PRECEDENTE     Che "conforto" sapere     SEGUENTE
che qualcuno prega per noi!

Oggi un’umanità "ferita" da sofferenze, errori, "sensi di colpa", "cadute",
ha un grande bisogno di sentire l’«indulgenza» e la "misericordia" di Dio…

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Questa estate ho ricevuto un dono grandissimo: una giovane incontrata in un "campo" in Abruzzo mi ha detto che ogni giorno prega per me e che lo avrebbe fatto almeno fino alla fine dell’"Anno Sacerdotale", il 19 Giugno 2010.
Mi ha detto che aveva preso questo impegno perché era stata confortata da alcune mie parole ascoltate durante una "Santa Messa"; mi disse che aveva letto da qualche parte che il
Santo Padre, indicendo l’"Anno Sacerdotale", aveva offerto a tutti coloro che ogni "primo Giovedì del mese" pregano per un Sacerdote – e ovviamente vivono gli altri "gesti" previsti come la "Confessione", la "Comunione", la preghiera per il Papa ed il distacco da ogni genere di "peccato" – la possibilità di ottenere un’"indulgenza plenaria". Confesso che nemmeno io ero al corrente di questa opportunità concessa dal Papa per l’"Anno Sacerdotale".
In realtà le possibilità di ottenere "indulgenze" durante quest’"Anno" sono molte; chi avesse piacere di conoscerle può trovare il testo del "decreto vaticano" su "Internet".
Sapere che altri pregano per noi è davvero confortante; talvolta avverto quasi in modo "sensibile" che tanta gente prega per me.
Non mi è mai capitato che qualcuno rifiutasse una preghiera.
Una volta un giovane che si definiva "ateo", dopo averlo salutato dicendo che lo avrei ricordato nelle mie preghiere, mi rispose: «Grazie, in questo periodo ne ho proprio bisogno!».
Ogni qual volta si parla di «indulgenze» con un gruppo di giovani, la maggior parte dei presenti sorride, spesso collegando il termine «indulgenza» a quanto ci è stato insegnato da alcuni libri di storia: un commercio di denaro, la causa della "protesta" di Lutero, un "fatto meccanico" poco significativo spiritualmente.
Credo che oggi un’umanità ferita da sofferenze, errori, lacerata da "sensi di colpa", da "cadute", abbia invece un grande bisogno di sentire l’«indulgenza» di Dio, la sua "misericordia"; anche fra i giovani c’è una gran voglia di «fare» qualcosa per rimediare i "pasticci" combinati; molti giovani e adulti vivono "sensi di colpa" per errori commessi. Nella mia "Diocesi" ancora oggi si vedono persone, giovani e adulti, che percorrono scalze, in atteggiamento "penitenziale", il tragitto di asfalto e terra battuta che porta al Santuario della
"Madonna della Guardia".
"Pellegrinaggi", offerte in denaro, preghiere, gesti d’amore, servizi ai poveri non riusciranno mai a cancellare ciò che è già accaduto, tuttavia sono un aiuto per dare un po’ di sollievo alle nostre anime sofferenti, secondo il cuore di Dio Padre che ci vuole felici e liberi.

("Avvenire", 29/9’09)