DAL BANGLADESH

RITAGLI     La missione del "custodire"...     MISSIONE BANGLADESH

Dopo l’"ascolto", il "sostegno" e i… "mucchietti", di cui ci ha parlato nei mesi scorsi,
Padre Franco ci presenta un altro modo di vivere la "missione": "custodire".

P. FRANCO CAGNASSO, Missionario del Pime in Bangladesh!

P. Franco Cagnasso
("Missionari del Pime", Dicembre 2009)

Terminata la "Messa", Suor Maria Teresa, Suor Nives, Hilarius e io, ci affrettiamo lungo strade larghe del centro, brulicanti di folla che fa acquisti per la festa di "Id-ul-Fitr". Proseguendo, le strade si fanno strette, poi "sterrate"; è buio, quando il cammino sfocia nella "periferia" fangosa, sentieri fra immondizie, stagni "putridi", casette "precarie". Ci vuole quasi un’ora, di buon passo: Kolpona e Shilpi abitano qui.
Sopra una casa non finita, al posto del tetto hanno messo un "tavolato" e una capanna di legno. Salgo esitando la scaletta senza ringhiera, ed ecco: un letto in legno fa anche da tavolo, uno scaffale contiene di tutto, il "pentolame" sta per terra, il tetto in lamiera è ancora caldissimo.
Kolpona significa "Fantasia", Shilpi vuol dire "Artista". Sui 25 anni, simpatiche, sprizzanti di gioia: ci avevano invitati tante volte!
Sono amiche d’infanzia; le famiglie, ricche di figli, abitano nel "Sud". Kolpona ha un fratello e una sorella "sordo-muti", Shilpi il papà ammalato. Sarebbe il momento di sposarsi, ma come piantare i loro cari nei guai? «Andiamo a
Dhaka. Sappiamo ricamare e cucire, troveremo lavoro». L’hanno trovato. Ogni giorno un’ora per andare al "laboratorio", 12 ore di lavoro, turni settimanali: dalle 9 alle 21 o dalle 21 alle 9. Un’ora per tornare, si mangia qualcosa, lettura del "Vangelo", "Rosario", e – che sia giorno o che sia notte – a dormire. «Siamo contente, perché l’ambiente è sicuro, il padrone di casa gentile. Pregate per sua moglie, che non sta bene...».
Noi seduti sul letto, loro in piedi, ci dicono che portano l’acqua con i secchi, ma il pozzo è vicino, che cucinano all’aperto su un fornello a petrolio, che mandano qualche soldo a casa e ricamano anche su ordinazioni che ricevono in abbondanza. Ci mostrano qualche lavoro: «Quante ore ci vogliono per cucire uno "stemma" come questo?». Ridono: «Dieci minuti». Sono proprio brave!
Chiacchieriamo a lungo. «Sentivamo la mancanza di una "Chiesa", dell’incontro con altri "cristiani". Avete aperto la "Cappella" di
Uttora, adesso ci sentiamo meno sole». Ci offrono una bibita che beviamo a turno nell’unico bicchiere. Le benedico e ci salutano: «Pregate per noi!».
Mi s’affollano in mente Adam, "epilettico" con tre figli, Alfred e Promi in cammino verso il "Battesimo", Nicholas appena ordinato "Diacono", Dillip pieno di debiti, Ripon che sta scegliendo la sua strada, Manik e la mamma che si consuma per curarlo, e poi Chondona, Anna, Paola, Mong Yeo e i 78 bambini del suo "Ostello", Thomas, Giorgio, Teresa e il piccolo Matteo...
«Prega per me...». Come fare?
Ho chiesto consiglio a Maria.
"Maria di Nazareth", intendo. Mi ha spiegato che anche lei vedeva e sentiva mille cose. Molte non le capiva, ma «le custodiva tutte nel suo cuore» (cfr. "Lc 2, 51"). Anche "Paolo di Tarso" mi ha dato una mano. Ai "Corinzi", arrabbiati con lui, scrive: «Il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli; rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore» ("2 Cor 6, 11-13").
La mia "missione" è anche questa: aprire il cuore, farvi spazio per coloro che incontro con le loro pene, gioie, "peccati", paure. Poi, quando prego, apro il cuore a Dio e loro sono tutti lì, "cristiani", "musulmani", "buddhisti", lontani, vicini, dappertutto.
Ho detto al Signore che lui sa che cosa occorre a tutte queste persone e non ha bisogno che io stia lì a ricordarglielo. Conta ogni passo di Kolpona e Shilpi, ne sente ogni "Ave Maria" quando, stanchissime, non si addormentano senza terminare il "Rosario".
Non soltanto sa, le ama più di me e mi chiede di amarle insieme con lui.
«La ringrazio per avermi presa a bordo», mi ha scritto una signora dalla Svizzera.
Kolpona e Shilpi, ora siete "a bordo" anche voi con i vostri "ricami" e la vostra bontà. Per questo sono venuto in
Bangladesh!