"GIUSTIZIA" E "PERDONO"...

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P. ALBERTO CACCARO*
("Mondo e Missione", Gennaio 2014)

Gennaio è il mese della pace! Il numero di "Mondo e Missione", che avete tra le mani, vuole, però, affrontare il tema, a partire dalla sfida della riconciliazione... Quest'anno, in particolare, ricorre il Ventesimo Anniversario del Genocidio Ruandese, uno dei più sanguinosi della storia: dagli inizi di Aprile del 1994, e in poco più di cento giorni, vennero massacrate, sistematicamente, a colpi di "machete", bastoni e armi da fuoco, più di ottocentomila persone, prevalentemente di Etnia "Tutsi"... A che punto è, il percorso di riconciliazione? È davvero possibile, dopo tanto male, riprendere un cammino di pacificazione Nazionale? Esistono antidoti, per evitare il ripetersi di violenze, di tali proporzioni? E, non solo, in Ruanda! Non v'è Paese, infatti, che non debba fare i conti con il male, e con la difficoltà di saldare i conti con il proprio passato. Per quanto, dopo ogni guerra e genocidio, si istituiscano Tribunali Internazionali, questi non potranno mai restituire i morti, riparare i danni, fare autentica giustizia... Qualsiasi verdetto finale, infatti, avrà sempre il sapore del compromesso, e la cosiddetta "giustizia" raggiunta sarà, inevitabilmente, approssimativa: obbediente, più alle reciproche tattiche delle parti in causa, che alla verità dei fatti!
Io stesso, come
Missionario in Cambogia, ho seguito le fasi iniziali, che hanno portato all'istituzione del Tribunale Internazionale, per giudicare i crimini commessi, da un altro Regime sanguinario, quello dei "Khmer Rossi", alla fine degli Anni Settanta... Il processo, tutt'ora in corso, non porterà ad alcuna verità significativa! Perché i responsabili del genocidio "Khmer" sono già morti, o si stanno spegnendo per cause naturali, dopo aver vissuto una vita ben più lunga, delle loro stesse vittime. Di più, le ragioni che hanno propiziato tali violenze sono confuse, da una molteplicità di interessi locali e Internazionali, mentre i tempi necessari, allo svolgimento dei lavori giudiziari, sono volutamente dilatati, per i molteplici risvolti economici in gioco. Ma, che fare – in Ruanda, come in Cambogia, e altrove – , se non continuare a osare la pace, e la riconciliazione, almeno dal basso? È la ragione, per cui ne parliamo!
In tutte queste vicende, l'elemento tragico non risiede solo nella ferocia, e nella crudeltà, delle violenze perpetrate, ma nell'aver ridotto l'uomo allo statuto di cosa, di bestia, di niente... Questo è ciò, che i Filosofi chiamano "colpa metafisica"! Perché, quella riduzione dell'uomo, intacca il mistero stesso dell'essere... Si tratta, quindi, di una colpa, dalla quale non è possibile riscattarsi, se non all'interno di un'esperienza, che riconosca l'inviolabilità della vita umana, la sua sacralità, in ogni tempo, e circostanza storica!

* Missionario in Cambogia,
e Direttore del Centro Missionario "Pime" di Milano