PRECEDENTE     GRAZIE, BENEDETTO: GENOVA TI AMA!     SEGUENTE

Il saluto di Papa Benedetto XVI, che resta per sempre nel nostro cuore, vicino in Gesù e nella Preghiera...

Don Nicolò Anselmi
Pastorale Giovanile, Diocesi di Genova
don.nico@libero.it

Il 27 Febbraio 2013, in "Piazza San Pietro", durante l'ultima "Udienza Generale" di Benedetto XVI, ho visto molti giovani commuoversi, fino ad avere gli occhi umidi; anche il giorno successivo, tornando a Genova, molte persone mi hanno confidato di essersi profondamente emozionate, davanti al televisore, attraverso le immagini, e le parole, pronunciate dal Santo Padre!

Il saluto, l'abbraccio del Papa al mondo, e del mondo al Papa, è stata una grande esperienza di Chiesa, di comunione e di amore... Una Giornalista mi ha confidato che, quel Mercoledì, in "Piazza San Pietro", ha provato delle emozioni di Fede, che mai aveva vissuto, nemmeno durante le grandiose "Giornate Mondiali della Gioventù"!

Il Santo Padre ci ha fatto toccare con mano qualcosa, che ha a che fare con la persona stessa di Gesù e, quindi, con la Chiesa; la Fede Cattolica insegna che Gesù è una persona, con due nature: è vero Dio, e vero uomo; la scelta del Papa, le sue parole, il suo comportamento, sono stati anch'essi caratterizzati da una duplice natura: una profonda umanità e, contemporaneamente, da una sorta di "Divinità"...

La sua stanchezza, il suo senso del limite, la consapevolezza dei suoi difetti, per i quali ha chiesto perdono, il suo amore per la Chiesa, vera Famiglia di Dio, e nostra Famiglia, l'affetto per i bambini, lo sguardo Paterno, ne hanno fatto percepire la sua umanità vera, piena, matura; contemporaneamente, la Fede di Benedetto XVI in Gesù, nella Preghiera, la sua ricerca della volontà di Dio, la chiarezza del suo insegnamento circa "le cose di Dio", l'insistente e consapevole ricordo del primato dell'amore di Dio e della Grazia, veri protagonisti della storia, lo hanno fatto conoscere come un uomo di Dio.

Ogni Battezzato è così intimamente legato a Gesù, da possedere qualcosa della doppia natura del Signore: della sua umanità, e della sua "Divinità"... Il Papa, con naturalezza, ci ha fatto sperimentare, nella sua persona, questa realtà: l'essere uomini, abitati da Dio!

Una affermazione del Papa, che mi ha personalmente emozionato, è stata quella riguardante l'amore per la Chiesa: la necessità di amare la Chiesa, più che noi stessi...

Come Sacerdote, sento la Chiesa come mia Sposa; il Celibato mi ha donato, come Sposa, la Chiesa!

Ogni volta che qualcuno parla male della Chiesa, si crea in me una ferita; mi sembra di provare qualcosa di molto simile, a ciò che prova un marito, quando sente parlare male della propria moglie, che ama con tutto se stesso.

Gli uomini e le donne, che compongono la Chiesa, Laici e Sacerdoti, Religiose e Consacrati, portano con sé pregi e difetti, in alcuni casi molto pesanti; malgrado ciò, sono innamorato della mia Sposa: la vedo sempre bella e Santa, perché appartiene a Dio! Ho imparato ad amare la Chiesa, conoscendola in profondità, gettando il mio cuore e le mie energie in essa: vivendoci dentro, con tutto me stesso. Mi rendo conto che l'amore per la Chiesa è un dono, è una forma della Carità; dobbiamo chiederlo, e invocarlo, da Dio; Benedetto XVI ha questo dono, e ce lo ha trasmesso, con abbondanza e in modo contagioso...

Un contagio di questo tipo lo subii già, in occasione dell'"Attentato" a Giovanni Paolo II, il 13 Dicembre 1981; qualcuno, voleva ferire la Chiesa!

Quel gesto, scatenò in me una gran voglia di dare la vita per la Comunità Cristiana, sull'esempio di Gesù; fu allora che, per la prima volta, pensai di "sposarmi", con la Chiesa!