La missione del
"custodire"...
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Dopo l’"ascolto",
il "sostegno" e i… "mucchietti", di cui ci ha parlato nei
mesi scorsi,
Padre Franco ci presenta un altro modo di vivere la "missione":
"custodire".
P.
Franco Cagnasso
("Missionari
del Pime", Dicembre 2009)
Terminata la "Messa",
Suor Maria Teresa, Suor Nives, Hilarius e io, ci affrettiamo lungo strade larghe
del centro, brulicanti di folla che fa acquisti per la festa di "Id-ul-Fitr".
Proseguendo, le strade si fanno strette, poi "sterrate"; è buio,
quando il cammino sfocia nella "periferia" fangosa, sentieri fra
immondizie, stagni "putridi", casette "precarie". Ci vuole
quasi un’ora, di buon passo: Kolpona e Shilpi abitano qui.
Sopra una casa non finita, al posto del tetto hanno messo un
"tavolato" e una capanna di legno. Salgo esitando la scaletta senza
ringhiera, ed ecco: un letto in legno fa anche da tavolo, uno scaffale contiene
di tutto, il "pentolame" sta per terra, il tetto in lamiera è ancora
caldissimo.
Kolpona significa "Fantasia", Shilpi vuol dire "Artista".
Sui 25 anni, simpatiche, sprizzanti di gioia: ci avevano invitati tante volte!
Sono amiche d’infanzia; le famiglie, ricche di figli, abitano nel
"Sud". Kolpona ha un fratello e una sorella "sordo-muti",
Shilpi il papà ammalato. Sarebbe il momento di sposarsi, ma come piantare i
loro cari nei guai? «Andiamo a Dhaka.
Sappiamo ricamare e cucire, troveremo lavoro». L’hanno trovato. Ogni giorno
un’ora per andare al "laboratorio", 12 ore di lavoro, turni
settimanali: dalle 9 alle 21 o dalle 21 alle 9. Un’ora per tornare, si mangia
qualcosa, lettura del "Vangelo", "Rosario", e – che sia
giorno o che sia notte – a dormire. «Siamo contente, perché l’ambiente è
sicuro, il padrone di casa gentile. Pregate per sua moglie, che non sta
bene...».
Noi seduti sul letto, loro in piedi, ci dicono che portano l’acqua con i
secchi, ma il pozzo è vicino, che cucinano all’aperto su un fornello a
petrolio, che mandano qualche soldo a casa e ricamano anche su ordinazioni che
ricevono in abbondanza. Ci mostrano qualche lavoro: «Quante ore ci vogliono per
cucire uno "stemma" come questo?». Ridono: «Dieci minuti». Sono
proprio brave!
Chiacchieriamo a lungo. «Sentivamo la mancanza di una "Chiesa", dell’incontro
con altri "cristiani". Avete aperto la "Cappella" di Uttora,
adesso ci sentiamo meno sole». Ci offrono una bibita che beviamo a turno nell’unico
bicchiere. Le benedico e ci salutano: «Pregate per noi!».
Mi s’affollano in mente Adam, "epilettico" con tre figli, Alfred e
Promi in cammino verso il "Battesimo", Nicholas appena ordinato
"Diacono", Dillip pieno di debiti, Ripon che sta scegliendo la sua
strada, Manik e la mamma che si consuma per curarlo, e poi Chondona, Anna,
Paola, Mong Yeo e i 78 bambini del suo "Ostello", Thomas, Giorgio,
Teresa e il piccolo Matteo...
«Prega per me...». Come fare?
Ho chiesto consiglio a Maria. "Maria
di Nazareth",
intendo. Mi ha spiegato che anche lei vedeva e sentiva mille cose. Molte non le
capiva, ma «le custodiva tutte nel suo cuore» (cfr. "Lc 2, 51").
Anche "Paolo
di Tarso" mi ha
dato una mano. Ai "Corinzi", arrabbiati con lui, scrive: «Il nostro
cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei
vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli; rendeteci il
contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore» ("2 Cor 6, 11-13").
La mia "missione" è anche questa: aprire il cuore, farvi spazio per
coloro che incontro con le loro pene, gioie, "peccati", paure. Poi,
quando prego, apro il cuore a Dio e loro sono tutti lì, "cristiani",
"musulmani", "buddhisti", lontani, vicini, dappertutto.
Ho detto al Signore che lui sa che cosa occorre a tutte queste persone e non ha
bisogno che io stia lì a ricordarglielo. Conta ogni passo di Kolpona e Shilpi,
ne sente ogni "Ave Maria" quando, stanchissime, non si addormentano
senza terminare il "Rosario".
Non soltanto sa, le ama più di me e mi chiede di amarle insieme con lui.
«La ringrazio per avermi presa a bordo», mi ha scritto una signora dalla
Svizzera.
Kolpona e Shilpi, ora siete "a bordo" anche voi con i vostri
"ricami" e la vostra bontà. Per questo sono venuto in Bangladesh!