RIFLESSIONE

RITAGLI     Il senso del "dono":     DOCUMENTI
per un "Natale" di "gratuità"

Enzo Bianchi
("Avvenire", 13/12/’09)

Assaliti dall’ansia del "regalo", nel mese di Dicembre sembriamo ormai smarrire il legame con l’"Avvento" e, con esso, anche l’autentica dimensione umana e "cristiana" del "dono". Sommersi dai "doni" da fare o da ricevere, abbiamo perso il senso della "gratuità", non riusciamo più a vederla come ricchezza nelle nostre vite e nelle nostre "relazioni", convinti di essere noi gli unici protagonisti di ogni cosa, coloro che determinano l’evolversi delle vicende e delle "società". Eppure il "Natale" cui ci prepariamo dovrebbe ricordarci sia il "dono" per eccellenza che è ogni vita nuova che nasce, sia il "dono" inaudito che Dio ha fatto all’umanità e alla "creazione" intera con la venuta nella carne di Gesù, vero Dio e vero uomo.
Come la vita, infatti, il "dono" è qualcosa che ci precede, che esula dai "diritti-doveri", che non può mai essere pienamente ricambiato, che nasce da energie liberate e origina a sua volta capacità inattese. La "gratuità" non è tale solo perché non comporta un "prezzo", ma più ancora perché suscita "gratitudine" e, più in profondità ancora, perché sgorga da un cuore a sua volta grato per quanto già ha ricevuto. Nel "dono" autentico non si riesce mai a tracciare un confine certo e invalicabile tra chi dà e chi riceve: non perché vi sia il calcolo di chi pesa il "contraccambio", ma perché, come dice Gesù: «C’è più gioia nel dare che nel ricevere» ("At 20, 35"). Chi dona, infatti, gode a sua volta della gioia che suscita in chi riceve. D’altronde, il fondamento dell’amore è la rinuncia alla "reciprocità" e alla sicurezza che ne deriva: occorre indirizzare l’amore verso l’altro senza essere sicuri che l’altro ricambierà.
E non dovremmo pensare al "dono" solo come a una possibile forma di "scambio" tra le persone: riscoprire la "gratuità" come istanza anche "sociale" costituisce un’esperienza liberante e arricchente per ogni tipo di "convivenza". Lo ricorda con parole "forti"
Benedetto XVI nell’Enciclica "Caritas in veritate": «La "gratuità" è presente nella vita dell’uomo in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo "produttivistica" e "utilitaristica" dell’esistenza... Lo "sviluppo" economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di "gratuità" come espressione di "fraternità"» .
Forse il tempo del "Natale" e la maggiore sensibilità alla dimensione del "dono" che questa "festa" suscita potrebbe aiutarci proprio in due percorsi di approfondimento del senso delle nostre vite. A livello personale e "relazionale", possiamo riscoprire la "libertà" profonda che il donare richiede e la gioia che suscita sia in colui che dona che in colui che riceve. A livello "sociale", ci è dato di prendere coscienza di come, anche nell’ottica "mercantile" ormai dominante, si possano concretamente immettere istanze di gratuita "fraternità": la "solidarietà" umana, uno stile di vita più "sobrio" ed essenziale, una ritrovata dimensione di "fratellanza universale" non sono alternative alle ferree "leggi economiche" o all’esercizio della "giustizia", ma sono anzi correttivi preziosi per una più equa distribuzione di quei "doni naturali" che sono intrinsecamente destinati a tutti. Come "cristiani" testimonieremo così l’unicità del Signore di cui celebriamo la venuta nella carne e attendiamo il ritorno nella gloria: un "dono" sceso dall’alto che non ha cercato né atteso il nostro "contraccambio" per portare a tutti le ricchezze della sua grazia, il volto divino della "gratuità". Senza il concetto di "dono" e di "dono gratuito" non sarebbe possibile un parlare "cristiano" perché, non lo si dimentichi, nel "cristianesimo" persino l’alleanza, che di per sé è "bilaterale", è diventata alleanza "unilaterale" di Dio offerta all’uomo nella "gratuità".