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ma ricordiamo gli "ultimi"...

Prima di sedersi a "tavola",
la "Preghiera" è "richiamo" a non dimenticare chi è nel "bisogno",
ed a separare ciò che è "necessario", da quanto è "superfluo".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Nella mia Famiglia, da sempre, prima di pranzare, recitiamo insieme, in piedi, raccolti intorno alla tavola, una Preghiera! Molte Famiglie lo fanno; recentemente, sono stato invitato a cena, a casa di due miei amici, sposati e con tre figli, di sedici, quattordici ed otto anni; prima di sedersi a tavola, il Papà ha introdotto la Preghiera, ricordando la Nonna malata ed un fatto di "Cronaca" – mi sembra la "morte bianca" di alcuni operai – , ed ha concluso con il "Padre Nostro"...
Ai Campi Estivi, nei Gruppi Giovanili, in modo più o meno "colorito", si prega sempre prima di mangiare; spesso, la Preghiera si conclude con espressioni tipiche, che si rivolgono a Dio, chiedendo di «dare il pane a chi non ne ha», o di «fare in modo che non manchi mai a nessuno»!
La scorsa settimana, la
"Fao" ha ricordato al Mondo che un miliardo di persone soffre la Fame, ed il Papa ha sottolineato la notizia in più occasioni; quel giorno, qualcosa si è mosso dentro di me, e la Preghiera che recito prima del pasto mi aiuta a non dimenticare, almeno per ora...
Alcuni giorni fa, ho letto un "Articolo", in cui si elogiava la capacità di distinguere l’essenziale dall’accessorio, il necessario da ciò che è solamente utile; ricordarsi dei
poveri, di chi ha "fame", evitare spese superflue e sprechi, credo sia una cosa necessaria! Una Preghiera, che si usa al termine dei Funerali, augura al Defunto di essere accolto in Cielo dagli Angeli, dai Martiri e da Lazzaro, povero in Terra; ho sempre pensato che Lazzaro rappresentasse i poveri, che abbiamo aiutato nella nostra Vita Terrena, i quali ci accoglieranno "grati", quando li incontreremo in Cielo. Gesù stesso ci dice che, ogni volta che abbiamo dato qualcosa da mangiare ad un affamato, è come se lo avessimo dato a lui! Anche questo è un modo per "restituire": Dio Padre ci ha dato il proprio Figlio, e noi "ridiamo" qualcosa a Gesù, attraverso i poveri...
La
Carità, e quindi anche l’Elemosina, «copre una moltitudine di peccati» ("1 Pt 4,8"), dice Pietro, nella sua "Prima Lettera"; è una medicina per quei sensi di colpa, da cui non riusciamo a guarire. Il rischio di dimenticare è grande, anche per noi Preti!
In casa di un’altra Famiglia, in cucina, su una mensola, ho visto un "salvadanaio" particolare: una bottiglia "Etnica" di ceramica, probabilmente "Africana"; dal collo della bottiglia, pendeva un cartoncino, con una frase, scritta a mano: «Per il pranzo dei nostri "Fratelli Africani"!». È un piccolo modo per educarci, insieme ai nostri giovani, per tradurre la Preghiera in Vita, per costruire la nostre Case sulla "Roccia": ascoltare la "Parola di Dio", e metterla in pratica!

("Avvenire", 27/7/’11)