«Dio oggi» e la nostra "umanità"

RITAGLI     Nessun "progresso" cancella     DOCUMENTI
la memoria del "senso"

Francesco Botturi
("Avvenire", 13/12/’09)

Sono contento di aver collaborato all’"evento" «Dio oggi. Con Lui e senza di Lui cambia tutto», a cura del "Comitato per il Progetto Culturale" della "Cei", e ancor più di avervi partecipato a pari titolo delle molte centinaia di persone che hanno affollato l’"Auditorium" di "Via della Conciliazione", portando il contributo della loro aspettativa e della loro attenzione, segno di un impegno personale di interesse che non può non colpire.
Mi è sembrato che l’intenzione di creare un "evento" abbia avuto successo, non nel senso "effimero" quantitativo e spettacolare, ma in quello "sostanziale" di un incontro allargato in cui si condivide qualcosa di importante e di coinvolgente. Così è stato per una grande "assemblea" in cui si realizzava anche un incontro molto significativo di "generazioni", di "ceti culturali", di appartenenze non solo "ecclesiali".
La "domanda" su Dio non è affatto morta. I progressi "economici" e "tecno-scientifici" non cancellano la memoria del senso; anzi, le sempre maggiori incertezze che accompagnano le loro sicurezze fanno sentire che gli orizzonti della vita e del desiderio umano sono ben più ampi ed esigenti. Ciò che spinge di nuovo verso la "questione di Dio" non credo che sia oggi il riverbero della "crisi" delle "ideologie" o la stanchezza della "secolarizzazione", che avendo ormai "secolarizzato" tutto non ha più nulla da aggiungere; bensì il riemergere della elementare percezione che non si può vivere la vita umana senza una qualche visione dell’esistenza come un "tutto" e della propria esperienza come qualcosa di "unitario". Non per caso l’interesse "estetico", nei suoi molti modi e livelli, è comunque e diffusamente presente oggi nel vissuto condiviso: l’esperienza del "bello" evoca di per sé un senso di "unità vivente" e di appartenenza "complessiva".
Certamente, tutto ciò è solo in modo "anonimo" "pensiero" di Dio e "domanda" di Dio, ma è tuttavia segno di un memoria e di una nostalgia che trapassano le "mura fortificate" del vivere nelle cose e delle cose, e premessa per una nuova "sensibilità". L’idea della "totalità", infatti, porta con sé l’inesorabile "domanda" se ciò di cui si vive sia a misura dell’esigenza di "unità" che l’esistere porta in sé e se la vita che si vive risponda al senso di "perfezione" che l’esperienza del "bello" attesta. Si comprende, all’opposto, come il "nichilismo" quotidiano in cui siamo immersi usi della strategia di far vivere nel particolare dello stato emotivo senza "profondità", nella "scomposizione" dei tanti interessi, nell’"auto-referenzialità narcisistica" dell’"immediato"; insomma abbia bisogno di un’esistenza gestita nell’assenza di "stupore" e di "interrogazione".
«Dio oggi» è stato il contenuto di un "evento", perché ha aperto uno spazio di attenzione e di "domanda" sull’orizzonte "globale" di senso entro cui l’esistenza umana fa il suo corso, mostrando con abbondanza di "testimonianze" e di esempi che tutto ciò non è solo oggetto di un sentire profondo, ma è anche oggetto possibile di un lavoro "intellettuale" e "culturale" ricco di tradizione, di argomenti, di prospettive. Che il
Cardinal Ruini abbia riproposto una riflessione sulle prove "razionali" dell’esistenza di Dio, che il Professor Spaemann abbia argomentato sulla "ragionevolezza" della "fede" in Dio, che il Cardinal Scola abbia discusso il senso "antropologico" della ritornante "questione" di Dio dopo il travaglio della "secolarizzazione moderna" ha testimoniato che esiste un livello del "domandare" umano che è una sorgente viva, feconda, "dialettica", inesauribile di itinerari di "pensiero" e di forme di "cultura". E che tutto ciò è allo stesso tempo proposta di esercizio personale di "razionalità" e via della "fede" nel Dio che, "incarnandosi", ha dato nuovo senso alla "totalità" dell’esistenza.