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la decisione di «dare la vita»!

Pensare solo a "se stessi" genera "noia", tutti abbiamo qualcosa da "donare" agli altri.
È una grande "pista educativa".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Circa tre anni fa, una mia carissima "alunna", con la quale ho diviso tante "avventure" indimenticabili, fra cui la "Gmg" di Colonia, ha vissuto un’esperienza "gigantesca", nel suo significato "letterale": la morte del papà. La ragazza stava per cadere da un muro; il padre, nel disperato tentativo di salvarla, cadde insieme a lei; il suo corpo fu come un "cuscino" sul quale si adagiò il corpo della figlia, che si salvò. "Fortuitamente", o consapevolmente, le aveva donato la propria vita.
Un "Missionario" mio amico un giorno mi raccontò di una poverissima donna "indù", che lui aiutava, e che fu ricoverata all’"Ospedale" di
Dhaka, in Bangladesh. Era sola e aveva due figli. La donna, malgrado i medici avessero individuato con precisione la "malattia", dimagriva giorno dopo giorno, finché morì. In seguito scoprirono che, preoccupata per i suoi bambini, non mangiava e dirottava il cibo dell’"Ospedale" verso i suoi piccoli: ha dato la vita per loro.
Ho raccontato queste due "storie", perché sono certo che forse tutti i genitori darebbero la vita per i propri figli. Talvolta mi chiedo se qualcuno sarebbe disposto a dare la vita per me, e soprattutto se io sarei disposto a dare la vita per un’altra persona; credo e spero di sì… Tutti, probabilmente, conosciamo persone che donano la vita quotidianamente. Donare la vita per amore è la strada per la "felicità". Tutti sappiamo che "c’è più gioia nel dare che nel ricevere": l’abbiamo sperimentato. "Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!".
Quando un ragazzo o una ragazza mi chiedono un "suggerimento", per scoprire se il proprio "fidanzato" o "fidanzata" l’ama davvero, in genere rispondo che uno degli "indicatori" è la disponibilità a "soffrire", a "dare la vita". Giorno dopo giorno, capisco che pensare solo a "se stessi" alla lunga genera "noia". Tutti abbiamo qualcosa da "donare" agli altri. Questo è un grande insegnamento per i giovani, è una grande "pista educativa" per tutti. È la strada per la "felicità".
Gesù ha dato la vita come la mamma "indù", come il papà della mia "alunna", come tanti altri; non ha avuto paura di difendere un’"adultera", di elogiare uno straniero "Samaritano", di frequentare i "lebbrosi", di entrare in contrasto con i "dottori della legge", gli "scribi", i "Sacerdoti" che tradivano la loro "missione"... Gesù è un uomo vero, maturo, un vero "adulto", un modello, un esempio per i nostri giovani e per noi.
Per me, e per alcune centinaia di milioni di persone, quell’uomo inchiodato alla "Croce" è un vero "uomo", ma anche il vero "Dio"... Volevo solo ricordare un uomo vero, maturo, "adulto", "storicamente" vissuto 2000 anni fa, Gesù, figlio di Maria e di Giuseppe. "Guardarlo" può far bene a chiunque, uomo o donna, "ateo" o "credente", "cristiano" o "indù"!

("Avvenire", 10/11/’09)