Fin da piccolo, i miei
genitori ed i miei Educatori mi hanno accompagnato in Montagna,
e mi hanno insegnato ad amarla! Su questa strada, sono stato agevolato dall’essere
nato in Liguria,
a pochi passi dalle Alpi
Marittime, e
non molto lontana dai 4.810 metri del Monte
Bianco... Mi
sembra di aver camminato in Montagna da sempre: zaino, tenda, sacco a pelo,
scarponi, borraccia, sono oggetti che mi appartengono! A 18 anni, con un amico,
mio coetaneo, abbiamo cominciato ad avvicinarci all’Alpinismo,
praticando un po’ di "Free-Climbing", e la progressione su ghiaccio
e roccia, con piccozza, ramponi e corda; da allora, non ho mai abbandonato l’Alpinismo.
Ma amo anche semplicemente "camminare";
un’estate, ho calcolato di aver percorso a piedi circa 800 chilometri! Dalla
Montagna, ho imparato molte cose: una di queste, è la necessità di camminare
con il passo del più lento! Non è vera gioia l’arrivare per primi al
Rifugio, e dover attendere l’amico affaticato e stanco; progredire insieme, è
infinitamente più bello; ricordo che, in molti casi, i più lenti venivano
messi davanti... Qualche volta, è capitato anche a me di essere il più lento,
ed essere lasciato solo non mi è piaciuto; se il più debole, stanco, rinuncia
e torna a valle, tutta la gita acquista il sapore della sconfitta! L’importanza
del camminare, e quindi del vivere con il passo del più debole, risulta ancora
più evidente quando si procede in "cordata",
su percorsi particolarmente difficili. È impossibile andare veloce, se anche
solo una persona non ci riesce...
Andando in Montagna, legati insieme da una corda, ho imparato quanto sia
necessario essere uniti, ed attenti gli uni agli altri; se il
"capo-cordata" imposta un passo troppo veloce, dopo poco tempo, il
più debole si stancherà, e comincerà a chiedere di fermarsi. Se il
"capo-cordata" non conosce il percorso ma, soprattutto, i suoi
compagni, non riuscirà a dettare il passo adatto! Senza un adeguato ascolto del
più debole, il rischio di arrabbiarsi è alto, come pure quello di non arrivare
alla meta, e di dover tornare indietro tutti... Andando in Montagna, ho imparato
ad alleggerire lo zaino, a capire quali sono le cose indispensabili e quelle
inutili; uno zaino leggero aiuta a camminare meglio, ma soprattutto è
disponibile ad accogliere i pesi dei compagni, di quelli più stanchi ed
inesperti. Fra le cose indispensabili, ci sono anche quelle che gli altri
potrebbero dimenticare: l’acqua, il cioccolato, un pezzo di corda ed un
moschettone in più! Un buon "capo-cordata" permette di percorrere
strade e di fare passaggi impensabili. In Montagna, non si va mai da soli; in una
"cordata", almeno due persone devono avere le stesse competenze e
capacità: di modo che, se il primo ha un problema, il secondo è in grado di
risolverlo...
La "cordata" è, a mio parere, una metafora interessante della vita;
siamo tutti legati, e chi detta il passo è il più debole, il più lento, colui
che soffre! Gli "ultimi", i sofferenti, hanno una sorta di autorità,
che non può essere dimenticata; chi soffre, dovrebbe avere la possibilità di
indicare le priorità, dettare l’Agenda Politica di una Società. Se non è
così, si rischia un fallimento generale: non si raggiungerà la meta, saremo un
po’ più disumani, ed il prezzo da pagare è la felicità di tutti!
("Avvenire", 25/5/’11)