Il Papa a Lampedusa, "segno" forte

RITAGLI     Un "dono", un "monito     DOCUMENTI

Papa Francesco porterà la luce e la speranza della fede, nella sua Visita Pastorale all'Isola di Lampedusa...

Paolo Borgna
("Avvenire", 3/7/’13)

La Visita Pastorale di Papa Francesco a Lampedusa si annuncia come una di quelle testimonianze destinate a lasciare il segno! Come fu la Visita di Papa Giovanni XXIII al "Regina Coeli" del 26 Dicembre 1958. Come il Viaggio in Palestina di Paolo VI del 1964. Come le parole con cui, nel Settembre 1966, rivolgendosi agli operai di Colleferro, Papa Montini raccontò, da intellettuale e uomo moderno, l’angoscia di una Chiesa desiderosa di superare l’incomunicabilità storica con la classe operaia: «Noi vi conosciamo, e desideriamo sempre più conoscervi! La Chiesa si è curvata sopra le vostre condizioni... Quante volte, negli anni decorsi, andando in mezzo agli operai... è occorso al Papa di scorgere tanti volti di lavoratori silenziosi, muti, che sembrano soltanto osservare... Ebbene, la Chiesa spiega questo silenzio e questo riserbo! Essa arriva nell’intimo del cuore, e coglie il risentimento per tutto quanto è ingiusto, o il rammarico per cose non bene eseguite...».
Gesti e parole che scossero quella cultura laica che – come ricorderà il Comunista Lucio Magri, nel suo "Libro-Testamento", "Il sarto di Ulm" – aveva per anni ritenuto che la
Religione fosse questione da considerarsi ormai «irrilevante, politicamente chiusa con la formula: "Libera Chiesa, in libero Stato", culturalmente destinata alla marginalità dell’indiscutibile affermarsi della scienza e della tecnologia». E invece scopriva che la Chiesa «ha continuato a interagire con la storia dell’Italia e del mondo, nel bene e nel male»!
Verità ancor più valida per la Religione Cattolica, «la quale, tra le altre, ha per sua natura sempre legato fede e opere, aspirato a dare alle opere come fondamento un diritto naturale, cioè ad affermare una coerenza tra fede e ragione, entrambe con una propria storia». Un legame che ritroveremo particolarmente, negli anni a cavallo dei due secoli, nel concreto, minuto e quotidiano operare, di tante donne e uomini di fede, in favore degli ultimi, degli immigrati, dei perseguitati dalle violenze e dai razzismi di ogni tipo!
Oggi, Papa Francesco continua a parlare quella lingua, e a scuotere le nostre coscienze e la nostra opaca indifferenza, lanciando un «limpido sguardo» – come scriveva ieri, su questo "Giornale",
Marina Corradi – sulla più derelitta tra le "periferie", sulle «urla nel silenzio» di quei ventimila morti, nel mare nostro, nel loro Viaggio verso l’Europa. Sullo scandalo della nostra mancata o insufficiente indignazione, degli anni scorsi, di fronte alle centinaia di uomini e donne respinti senza essere guardati in faccia, e riconosciuti dai nostri mari, e mandati a morire di sete nel Deserto Libico!
Anche chi – come noi – crede che il fenomeno epocale dei grandi
flussi migratori va governato e disciplinato, mirando a creare una comune cultura dei diritti e dei doveri; anche chi sa che le Leggi Nazionali devono inquadrarsi in una rigorosa Normativa Europea; anche chi crede che occorre lasciare «a Cesare quel che è di Cesare», non può non accogliere lo sguardo di Papa Francesco come un dono, un monito a tutti gli "umanesimi" di culture diverse: un appello a quella intesa sulle grandi cose semplici, fondata sul riconoscimento della dignità di ogni persona umana, su quella voce della coscienza che è immanente in ogni uomo, e che stabilisce la condizione prima per un dialogo tra tutti gli uomini di buona volontà, a cui ci richiamava il Cardinal Martini in un suo celebre dialogo con Umberto Eco!
Chi ogni giorno tenta, con mille difficoltà, di coniugare il principio di solidarietà con il principio di realtà; chi cerca di lavorare per uno Stato che non sia forte con i deboli e debole con i forti; chi cerca di contrastare una criminalità legata all’immigrazione, che ha come principali vittime gli stranieri e i ceti più deboli delle nostre città, sente, nel limpido sguardo di Papa Francesco, un incoraggiamento paterno, un incitamento a fare meglio il proprio piccolo lavoro quotidiano, a essere più giusto nell’applicare la Legge: a sforzarsi, insieme, ad avere
Leggi più giuste e più degne delle nostre tradizioni culturali!