PRECEDENTE     Il "sapore" della "normalità",     SEGUENTE
"ricetta" della "gioia" autentica!

Dalla "Notte" di "Cuatro Vientos", alla "Grotta" di Betlemme:
la via della "semplicità" è la "garanzia", per essere davvero "felici"...
Senza facili "scorciatoie"!

Papa Benedetto XVI saluta i fedeli serenamente, ricordandoci che anche Gesù incontrava la gente con amicizia e semplicità...

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Ricordo che, durante la "Veglia" conclusiva della "Giornata Mondiale della Gioventù" di Madrid, nell’Aeroporto di "Cuatro Vientos", quando capimmo che il Papa, malgrado fosse anche lui bagnato fradicio, dopo la tempesta di pioggia, aveva deciso di rimanere con i giovani, per continuare la Preghiera, un gruppo di ragazzi Italiani intonò un tipico "Coro" da "Stadio", accompagnato dal battito ritmico delle mani: «Benedetto, uno di noi!». Il Tempo di "Natale" mi suggerisce il medesimo "Coro", "simpatico" e gioioso, rivolto a nostro Signore: «Gesù Cristo, uno di noi!».
Gesù è un uomo speciale, e contemporaneamente normale; i "Vangeli" ci raccontano che la sua famiglia ha vissuto un pesante disagio, che sarebbe potuto accadere anche ad altre persone: non trovare posto in albergo, e dover partorire in una stalla... Gesù ha lavorato a Nazareth, normalmente, per circa trent’anni, come molti altri giovani, docile ai propri genitori. Nel momento della sua "manifestazione", quando suo cugino Giovanni battezzava sulle rive del Giordano, si è messo in fila, in coda, come tutti gli altri! Tutta la vita di Gesù ha, in fondo, un sapore di normalità; i "Vangeli" non raccontano che Gesù ricercasse privilegi particolari; non ebbe un trattamento speciale, nemmeno durante l’ingiusto processo, quando fu paragonato a Barabba, un vero "malfattore"... La normalità di Gesù è affascinante; la Madonna è, essa pure, un esempio di semplicità e normalità: non è né una "Regina", né una "Nobildonna".
Per quanto mi riguarda, posso dire che è bello essere Sacerdote in mezzo alla gente, prendere il "Bus" come lo prende la gente, fare la coda alla "Posta" come la fa la gente, soffrire e gioire come ogni altra persona... La normalità è "simpatica", ed accogliente! Gesù è "simpatico", perché è vicino alle persone, a tutte le persone, ai potenti ed ai semplici; usava gesti semplici, e parlava in "Parabole", usando immagini tratte dalla vita quotidiana, per essere capito da tutti.
C’è, purtroppo, anche una normalità nella sofferenza; fra le mura di casa, nella quotidianità, molte persone vivono situazioni di grande dolore, senza fare notizia, nell’indifferenza di molti!
Chiedo al Signore la grazia di posizionarmi, sempre, allo stesso livello dei fratelli e delle sorelle che incontro: né un gradino più sopra, né un gradino più in basso!

("Avvenire", 4/1/’12)