"Domanda" e "lode":
la "lezione" di Benedetto XVI sull’"invocazione" del "Cristiano"

RITAGLI     "Chiedere" sapendo "affidarsi":     DOCUMENTI
è il «segreto» della "Preghiera"

Papa Benedetto XVI ci ricorda l'importanza della Preghiera, per affidarci al Padre come Gesù ci ha insegnato...

Massimo Camisasca
("Avvenire", 15/12/’11)

La "Preghiera" è una realtà presente in ogni "Religione"! Essa è innanzitutto un’espressione comune ad ogni uomo. Eppure è nello stesso tempo qualcosa di profondamente misterioso. Perché domandare a Dio, se Lui conosce ciò di cui abbiamo bisogno?
Non potrebbe intervenire, senza l’espressione esplicita della nostra richiesta? E poi, che cosa dobbiamo chiedere? E come regolarci di fronte alle risposte che non arrivano? Per entrare sulla strada che può illuminare queste questioni così gravi e decisive per la nostra vita – delle quali ha parlato ieri
Benedetto XVI nella sua "Catechesi", all’"Udienza Generale" in "Vaticano" – , dobbiamo sempre tenere unita la "Preghiera" di lode e quella di domanda. I grandi "Padri della Chiesa", in particolare il Damasceno, hanno definito la "Preghiera" elevazione della nostra mente a Dio, e assieme domanda a Dio di cose giuste.
San Tommaso riporta le due definizioni in un suo Testo sull’"Orazione"! Perché tenere unite queste due esperienze, la lode e la domanda? Perché non si può chiedere veramente a Dio qualcosa, se non si entra in un dialogo personale con Lui. Da questo punto di vista, il "Padre Nostro", la "Preghiera" che Gesù ci ha insegnato, è la forma di ogni possibile "Orazione". E, nello stesso tempo, la rivelazione di tutto ciò che possiamo e dobbiamo chiedere.
Soltanto se entriamo nella rivelazione di Dio come "Padre", possiamo comprendere come e cosa domandare. "Padre" vuol dire che il mondo è originato da una volontà personale che ha portato all’essere le cose e le persone, da una volontà che ci ama e che conduce la storia, anche se secondo modalità che non sempre riusciamo a comprendere. Entrare semplicemente in questa prospettiva, vuol dire cambiare radicalmente il nostro modo di pregare.
Sappiamo che egli, il "Padre", può trarre il bene anche dal male! Che egli non vuole il nostro male, ma lo permette affinché si rinnovi in noi la coscienza del nostro essere peccatori, creature bisognose di perdono, raccolte ed amate da Lui. Anche il male diventa così, paradossalmente, fonte di bene. Entrare nella "Paternità" di Dio è come entrare in uno scenario nuovo. Non è una "magia", non si entra in una bellezza "eterea" in cui i colori drammatici della vita improvvisamente si addolciscono. No, si entra in una nuova visione di se stessi!
Non si è più soli, non si è più abbandonati alle forze del mondo. Sappiamo che la vita è una battaglia, ma anche che la guerra è già stata vinta da Colui che ha sofferto per noi, e che ora è Risorto e vive. La lode per i grandi doni ricevuti dal "Padre" spalanca il nostro animo. Più forte del lamento, dell’imprecazione, del dubbio tragico, nasce in noi il desiderio di collaborare all’opera di Gesù che raccoglie gli uomini da terra, che sana le loro ferite, cura le loro piaghe, li ricovera e li riscalda. Solo nell’amore trova posto il dolore! Mi è assolutamente chiaro che il dolore è intollerabile, se è disgiunto dall’amore. Se noi guardiamo tutto soltanto pensando di subire il male, di subire le prove, ne rimaniamo schiacciati. La "Preghiera" cambia la nostra prospettiva di vita e ci fa vivere l’esperienza della vittoria sulle nostre angosce, sui rimorsi del passato, sulle lacerazioni, sulla morte. Attraverso la "Preghiera" di lode, a poco a poco, sperimentiamo che il bene è per sempre: chi abbiamo amato, gli attimi di felicità, le cose belle che riempiono il cuore, le voci che ci riscaldano, i volti che ricordiamo con affetto... niente sarà più perduto! Ciò che oggi sembra insidiare la perennità di ciò che amiamo, nella lode si dissolve come una nebbia. Se entriamo nella volontà del "Padre", concretamente, se chiediamo a Lui di insegnarci che cosa vuole, egli risponde: ci dà la forza di aspettare, ci sorregge nelle prove che altrimenti sembrerebbero schiacciarci, ci dona uno sguardo capace di esultare, e un animo che sa valorizzare tutto il bene che trova!