Il coraggio di "educare"

RITAGLI     Obiettivi per tornare dall’"esilio"     DOCUMENTI

Card. Angelo Bagnasco
("Avvenire", 17/9/’09)

Cresce ogni giorno di più il consenso diffuso, sia in ambito ecclesiale che in quello civile, circa la rilevanza dell’attuale "emergenza educativa", che appena pochi giorni fa, nel corso della sua "visita pastorale" a Viterbo, Benedetto XVI definiva ineludibile e prioritaria, «grande sfida per ogni "comunità cristiana" e per l’intera società». Se però si alzano numerose le voci che denunciano la "crisi" che attanaglia la riflessione e l’opera "educativa", non è frequente che si giunga anche a individuarne le cause e a prospettare delle linee di intervento per una inversione di rotta.
Il "Rapporto-Proposta" del
"Comitato per il Progetto Culturale" "La sfida educativa", da oggi nelle librerie di tutt’Italia, ha il pregio di non limitarsi alla segnalazione della debolezza educativa che caratterizza la società odierna, comprese molte "comunità cristiane", ma si spinge ad additarne le cause principali e suggerisce gli obiettivi da perseguire per tornare dall’"esilio educativo" in cui sembra essersi confinata la "civiltà occidentale".
Davanti a un certo smarrimento delle motivazioni fondamentali dell’educazione, il "Comitato per il Progetto Culturale" evidenzia la necessità di ritrovare il "baricentro" dell’esperienza formativa, ossia una vera sapienza "antropologica" e una visione non riduttiva del "fatto educativo". «Con il termine "educazione" – rammenta Benedetto XVI nella
"Caritas in veritate" – non ci si riferisce solo all’istruzione o alla formazione al lavoro, entrambe cause importanti di sviluppo, ma alla formazione completa della persona». A questo proposito, prosegue il Papa, «va sottolineato un aspetto problematico: per educare bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura. L’affermarsi di una visione "relativistica" di tale natura pone seri problemi all’educazione, soprattutto all’educazione "morale", pregiudicandone l’estensione a livello "universale"». Tra le povertà del nostro tempo, va annoverata anche la dimenticanza dell’"irriducibilità" della persona umana, quotidianamente attraversata dalla questione del senso del vivere e del morire, e del suo costitutivo essere relazione con il mondo, con gli altri, con l’"infinito".
Educare, dunque, è accompagnare ciascun individuo, lungo tutta la sua esistenza, nel cammino che lo porta a diventare persona e ad assumere quella "forma" per cui l’uomo è autenticamente uomo. Tornando alle parole di Benedetto XVI a Viterbo, l’educazione «è proprio un processo di "Effatà", di aprire gli orecchi, il "nodo" della lingua e anche gli occhi». Ciò non potrà avvenire, però, senza l’opera paziente e qualificata di "educatori" credibili e autorevoli, capaci di "generare" in un contesto di fiducia, di libertà e di verità. Non ha torto chi sottolinea come l’attuale "crisi educativa" riguardi primariamente la generazione adulta, cui spetta mostrare con la vita ciò che realmente vale e trasmettere un’eredità viva, da scoprire e rinnovare con responsabilità. Ugualmente essenziale, infatti, è da considerare il legame con la "tradizione" in cui siamo innestati, che lungi dal ridursi a mera conservazione del passato e dall’imprigionare le risorse più nuove e originali, rende possibile indirizzare proficuamente l’aspirazione di ogni uomo a una pienezza di vita e di felicità. Come attesta con chiarezza la "rivelazione cristiana", essere uomo equivale ad essere "figlio". È una proposta umanizzante quella che affiora dalle pagine de "La sfida educativa", i cui "Capitoli" spaziano dalla vita famigliare al senso delle
"istituzioni scolastiche", senza tralasciare il compito educativo della "Chiesa" e i numerosi fattori in gioco: l’inarrestabile flusso comunicativo, i bisogni e i desideri espressi nel lavoro e nel consumo, i nuovi luoghi in cui si costruisce la persona. Con la stesura del "Rapporto-Proposta" sull’educazione, il "Progetto Culturale della Chiesa Italiana" si conferma attento alle dinamiche vive della società italiana ed essenziale sia per una maturazione culturale della fede, sia per quell’allargamento degli orizzonti della razionalità che Benedetto XVI non cessa di invocare. «Solo dall’educazione viene la "bussola" per potersi orientare dentro il "pluralismo" parossistico della società», ha osservato nel suo intervento al "Convegno Ecclesiale di Verona" il Professor Lorenzo Ornaghi, Rettore dell’"Università Cattolica". Occorre perciò – ci ricorda oggi il "rapporto-proposta" del "Progetto Culturale" – il coraggio di tornare a educare l’intelligenza e il "desiderio" verso il bene, il vero, il bello.