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Ma siamo "sicuri"?

L’"inquietudine" è parte della "vita" di chi crede, e di chi non crede.
Ma il Signore è "speranza", e si rende disponibile a regalare "pace" e "conforto".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Alcuni giorni fa, durante un Incontro, un Vescovo ha raccontato ai presenti che, nello svolgimento delle Visite Pastorali, ha inserito la Visita alle Scuole: sia quelle Pubbliche di Ispirazione Cattolica, che quelle Pubbliche Statali! La Visita consiste in un Incontro con i Docenti e il Personale, e un Incontro con gli Alunni. In una Scuola Superiore, durante il dialogo con gli Studenti, un ragazzo, raccontava il Vescovo, ha fatto la seguente affermazione: «Io sto bene così, non ho bisogno di Dio!». Credo che a tutti, come a me, sia capitato di ascoltare, parlando con un amico "non credente", questa espressione: «Io sto bene così, non ho bisogno di Dio!»; in Classe, a Scuola, durante l’Ora di Religione, molti giovani si esprimevano così; sollecitati da questa affermazione, probabilmente, ci siamo sforzati di dire qualcosa a questo amico, qualcosa sul bisogno di Dio, sull’importanza della fede nella nostra vita...
È giusto "argomentare" sul bisogno di Dio, ma credo sia altrettanto interessante soffermarsi sulla prima parte dell’affermazione: «Io sto bene così!». Cosa vuol dire «stare bene», e come è possibile «stare bene» davvero? Se dovessi chiedere a me stesso se «sto bene», la risposta sarebbe: «No, non sto bene!». Come posso «stare bene», quando so che qualcuno «sta male», quando persone che conosco soffrono, e famiglie intere vivono situazioni di enorme dolore; come posso «stare bene», quando la vita mi ha permesso di essere vicino a genitori, segnati dal suicidio di un figlio, o a giovani sposi, feriti dalla malattia di un coniuge. Come posso «stare bene», quando nel mondo dei giovani c’è ancora la droga! In questi giorni, ho incontrato la sofferenza di una nonna, con una nipote "anoressica", e quella di un fratello, con una sorella colpita da malattia psichica... Come posso dire: «Sto bene!», quando ho una grande gioia nel cuore, e non riesco, o non posso, o non voglio, comunicarla a chi è triste. Come posso dire: «Sto bene!», quando ho una tremenda sete d’amore, che nessuno riesce a saziare!
L’inquietudine è parte della vita di chi crede, e di chi non crede: ma Dio è Speranza, Dio si rende disponibile a curare la nostra inquietudine, a dissetare i cuori, a regalare pace e conforto a tutti, con la sua semplice presenza... La presenza di Dio è un dono che, per essere accolto, ha bisogno della nostra disponibilità, della nostra umiltà, del nostro «Sì»!

("Avvenire", 25/1/’12)