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guardandosi dritto negli "occhi"!

«Per tre giovani, "ex-tossici", che ho incontrato,
la prima "condizione", per "riscattarsi", è stato cercare la "verità" a tutti i costi...
Gesù ha fatto il "resto"!».

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Di fronte ad un gruppo di circa ottanta giovani ed adulti, alla presenza di un Vescovo, tre giovani hanno raccontato la loro esperienza di "Risurrezione": hanno narrato come sono caduti nella droga, e ne sono usciti! Non era la prima volta che ascoltavo testimonianze di questo tipo: malgrado ciò, mi sono emozionato, fino alla pelle d’oca; forse perché, nella mia vita, mi sono trovato a contatto con persone coinvolte da quel "mondo"... Storie estreme, di questo tipo, apparentemente sembrano non avere nulla a che fare con la vita normale di tanti giovani: tuttavia alcune parole, che i tre hanno usato, sono sembrate significative per tutti, a cominciare da me! La prima parola è «verità»; per molti di loro, il male è nato dalla falsità, dalla menzogna, dalle bugie, dal fare le cose di nascosto, dal non dire cose vere: «Se un tuo amico ti chiede se la maglietta che ha indossato gli sta bene, e tu pensi che sia di cattivo gusto, non dire che è elegante: è una bugia... Digli la verità!». Nella pace del cuore, è giusto dirsi cose vere; solo così, ci si ama davvero!
Una seconda parola, che i tre hanno pronunciato con frequenza, è «orgoglio», unita alla parola «umiltà»: per i giovani, è stato molto difficile ammettere i propri errori, chiedere scusa. Una terza espressione, usata dai ragazzi, è: «pensare prima agli altri, che a se stessi»; non dobbiamo pensare di essere noi il centro del Mondo; l’egoismo uccide... «Amare è fare le cose, rimboccarsi le maniche; fare qualcosa per gli altri, senza secondi fini!». «Fra di noi – mi ha raccontato un giovane, dopo l’Incontro – , in Comunità, non si poteva parlare male di una persona assente, alle spalle; se qualcuno lo faceva, subito veniva invitato ad andare dalla persona, per dirgli le cose in faccia!».
Le parole di gran lunga più usate sono state: «felicità», «Provvidenza» e «Preghiera»; i giovani hanno raccontato che la Comunità, che li ha aiutati, non riceve alcun aiuto dalle Istituzioni, e vive unicamente di Provvidenza, grazie alla generosità di persone amiche, ed alla vendita di "manufatti". Con lo stesso stile, vivono anche le altre cinquantanove Comunità "sorelle", diffuse in tutto il Mondo. Al centro della vita della Comunità, ci sono Gesù e la Beata Vergine Maria, la Preghiera, l’Adorazione Eucaristica; Gesù guarisce!
Nei loro discorsi, non c’è mai stata una parola contro qualcuno, nemmeno contro coloro che, con gradualità, li hanno condotti su una cattiva strada... Nelle ultime pagine del "Messale", c’è la possibilità di celebrare la "Messa" per varie Intenzioni; una delle mie preferite è: «per coloro che ci affliggono»; chiediamo a Gesù di guarire il cuore di chi affligge, perseguita, inganna i giovani!

("Avvenire", 22/6/’11)