PRECEDENTE     "Mille chilometri",     SEGUENTE
per "riconoscersi" ancora "amici"...

«I "Preti" che hanno "segnato" la mia vita, ed "aiutato" la mia risposta "Vocazionale",
erano tutte persone "gioiose"!».

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Da 19 anni, ci incontriamo ogni mese, la Domenica sera, per stare insieme, cenare, raccontare ciò che stiamo facendo e concludere la giornata pregando! Quando ci siamo tutti, siamo in dieci: sette Sacerdoti Ordinati nello stesso anno, il 1992, un Sacerdote Missionario che ha studiato alcuni anni con noi, e che ora è rientrato, dopo una lunga esperienza in Etiopia, due Sacerdoti Ordinati nell’anno successivo, il 1993...
Otto di questi miei amici, anzi, "fratelli", alcuni giorni fa sono partiti, con un "pullmino", da
Genova, per venirmi a trovare a Roma; siamo stati insieme due giorni, durante i quali abbiamo fatto visita al Cardinale Giovanni Canestri, Classe 1918, nostro amatissimo Vescovo che, 19 anni or sono, ci ha fatto dono del Sacramento dell’Ordine.
Questo gesto mi ha commosso e riempito di gioia; non è facile che otto Preti, insieme, decidano di ritagliare per se stessi due giorni, percorrano 1000 chilometri per venire a trovare un amico, il sottoscritto, e un anziano Cardinale. Il merito di averci tenuto uniti è, soprattutto, di uno di noi, Don Alessandro, il «Capoclasse», che con pazienza ci raccoglie ogni mese a casa ora dell’uno, ora dell’altro!
L’amicizia, anche fra noi Preti, è un dono grande, una perla che va custodita; credo sia una bella testimonianza Cristiana, vedere un gruppo di Sacerdoti che sono amici, e si vogliono bene... Confesso che, con alcuni miei Confratelli, andiamo ogni tanto a sciare, ad arrampicare o in montagna, con corda, piccozza e ramponi; penso che Dio Padre, come ogni Papà, desideri che i figli si divertano!
Da giovane, i Sacerdoti che hanno segnato la mia vita, ed aiutato la mia risposta Vocazionale, erano persone gioiose; nella loro esistenza, era presente la gioia di stare con le persone, con i giovani e gli anziani, con i malati, gli operai e i professori: la gioia di stare con il Signore, immersi nella Preghiera del cuore, "innamorati"...
La mia gioia viene dal sapere, e dal sentire, quasi fisico, che Dio mi ama; nessuno potrà mai convincermi del contrario, perché l’ho sentito in passato, e lo sperimento oggi; ogni tanto, durante l’esame serale della giornata, scopro di aver perso delle occasioni per dire a qualcuno che Dio esiste, che ci ama, che desidera farsi conoscere ed abitare il cuore di tutti; mi viene paura che qualcuno possa dire che avevo un tesoro di gioia enorme, la Fede, e che, per egoismo, pigrizia e paura, non ho saputo distribuirlo a tutti...
"Stress", stanchezza, eccesso di cose da fare, rischiano di diventare, anche nella vita dei Preti, esagerata preoccupazione, poca serenità, "scontrosità", isolamento!
L’amore per Dio e per il prossimo, fino al dono della vita, è sempre segnato dall’allegria... "Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici!". Gioiosamente!

("Avvenire", 11/5/’11)