PRECEDENTE     Quante "storie" di "allontanamento",     SEGUENTE
e di «ritorno a casa»...

Tre giorni di "racconti", sinceri ed appassionati, guardandosi negli "occhi":
oggi porto con me, in "dono", "volti", "storie" e "gesti" indimenticabili.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Da pochi giorni, si è concluso il "XII Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile"; i partecipanti erano più di seicento: Sacerdoti, Consacrati, Religiose, giovani e adulti, provenienti da tutta Italia!
Durante le giornate del "Convegno", ho avuto la possibilità di incontrare e dialogare con tante persone; porto con me, in dono, volti, storie, parole, gesti, esperienze indimenticabili; alcuni ragazzi, ed anche qualche adulto, mi hanno ringraziato, perché si sono sentiti a casa, in famiglia; il clima era semplice, gioioso, sereno, "spirituale"...
La prima serata del "Convegno" è stata una serata di ascolto di testimonianze; hanno parlato quattro ragazzi e una ragazza; la maggior parte delle loro storie aveva dei "trascorsi", all’interno della
Comunità Cristiana, al tempo del Catechismo, della Prima Comunione e della Cresima; successivamente, la loro vita è continuata con l’allontanamento dalla Chiesa e dalla famiglia; ci hanno fatto il dono di raccontare le brutte esperienze esistenziali, che avevano vissuto; tutte le storie si concludevano con un «ritorno a casa», un "riavvicinamento" a Dio, alla fede e alle persone, all’amore, attraverso una Comunità; alcuni giovani erano diventati papà, mogli, Sposi...
Nelle testimonianze, ricorrevano più volte alcune parole, che mi sono entrate nel cuore: «In famiglia, c’era poco dialogo!»; «mentivo»; «vuoto interiore»; «mi hanno accolto con un abbraccio, e chi mi ha abbracciato, mi ha detto: "Ti voglio bene!"»: parole e gesti semplici, ma preziosi, e spesso abbastanza rari.
Nelle stesse giornate, ho avuto un dialogo con un mio carissimo amico; senza quasi accorgercene, con spontaneità, mi sono accorto che, mentre parlavamo, ci stavamo guardando negli occhi; occhi marroni, color nocciola, luminosi; anche guardarsi negli occhi, come abbracciarsi, e dirsi: "Ti voglio bene!", è un gesto semplice e prezioso, piuttosto raro! Per un attimo, ho provato un certo imbarazzo, poi mi ha fatto piacere... Gli occhi sono una delle nostre "finestre" sull’interiorità, sulle nostre povertà e debolezze.
Un Vescovo, al "Convegno", ci ha detto che pregare è parlare con Dio: parlare ed ascoltare; un concetto semplice, ma illuminante...
Negli ultimi tempi, sento con più intensità l’amore di Dio; provo a lasciarmi abbracciare da lui, e cerco di guardarlo negli occhi; quando riesco a farlo, ogni paura si dissolve, e la pace viene ad abitare nel mio cuore!

("Avvenire", 16/11/’11)