Si celebra domani
la "Giornata Mondiale del Rifiuto della Miseria"

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Come ci giudicheranno i più "poveri"?

Claudio Calvaruso
("Avvenire", 16/10/’11)

Ricorre quest’anno il "24° Anniversario" dell’Inaugurazione, da parte di Padre Joseph Wresinski, fondatore del "Movimento Atd-Quarto Mondo", della Lapide in onore di tutte le Vittime della Miseria sul Sagrato dei "Diritti Umani", al "Trocadero", a Parigi, il 17 Ottobre 1987! Celebrata ogni 17 Ottobre in circa 40 Paesi nel mondo, la "Giornata Mondiale del Rifiuto della Miseria" è stata riconosciuta ufficialmente dalle "Nazioni Unite" nel 1992; nel 2000, una replica della Lapide del "Trocadero" è stata inaugurata a Roma, sul Sagrato della Basilica di "San Giovanni in Laterano". Proprio qui, domani alle 18, con una modesta Cerimonia, evocheremo la travagliata esistenza dei poveri e le tracce che essi lasciano e hanno lasciato nella storia. Scarse tracce, in verità, poiché l’invisibilità rappresenta uno dei dolori più profondi dei poveri, il segno più tangibile della poca considerazione, se non del disprezzo, con cui viene percepita la loro presenza.
«Con quale cuore hanno avuto il coraggio di ferirci, di disprezzarci, di umiliarci in questo modo, di farci sentire, senza tregua e senza speranza, che eravamo meno che niente?».
Queste parole di Padre Joseph riecheggiano con particolare attualità e drammaticità, in questi giorni di terribile crisi economica. Ogni giorno veniamo a conoscenza dei gravi problemi di sopravvivenza, che affliggono le fasce più deboli della popolazione: dalla perdita del lavoro, all’impossibilità di far fronte ai bisogni esistenziali più elementari. Parallelamente, i progressivi tagli alla spesa sociale e sanitaria fanno sprofondare i più poveri in condizione di grande disagio sociale, e di totale impotenza e disperazione rispetto al futuro. Ma forse non abbiamo ancora scavato abbastanza, in questa gravissima crisi! Non ci siamo chiesti che cosa provino e pensino, nel loro intimo, i più poveri. Come ci giudichino e cosa ne sia dei legami relazionali, affettivi e di prossimità che rendono coesa una comunità, e dovrebbero dare ai più poveri conforto, comprensione e speranza. I poveri si sentono sempre più soli e abbandonati ad un destino, che non sembra interessare più a nessuno. Non c’è più solidarietà, e la comunità pare una "eco" ormai lontana, e svuotata di significato!
Molti anni fa – sembra un ricordo lontano – abbiamo scoperto l’importanza del rapporto umano, della qualità relazionale e dell’affettività!
Avevamo anche coniato una nuova pietra miliare delle strategie di "politica sociale": il concetto di "esclusione sociale". Questo concetto sembrava rimettere ordine nei rapporti tra povertà e società, strappando il carattere di fatalità e necessità, solitamente attribuito alla povertà, e recuperando una responsabilità diretta e ineluttabile della società e delle istituzioni rispetto a questo fenomeno.
Molto semplicemente: «Se c’è esclusione, vuol dire che c’è qualcuno che esclude e dunque un soggetto responsabile di questa esclusione!».
Era un riscatto importante per i più poveri: non più soli, non più colpevoli, non più inutili ed invisibili; ma piuttosto parte di una comunità da cui vengono esclusi, e che provoca in loro sofferenza e frattura del legame affettivo e di prossimità.
Questi dovranno essere allora i nostri pensieri e le nostre riflessioni, nel celebrare un triste 17 Ottobre! Dovremo allora tutti insieme, unendoci ai più poveri, ritrovare la speranza e la fede, nella ricerca del nostro bene comune che sembra oggi così irrimediabilmente compromesso. È il bene comune che ritroviamo nelle parole del
"Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace": «Una società che, a tutti i livelli, vuole intenzionalmente rimanere al servizio dell’essere umano è quella che si propone come meta prioritaria il bene comune, in quanto bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo! La persona non può trovare compimento solo in se stessa, a prescindere cioè dal suo essere "con" e "per" gli altri!».