"BAMBARAN"

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Le "donne Africane" sono la "spina dorsale", della "società",
eppure non "contano", nelle grandi "decisioni economiche".

SR. ALESSANDRA BONFANTI*
("Mondo e Missione", Aprile 2017)

Passando per le vie di Bissau, non è difficile incontrare le "bideras", cioè le donne che vendono ai lati della strada, fuori da una scuola, in un angolo della via... Fuori dal Liceo "Giovanni XXIII", gestito dalla Diocesi, ogni giorno trovo Sulita: è una donna molto simpatica, dinamica, sposata, con cinque figli ormai grandi, e tutti studiano! Il marito lavora, ma il salario non è sufficiente per sostenere la famiglia e la scuola dei figli... Ecco, allora, che Sulita, tutti i giorni, al mattino presto, verso le cinque, o prima ancora, si alza per cucinare, preparare torte, focacce, biscotti, da vendere fuori dal Liceo! Prima di uscire, sistema e prepara tutto per i figli, perché il ritorno è solo la sera... Quando le lezioni al Liceo terminano, nel pomeriggio, si sposta a vendere sull’altro lato della strada! Quando, ormai, è sera e ha terminato la sua attività, va al mercato, e compra farina, zucchero, uova, per preparare cibo, da vendere il giorno dopo... Dice che riesce ad avere un buon guadagno, che le permette di pagare la scuola dei figli! A volte, passando, chiedo: «Sulita, non sei stanca?». Lei risponde, con un grande sorriso: «No, Suora! Sì, è faticoso, perché non posso seguire i miei figli in casa, ma lo faccio per loro, perché possano avere quello che io non ho potuto avere, e sono contenta se loro, un giorno, riusciranno nella vita!».
Bissau è una città dove le donne sono presenti in ogni luogo, strada o mercato, come venditrici, e compratrici... Il mercato, in particolare, non è solo un luogo, in cui vendere, o comprare, ma anche un luogo dove ci si scambiano le informazioni, e dove, a volte, le donne si riposano! Anche se il guadagno non giustifica il tempo impiegato, le donne continuano ad andarci, per motivi che non sono strettamente economici... Nonostante la povertà, i limiti dettati dalla mancanza di istruzione, le funzioni che l’universo maschile riserva loro, le donne della
Guinea mettono in atto strategie per sopravvivere, e promuovere la mobilità sociale dei figli! Il Proverbio: "Chi dorme, non piglia pesci!", è particolarmente vero, nella vita delle donne: in Guinea non dormono, tentano di tutto per riuscire a sostenere la famiglia...
A ogni angolo di strada, le "bideras" allestiscono un piccolo tavolo, anche solo con un "thermos" per il ghiaccio! Chi ha più possibilità, riesce a mettere su una piccola "baracca"... Comprano prodotti, che poi rivendono, oppure ne producono di propri! Sono loro a controllare il piccolo commercio di alimentari, frutta, verdura e acqua... Costituiscono una categoria "socio-professionale"! Molte hanno imparato fin da piccole, accompagnando la mamma, la sorella. o la zia... Spesso, non è una libera scelta! A volte, iniziano questa attività, sulla scia di qualche altra donna della famiglia, che le indirizza: altre volte, perché sposano un commerciante... Il loro obiettivo è "raggranellare" un piccolo reddito! Molte di loro sono sole, separate, o vedove: altre non possono contare sul salario del marito, a volte inesistente... Il reddito insufficiente le obbliga a cercare altre attività remunerative, per garantire la sopravvivenza della famiglia! Le donne
Africane sono la spina dorsale della società e, spesso, anche dell’economia informale... Sulle loro spalle, gravano il peso, e le responsabilità, del vivere quotidiano! Il corpo stesso della donna, in Africa, non è associato all’idea di fragilità, ma è una garanzia di forza... Fa riflettere che, nonostante sia la donna a produrre l’80% degli alimenti, nei Paesi poveri, sia esclusa dalla partecipazione attiva alle decisioni ad alto livello, nell’economia!

* "Missionaria dell’Immacolata" in Guinea Bissau