confronti delle giovani generazioni.
Il fine dell’Educazione è la felicità della persona: Dio Padre ci ha creati per questo; ogni genitore desidera, infatti, per i suoi figli una vita bella e felice!
Anche Gesù è venuto perché abbiamo la gioia, la gioia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e perché questa gioia sia piena.
Non tutti i nostri compagni d’infanzia, purtroppo, erano presenti; qualcuno per motivi molto spiacevoli...
Al termine della giornata, ho dovuto condividere con una mia amica, con la quale eravamo stati "Capi Educatori" insieme, la notizia di una situazione tragica, in cui si era venuto a trovare, pochi giorni prima, un nostro "Scout". Insieme abbiamo pensato ai suoi genitori, agli amici. Ho pensato a cosa proverebbero mia madre e mia sorella, se un giorno accadesse anche a me una cosa simile.
Nella sofferenza e nella Preghiera, ho sentito ancora una volta che la nostra vita non è totalmente nostra, ma di tutti: è strumento di gioia per il mondo intero, secondo il desiderio di Gesù!
Nei giorni di
"Natale", certamente, molte famiglie si ritroveranno per vivere un momento, che speriamo possa essere di gioia autentica, raccolti intorno alla tavola, al "Presepe" e ai regali; per gli adulti sono occasioni da non perdere, per mostrare ai più giovani la bellezza di vivere!

("Avvenire", 14/12/’10)