MISSIONE SPERANZA

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Raccontare nella "fede" è sperimentare la "libertà", è come "rinascere".
Per questo è importante trovare chi ci sia "maestro".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Durante un "campo estivo", una giovane mi ha chiesto se avevo un po' di tempo per parlare e "confessarsi". Non ci conoscevamo, ma abbiamo parlato più di due ore, passeggiando. Durante il "colloquio", la ragazza mi ha raccontato molto della sua vita, dei problemi della sua famiglia e soprattutto della sua situazione "sentimentale", complicata e per certi aspetti "pericolosa". Al termine del nostro incontro, dopo essersi "confessata", mi ha confidato che alcune delle cose che mi aveva detto non le aveva mai svelate a nessuno e che mai le era capitato di parlare così lungamente con un Prete; il suo Parroco era molto indaffarato e, pur essendo un ottimo Sacerdote, non era mai riuscita a entrare in confidenza con lui.
Una situazione analoga mi è capitata altre volte quest'anno: due spose e madri di famiglia, qualche giovane, un "Confratello" Sacerdote... Persone a cui ho semplicemente dedicato un po' di tempo ed attenzione, mi hanno "spalancato" con profondità e sincerità i loro cuori. Non è facile "raccontarsi"; nemmeno per me lo è; fortunatamente, ho un "Padre Spirituale" che mi conosce ed accoglie con dolcezza le mie "povertà"; mi era difficile parlare di me stesso, soprattutto quando ero giovane, nell'età in cui si pensa di non aver bisogno di nessuno, di essere "invulnerabili" e si ha una grande paura del "giudizio" degli altri.
Nel mio "cammino spirituale" ho sperimentato la vergogna, il timore del "giudizio" dell'altro e quindi dell'"abbandono", la paura di parlar male di altre persone; tacere talvolta è come tenersi dentro delle "ferite" grandi che sanguinano per anni; nel silenzio si moltiplicano i "sensi di colpa", la paura; nel silenzio purtroppo anche Gesù tende a diventare un severo "giudice", più che un affettuoso amico; raccontare nella fede è sperimentare la "libertà", è come "rinascere".
Qualche anno fa, in un villaggio sperduto del "Nord" del
Burundi, in una piccola "Cappella" sperduta nella foresta, ho trovato una grande immagine dell'Icona della "Divina Misericordia", quella descritta da Suor Faustina Kowalska nel suo "diario"; anche in Africa c'è bisogno dell'amore "misericordioso", di un cuore che perdona, che abbraccia, che incoraggia, di un amore che guarisce. L'immagine della "parabola" del padre che attende a braccia aperte un figlio "prodigo" e sofferente mi sembra attraente, attuale, colma di speranza…
Forse anche un Sacerdote che ti ascolta per due ore, e poi ti offre la grazia del "perdono", può essere un pallido "raggio" della splendida "luce" dell'amore di Dio!

("Avvenire", 13/10/’09)