Nell’"orizzonte", di un amore più "grande"...

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P. ALBERTO CACCARO*
("Mondo e Missione", Aprile 2014)

Ho ascoltato, qualche giorno fa, la testimonianza di Marina! Madre di quattro figli, giornalista affermata, di un'importante Rete Televisiva Italiana, dopo essersi recata a Calcutta per lavoro, sulle tracce di Madre Teresa, decide, insieme al marito, che può esserci spazio per un quinto figlio, questa volta da adottare, tra i molti ospiti di una casa per bambini orfani, gestita dalle stesse "Missionarie della Carità", a Calcutta. Il bambino, che verrà adottato, ha, però, "handicap" fisici e mentali considerevoli e, per questo, Marina e famiglia comprendono che, al limite umano di questo loro quinto figlio, e fratello, può rispondere solo l'amore Divino... Che cominciano a "mendicare", come dono, dall'alto!
Nelle parole di Marina, ci sono semplicità, e realismo! Sapevano, che il bambino non sarebbe vissuto a lungo, perché troppo malato, ma ne sarebbe valsa la pena. Potevano bastare i quattro figli, ma, invece, ecco il quinto... Figlio, non loro: figlio di Dio! Che avrebbe spiegato, con la sua vita "inutile", e breve, «il paradosso dell'amore, fra l'uomo e la donna: due infiniti si incontrano, con due limiti; due bisogni infiniti, di essere amati, si incontrano, con due fragili, e limitate, capacità di amare... E, solo nell'orizzonte di un amore più grande, non si consumano nella pretesa, e non si rassegnano, ma camminano insieme, verso una pienezza, della quale l'altro è segno!» (
Rainer Maria Rilke). Marina deve tutto a quell'orizzonte più grande, che non consuma, ma fa vivere. E il loro quinto figlio, non loro, ma di Dio, li ha spalancati a quell'orizzonte: l'unico, nel quale vale la pena vivere e, per i "nativi digitali", "navigare"... L'unico, a cui rivolgere le nostre domande di senso, senza affidarle a uno stupido "Social Network", che ci fa precipitare nell'"opinionismo", cieco e vuoto, di chi si prende gioco di noi!
E mi sovviene la vicenda, di Amnesia: così, si faceva chiamare, la giovane di quattordici anni, suicidatasi a Padova, lo scorso nove Febbraio! Freneticamente connessa, e in dialogo con i suoi coetanei, grazie al "Social Network", "Ask.fm", Amnesia cercava risposte: orizzonti di senso, per la sua vita... Ma ha trovato parole volgari, disprezzo, morte! Che si facesse chiamare Amnesia, dimenticanza, è sintomatico di una solitudine, e di uno spaesamento, propri di chi ha dimenticato le sue origini. Se, però, avesse incontrato altre parole, parole di bene, e di un destino buono, che solo Dio ha in serbo per noi, forse, non si sarebbe buttata. «Che miseria sarebbe, la mia vita, senza il perdono di Dio...», concludeva Marina. Chi riscatta, le nostre miserie? Le opinioni condivise, in un "Social Network"? No, il perdono di Dio! Basta un Angioletto, appeso nella camera dei nostri figli... Magari un Crocifisso, nelle aule scolastiche, che frequentano tutti i giorni: lì, a ricordare che Lui è morto, ed è risorto, orizzonte di un amore più grande!
Buona Pasqua!

* Missionario in Cambogia,
e Direttore del Centro Missionario "Pime" di Milano