PRECEDENTE     «Mi faccio i fatti miei!».     SEGUENTE
Ma gli "altri" sono la mia "vita"...

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Durante le Festività Pasquali, ho avuto la possibilità di incontrare persone che non vedevo da tempo; fra queste persone, alcuni miei amici, coetanei, ex-compagni di Scuola od Università, oppure conosciuti durante il Servizio Parrocchiale; molti di loro hanno figli adolescenti, alcuni maggiorenni... Come spesso accade quando ci incontriamo, mi parlano dei loro figli, delle loro gioie, delle preoccupazioni, di questioni Religiose!
Ho avuto un colloquio particolarmente intenso con un papà ed una mamma; mi hanno parlato di un loro figlio, che stava vivendo un periodo di depressione e di solitudine; aveva trovato una "fidanzatina", si era isolato dagli amici, aveva abbandonato il Gruppo Parrocchiale, in cui un Sacerdote, secondo lui, insisteva troppo sulla "castità" nei rapporti fra uomo e donna... Successivamente, la ragazza lo ha lasciato e lui è crollato! Negli stessi giorni, una mamma mi ha confidato la sua grande preoccupazione per il comportamento troppo precocemente libero, dal punto di vista "sessuale", della propria figlia quindicenne.
Rimango sempre sorpreso da quanto le persone abbiano bisogno di Dio, desiderino che qualcuno assicuri loro che Dio è vivo e vicino; sempre garantisco loro la mia Preghiera, e questo le consola! Che un genitore sia preoccupato, e disposto a dare la vita per i propri figli, è un fatto molto bello, anche se, tutto sommato, normale...
Sono rimasto colpito da una persona che è venuta a parlarmi, con grande passione, del malessere di un giovane che conoscevamo entrambi; mi ha raccontato di averlo visto bere molto, ed usare sostanze "psicotiche"; il dialogo, delicato, è iniziato con la frase: «Scusa Don, io sono una che si fa sempre i fatti propri, non mi piace ficcare il naso negli affari degli altri, tuttavia, poiché voglio bene a questa persona e non so come aiutarla, ti dico che...». Penso che la frase «non farsi i fatti degli altri» sia terribile! È un’espressione molto usata ed utilizzata in senso positivo; se intesa malamente, però, può essere l’inizio dell’individualismo, l’anticamera dell’indifferenza, dell’egoismo, della solitudine... I "fatti", i problemi, le sofferenze, la vita degli altri sono, in un certo senso, la mia vita, la mia sofferenza, i miei problemi, le mie vicende. L’amore non può mai dire «sono fatti suoi, non mi riguarda, hai voluto la bicicletta? Pedala». Purtroppo, ho sentito usare spesso queste espressioni, quando si parla di "tossicodipendenti": «Drogarsi è una scelta, sapevano a cosa andavano incontro, fatti loro, lo Stato non se ne deve occupare, non deve spendere soldi...».
Questo modo di pensare è gravemente contrario all’insegnamento di Gesù! Se Dio non si fosse interessato di noi, se avesse pensato che «erano tutti fatti nostri», «mentre eravamo ancora peccatori», direbbe
San Paolo, che fine avremmo fatto? A Dio interessa così tanto la nostra vita, che ha inviato il suo unico Figlio a morire per noi, e ad indicarci la via della Resurrezione: ad assicurarci che Dio Padre ci aspetta, "gloriosi", nella sua Casa di pace e di gioia infinita!

("Avvenire", 27/4/’11)