SULLE NOSTRE "FERITE"...

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P. ALBERTO CACCARO*
("Mondo e Missione", Dicembre 2013)

«Novantadue persone sono morte di sete, mentre attraversavano il Deserto del Sahara! Tra le vittime, c'erano anche 52 bambini, e 33 donne, i cui corpi sono stati ritrovati, dopo che i due furgoni che li trasportavano, diretti in Algeria, si sono rotti!». Mi sono ritagliato questa notizia, per non dimenticare... Pubblicata dal Quotidiano "Avvenire", lo scorso due Novembre, ora mi accompagna su un foglio di carta, piegato e custodito, nel mio Breviario! Perché abbia la quotidiana sensazione, di morire di sete, con loro. Ché, se muoiono loro, muoio un po' anch'io! Donne e bambini, in cerca di futuro che, dopo la traversata del Deserto, sarebbero arrivati in Algeria e, poi, in Europa, per le solite "rotte del mare", questa volta, non ce l'hanno fatta... Abbandonati dai loro trafficanti, sono morti di sete! Di fronte a queste tragedie, cerco, e continuo a cercare, «una medicina più forte», ma invano... Almeno, ora, quando apro il Breviario, provo ad intercedere per queste vittime, donne e bambini! Vittime di promesse non mantenute, e di una sete che ritrovo tutta intera, nella mia anima, «come terra deserta, arida, senz'acqua»!
Devo lasciare le pagine dei Giornali, per passare a un livello più profondo! Quelle pagine di carta, o di "byte", sempre scure d'inchiostro, e nere di tragedie, non mi bastano... Devo muovermi, e portare quella sete, dalla superficie dei Giornali, a un livello più profondo! La porto, nella Preghiera di ogni giorno, come se dovesse, piano piano, diventare sete mia. Perché, se questo non accadesse, se quella sete non diventasse mia, allora, quella notizia verrebbe archiviata, con tutte le altre, oggi, e domani. Nella memoria dei nostri "computer", nell'oblio delle nostre macchine, delle nostre "chiacchiere", delle nostre soluzioni aride... Che fanno morire, di sete! Mentre, invece, la Fede che professo, e che anima il mio cuore, mi fa abbracciare, e sentire quella sete, e quella sorte, come mie. Il credente non può non imbattersi, in questa paradossale comunione di destini. È il mistero del Natale, che ci apprestiamo a celebrare! Che Dio abbia sentito la sorte degli uomini, come Sua propria e, per questo, sia venuto... Viene! Natale, è solo questo: Dio, che sente la nostra sorte, che è la nostra sete, come Sua propria, e viene!
Il giorno dopo il lancio della notizia, ho celebrato l'Eucarestia, e il Prefazio, che la Liturgia mi proponeva, riportava queste parole: «Ti sei chinato, sulle nostre ferite, e ci hai guarito, donandoci una
medicina più forte, delle nostre piaghe: una misericordia più grande, della nostra colpa!». Ritrovo, in questo gesto di Dio, che si china sulle nostre ferite, l'origine di ogni possibile soluzione... Ogni notizia di cronaca, bella o brutta che sia, mi raggiunge, come appello all'intercessione, e alla comunione! Così, è Natale!

* Missionario in Cambogia,
e Direttore del Centro Missionario "Pime" di Milano