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Bisognerebbe tornare a chiedere a tutti i giovani di offrire tempo ed energie,
per aiutare chi soffre, gli "ammalati", gli "emarginati"...

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Sono appena tornato da un "pellegrinaggio" a Lourdes, e non riesco a trattenere il mio entusiasmo "spirituale"! Al ritorno da un viaggio in "Terra Santa", spesso viene da dire che si ascolta il "Vangelo" in un modo diverso; oso affermare che, dopo un "pellegrinaggio" a Lourdes, si prega la "Beata Vergine Maria" in un modo nuovo. Invito tutti ad andare a trovare la "Madonna" nel luogo dove 150 anni fa è apparsa a Bernardette Soubirous, e a trattenersi lì qualche giorno; le visite a Lourdes di una giornata spesso sono deludenti: è difficile scoprire, in un sol giorno, la dimensione "eucaristica", battesimale, penitenziale, missionaria, caritativa di Lourdes; le piscine, l’acqua, la "Via Crucis", la "Grotta", il "Rosario", i "flambeaux", l’"Adorazione Eucaristica", la luce, i malati, il "servizio", il silenzio, la preghiera, le "guarigioni" fisiche e interiori, il "Sacramento della Riconciliazione", i racconti, la vita di Santa Bernardette, hanno bisogno di tempo per essere gustati "spiritualmente". A Lourdes, la settimana scorsa, malgrado le scuole fossero già iniziate e fosse già tempo di "esami universitari" e di lavoro, c’erano molti giovani.
Durante la coda per accedere alle piscine, due ragazzi mi hanno confidato che da anni non entravano in una "Chiesa"; uno era seduto in "carrozzella", l’altro spingeva. Mi hanno raccontato che quest’estate avevano avuto insieme un incidente di macchina; come talvolta accade, l’autista era uscito illeso e ora spingeva la "carrozzina" del compagno, paralizzato alle gambe. Osservando la loro sofferenza silenziosa, mi sono accorto che durante il "Santo Rosario" non avevano la forza di ripetere, come si fa di solito, la seconda parte dell’"Ave Maria"... Tuttavia erano lì, forse a ringraziare che erano rimasti "amici"!
Ho incontrato tanti altri giovani "volontari", disponibili per i malati giorno e notte, nella più totale "gratuità"; molti di loro si sono pagati il viaggio; tutti erano contenti. Sul treno del ritorno, ho parlato con Pierluigi, un giovane "disabile"; raccontava che alcuni anni prima il "Comune" gli aveva affiancato un giovane in "servizio civile"; gli teneva compagnia e lo portava in giro a fare commissioni; oggi non è più così…
Circa vent'anni, fa lo "Stato" mi ha chiesto di dedicare al bene della patria dodici mesi della mia vita; ho fatto il "servizio militare", "soldato semplice" nell’esercito. Per un attimo ho sognato che, per l’amore per il prossimo, la "coscienza", Gesù, la responsabilità verso la società e il "bene comune", qualcuno tornasse a chiedere a tutti i giovani, maschi e femmine, in modo "obbligatorio", di offrire tempo ed energie per aiutare chi soffre, i malati, gli anziani, gli "emarginati"; forse basterebbero solo sei mesi, "gratuitamente"; farebbe bene a Pierluigi, ai suoi genitori, ai giovani!

("Avvenire", 6/10/’09)